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27 GIUGNO 1980 Alle ore 20,08 decolla da Bologna un DC-9 ITAVIA con 81 persone a bordo compresi i 4 membri dell'equipaggio, 13 i bambini, destinazione Palermo, tempo di percorrenza poco più di un'ora. Esattamente alle ore 20,59 mentre sorvola lo specchio di mare tra Ponza e Ustica improvvisamente e inspiegabilmente scompare dai radar, viene letteralmente inghiottito nel nulla.
Putin si rivolge al governo della Germania dicendo: "Perché continuate a ripetere che vogliamo invadervi? Che vantaggio avremmo noi russi ad invadere un paese ormai fallito come il vostro? Forse devo ricordarvi io che siete in recessione? E vi dirò di più: nessuno con buon senso avrebbe interesse ad invadervi, visto i vostri grandi problemi con la criminalità che avete importato, la disoccupazione alle stelle, il Welfare è al collasso;.. non avete materie prime,... Dunque tranquilli".
Hezbollah ha dichiarato che non rispetterà l'accordo "vile" tra l'esercito libanese e Israele e non si ritirerà dalle zone controllate. I suoi rappresentanti hanno affermato chiaramente che opporranno una resistenza armata e che i tentativi di disarmare Hezbollah con la forza porteranno inevitabilmente a una guerra civile in Libano. Nel frattempo, l'esercito libanese ha già iniziato a usare la forza contro i manifestanti che si oppongono a qualsiasi accordo con Israele. Fonte Colonel Cassad
FOCUS Creata la prima mappa globale delle praterie marine-EMBARGO ALLE 17- Torino, 24 giu (GEA) - ---si prega di notare che il presente Focus è in embargo alle 17.00--- È ora di dare alle fanerogame marine il riconoscimento che meritano. Questa pianta, vera e propria eroina, protegge le coste, immagazzina enormi quantità di carbonio e sostiene ecosistemi da cui dipendono persone e fauna selvatica. Eppure, raramente se ne parla quando si tratta di conservazione degli oceani. Questo in parte perché ne sapevamo molto poco, almeno fino ad ora. Per la prima volta, gli scienziati hanno svelato una mappa globale ad alta risoluzione delle praterie di fanerogame marine, illustrando anche come la loro copertura si sia evoluta nell'arco di quattro anni. Ben più di una semplice mappa, queste informazioni forniscono spunti preziosi che trasformeranno i metodi e le politiche di gestione degli ecosistemi di fanerogame marine in tutto il mondo. Lo studio, pubblicato oggi su Nature , è stato condotto dal Center for Global Discovery and Conservation Science dell'Arizona State University Sebbene i dati mostrino una perdita dell'1% all'anno durante i quattro anni presi in esame, rivelano anche le aree in cui si è registrata una ripresa delle praterie di posidonia, creando un modello per ulteriori interventi di ripristino. Sapere esattamente dove si trovano questi preziosi ecosistemi apre la strada a una conservazione più mirata. "Questo lavoro rappresenta una svolta nel monitoraggio globale degli ecosistemi costieri, colmando una lacuna di lunga data nella scienza marina: la mancanza di mappe globali accurate, coerenti e ad alta risoluzione delle praterie di fanerogame marine", afferma l'autore principale Jiwei Li , professore assistente presso la School of Ocean Futures . "Le stime precedenti variavano notevolmente a causa di metodi incoerenti e dati scarsi, limitandone l'utilizzo in ambito scientifico e politico." Trattenendo i sedimenti, le praterie di posidonia contribuiscono anche a immagazzinare una grande quantità di carbonio. La posidonia stessa immagazzina carbonio durante la sua crescita e, quando muore, viene sepolta sotto altri sedimenti trattenuti da nuovi strati di posidonia. Basandosi sulla loro mappa e sui dati di un altro studio che ha misurato la quantità di carbonio immagazzinata nei primi 30 centimetri di sedimento, i ricercatori stimano che gli ecosistemi di fanerogame marine immagazzinino a livello globale circa 640 teragrammi (miliardi di grammi). In termini di CO2, si tratta di una quantità paragonabile alle emissioni annuali di 500 milioni di automobili. Oltre a fungere da serbatoio di carbonio e a proteggere le coste dai danni, le praterie di posidonia ci aiutano in molti altri modi. Migliorano la qualità dell'acqua filtrando gli inquinanti. Sostengono un sano ecosistema marino fornendo cibo e riparo a moltissimi animali. Questo significa che sono preziose anche per la pesca e per le persone che dipendono dall'oceano per nutrirsi e vivere. "Quando parliamo di fanerogame marine, possiamo immaginarle come una foresta