Milano: Agenzia Entrate condannata per bando in base a cittadinanza
Posta in arrivo
| 16:32 (15 minuti fa) | |||
| ||||
Milano: Agenzia Entrate condannata per bando in base a cittadinanza Milano, 24 set. (LaPresse) - Il Tribunale di Milano ha condannato l'Agenzia delle Entrate per il "carattere discriminatorio" del bando del 15 maggio 2026 con cui ha previsto il requisito della "cittadinanza italiana" per la partecipazione al concorso per l'assunzione di 622 unità di personale nell'area assistenti. Con la sentenza depositata mercoledì il giudice della Sezione Lavoro, Luigi Pazienza, ha accolto i ricorsi delle associazioni Avvocati Per Niente (APN), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (Asgi), Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) e Cgil Lombardia ordinando all'AdE di prevedere "il diritto di presentare domanda" per "tutti i cittadini europei" e quelli extra comunitari muniti di alcune tipologie di permesso di soggiorno, fissando un "nuovo termine" non inferiore a 30 giorni e condannando l'amministrazione al pagamento di 100 euro per "ogni giorno di ritardo" a partire da un mese dalla notifica del provvedimento. "Il bando", fanno sapere le associazioni assistite dagli avvocati Alberto Guariso, Livio Neri e Marta Lavanna, era rivolto "prevalentemente a persone con disabilità". La questione è sorta attorno a un decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 1994 che prevede, per l'assunzione in alcuni Ministeri fra cui quello delle Finanze, che venga "sempre richiesta la cittadinanza italiana" sul "presupposto che solo il cittadino italiano possa avere quella immedesimazione con gli interessi pubblici che tali Ministeri perseguono con la loro attività". Per il Tribunale del Lavoro la disposizione presenterebbe profili di "discriminazione particolarmente grave" andando a incidere su "una procedura destinata prevalentemente a persone con disabilità". Secondo la sentenza bisognerebbe invece valutare "caso per caso", scrivono in una nota congiunta APN-Asgi-Ledha-Cgil, se "le mansioni assegnate comportano l'esercizio di poteri pubblici". "Nel caso esaminato - proseguono - non può ritenersi perché la qualifica di assistente non comporta l'esercizio di detti poteri". Il provvedimento di 13 pagine, che sarà pubblicato sul sito istituzionale dell'Agenzia delle Entrate per ordine del giudice, segue una vicenda analoga relativa a un concorso per funzionari del Ministero degli Interni nella quale la Corte di Cassazione ha stabilito "l'inammissibilità del requisito della cittadinanza". CRO LOM flo/lca 241442 SET 26

Nessun commento:
Posta un commento