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Ricostruito il cervello della tigre dai denti a sciabola vissuta anche in Italia Rivela nuovi indizi su comportamento e strategie di caccia

 

Ricostruito il cervello della tigre dai denti a sciabola vissuta anche in Italia

Rivela nuovi indizi su comportamento e strategie di caccia

   (ANSA) - MILANO, 20 MAG - Ricostruita per la prima volta

l'anatomia del cervello delle tigri dai denti a sciabola vissute

in Europa (e anche in Italia, tra Toscana e Lazio) due milioni

di anni fa, durante il Plio-Pleistocene. Il risultato, che

fornisce importanti indizi sul loro comportamento, è pubblicato

sulla rivista The Anatomical Record da un gruppo di ricerca

guidato dai paleontologi dell'Università di Firenze.      La ricostruzione dell'anatomia cerebrale dei vertebrati

fossili è particolarmente complessa, poiché richiede la

disponibilità di crani eccezionalmente conservati. In tali

studi, infatti, l'analisi del cervello avviene indirettamente

attraverso la ricostruzione dell'endocranio (endocast), il quale

può essere ottenuto soltanto a partire da scatole craniche

integre o comunque sufficientemente complete da consentire una

modellazione affidabile delle strutture interne. In questo

lavoro sulle tigri dai denti a sciabola della specie Megantereon

cultridens sono stati analizzati endocast digitali ottenuti

tramite tomografia computerizzata di tre crani fossili

provenienti da Spagna, Italia e Francia.    Dai risultati emerge che Megantereon cultridens possedeva una

morfologia  cerebrale intermedia tra i felini moderni e i

panterini (come leoni, tigri e leopardi), suggerendo una

notevole flessibilità ecologica. Il cervello era compresso lungo

l'asse antero-posteriore, aveva lobi frontali relativamente

sviluppati e tratti olfattivi ridotti. La possibile riduzione

delle aree uditive corticali, compensata da un potenziamento

delle regioni visive occipitali, suggerisce una forte dipendenza

dalla percezione visiva nelle strategie di caccia.     Nel complesso, emerge l'identikit di un predatore versatile,

abituato a muoversi nelle foreste ma capace anche di adattarsi

ad ambienti e condizioni ecologiche diverse, in linea con ciò

che oggi si vede in specie come il puma e il giaguaro. Aveva

inoltre una capacità di orientamento spaziale particolarmente

sviluppata e una morfologia del cervelletto compatibile con

un'elevata destrezza motoria, coerente con un possibile

comportamento da arrampicatore. (ANSA).

20/05/2026 19:25

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