# IL CARTELLO DELLA GRAZIA: HONDURASGATE, IL NARCOTRAFFICANTE LIBERATO DAI RABBINI E AYUSO IN MESSICO A NEGARE I GENOCIDI
*Di Laura Tremamondo | Notizie 24 Ore — Canale Telegram*
C'è
un filo che lega Tegucigalpa, Tel Aviv, Buenos Aires, Washington e
adesso Città del Messico, ed è un filo nero. Si chiama controrivoluzione
continentale, si paga in dollari, si lubrifica con cocaina e si
imbelletta con messe colonialiste. La stampa italiana non ne sa nulla, o
finge di non saperne nulla, perché raccontarlo significherebbe
ammettere che la "guerra al narcotraffico" che gli atlantisti ripetono
come un mantra è la più grande bugia del decennio: il narcotraffico,
quando serve a Washington e a Tel Aviv, non si combatte. Si grazia.
## L'inchiesta che la stampa italiana non ha letto
Tra
il 29 aprile e il 1° maggio 2026 il Diario Red América Latina, diretto
da Pablo Iglesias e con redazione a Città del Messico, e la piattaforma
Hondurasgate, in inchiesta firmata dalle giornaliste Valeria Duarte
Galleguillos e Diana Carolina Alfonso, hanno pubblicato il banco
completo di trentasette audio — conversazioni WhatsApp, Signal e
Telegram intercettate tra gennaio e aprile 2026. Sono stati sottoposti
ad analisi forense con il software Phonexia Voice Inspector, standard
internazionale di biometria vocale. La voce è quella di Juan Orlando
Hernández, JOH, ex presidente dell'Honduras dal 2014 al 2022, condannato
nel marzo 2024 dal tribunale federale del Distretto Sud di New York a
quarantacinque anni di carcere per cospirazione nell'importazione di
oltre quattrocento tonnellate di cocaina negli Stati Uniti e per aver
ricevuto tangenti dal Cartello di Sinaloa di "El Chapo" Guzmán. La
procura federale, davanti alla giuria, definì l'Honduras sotto il suo
governo un "narcoestado": non come metafora giornalistica, come
qualifica giuridica processuale.
Il 28 novembre 2025, su Truth
Social, Donald Trump ha annunciato la grazia. L'1 dicembre l'ha
formalizzata. Il 30 novembre — quarantotto ore dopo l'annuncio, in mezzo
all'annuncio e alla firma — l'Honduras votava. Trump aveva già
pubblicamente sponsorizzato il candidato del Partito Nazionale di
Hernández, Nasry "Tito" Asfura, e aveva minacciato di tagliare gli aiuti
americani all'Honduras se Asfura avesse perso. Ha anche pubblicato il
classico avvertimento mafioso contro il Consiglio Elettorale Nazionale
che tardava nello spoglio: "Sembra che l'Honduras stia cercando di
cambiare i risultati delle elezioni presidenziali. Se lo fanno, ci sarà
l'inferno da pagare". Asfura è stato dichiarato vincitore con il 40,27%
dei voti, in mezzo a denunce di brogli, ritardi nello scrutinio e ritiro
dei visti agli osservatori elettorali da parte del Dipartimento di
Stato. La grazia, dicevano i fedelissimi di Trump, era un atto di
giustizia. Gli audio dicono altro.
## "Il denaro è uscito da una giunta di rabbini"
In
una delle registrazioni più devastanti, Hernández parla a un
interlocutore hondureño e taglia corto: "Il denaro della grazia non è
nemmeno uscito da voi. È uscito da una giunta di rabbini, e da gente che
appoggiava Israele". In un altro audio aggiunge che il primo ministro
israeliano Benjamin Netanyahu "ha avuto tutto a che fare" con la sua
liberazione e con la negoziazione che l'ha resa possibile. La regia del
lobbying a Washington, secondo l'inchiesta del Diario Red, era affidata a
Roger Stone, storico consigliere e operatore di Trump dai tempi di
Nixon, con il sostegno della pattuglia repubblicana al Congresso. La
grazia non era clemenza. Era la prima rata di un contratto.
Cosa
avesse promesso Hernández nelle stanze della residenza di Trump in
Florida, gli audio lo dicono senza ambiguità. Espansione delle ZEDES, le
Zonas de Empleo y Desarrollo Económico, gli "Stati privati" hondureñi
con giurisdizione propria e tribunali autonomi che svuotano la sovranità
del paese e la trasferiscono al capitale straniero. Una nuova base
militare statunitense in territorio hondureño, che si aggiungerebbe a
quella di Soto Cano-Palmerola, operata dal Comando Sud dal 1982.
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