pluviale sottomarina", afferma Li. "Sono fondamentali per tutte le reti trofiche delle regioni costiere." La maggior parte delle fanerogame marine cresce in acque profonde 30 metri o meno, perché, proprio come le piante terrestri, necessita di luce solare. Tuttavia, alcune specie crescono fino a 40 metri di profondità. In futuro, i satelliti iperspettrali potrebbero essere in grado di osservare a maggiori profondità, consentendo al team di individuare le fanerogame marine che crescono a profondità maggiori. "La mappa delle praterie di posidonia viene aggiunta alle mappe delle barriere coralline dell'Allen Coral Atlas e ai nostri sistemi di monitoraggio, in modo da poter iniziare a includere queste aree critiche nei piani, tra cui lo sviluppo delle aree marine protette, il mercato del carbonio, la conservazione della biodiversità e persino l'applicazione della legge", afferma Greg Asner , coautore dell'articolo e direttore del centro. "Ma la vera innovazione è il fatto che la mappa delle praterie di posidonia è stata creata sistematicamente per l'intero pianeta". I ricercatori hanno scoperto che quasi il 70% delle praterie di posidonia è concentrato al largo delle coste di soli cinque paesi: Stati Uniti, Bahamas, Cuba, Australia e Indonesia. Confrontando i dati satellitari del periodo 2019-2020 e del periodo 2023-2024, hanno scoperto che circa il 4% delle praterie di posidonia è andato perduto in quel lasso di tempo. Gran parte di tale perdita è stata associata ad attività umane, tra cui lo sviluppo costiero in Cina e l'inquinamento da fertilizzanti in Florida. Anche fattori di stress climatico potrebbero avere un ruolo, come l'uragano Dorian alle Bahamas e un'ondata di calore marina in Australia, ma i ricercatori sottolineano la necessità di dati relativi a periodi di tempo più lunghi per poter stabilire delle correlazioni. I danni a un ecosistema di praterie di fanerogame marine hanno delle conseguenze, tra cui un habitat meno attraente per la vita marina, minori risorse alimentari e di reddito per le persone che vivono vicino alla costa, coste meno resistenti alle tempeste e maggiori emissioni di gas serra. Grazie a questo progetto, ora abbiamo un'idea più precisa di quanto possiamo guadagnare o perdere. "Prima del nostro progetto di mappatura, nessuno sapeva dove si trovassero le praterie di posidonia o la loro estensione totale, quindi non era possibile calcolare quanto carbonio immagazzinassero nei sedimenti. Questo rappresenta un grande passo avanti in tal senso", afferma Li. . I dati del team suggeriscono che l'utilizzo della mappa per creare aree marine protette più strategiche potrebbe rivelarsi un'applicazione di grande efficacia. Hanno scoperto che solo circa il 21% delle praterie di posidonia si trova all'interno di aree marine protette e che quasi l'80% della perdita di posidonia si è verificata al di fuori di tali aree. Hanno inoltre trovato prove dell'efficacia dei metodi di conservazione. Le praterie di posidonia sono aumentate nella South Bay, vicino a Los Angeles, grazie a un progetto di ripristino, e a Cuba grazie al miglioramento della trasparenza dell'acqua. La mappa permetterà di individuare le aree in cui i futuri interventi di ripristino avranno il maggiore impatto. Un'altra buona notizia è che le praterie di posidonia crescono rapidamente. I coralli, a crescita lenta, possono impiegare decenni per guarire dai danni, ma le praterie di posidonia possono riprendersi in molto meno tempo. Li afferma che sono necessari studi sulla crescita e sul recupero delle praterie di posidonia. Queste informazioni potrebbero essere utili per orientare la gestione delle praterie di posidonia in futuro. EFS AMB 24 GIU 2026
Un'antica proteina svela un sito di sepoltura tutto al femminile (EMBARGO ALLE 17,00) Estratta dai denti fossili di Homo naledi, cugino estinto dei Sapiens (ANSA) - ROMA, 24 GIU - (EMBARGO ALLE 17,00) Indizi su un sito di sepoltura interamente 'al femminile' arrivano da un'antica proteina estratta dai denti di Homo naledi, un cugino estinto degli esseri umani moderni vissuto in Africa tra 335mila e 241mila anni fa. È quanto afferma lo studio pubblicato sulla rivista Cell guidato da Università britannica di York e Università di Copenhagen, che spiegherebbe come mai i fossili rinvenuti nel sistema di grotte Rising Star del Sudafrica non mostrano nessuna delle variazioni fisiche che ci si aspetterebbe tra maschi e femmine. Se il risultato venisse confermato, questo potrebbe rappresentare il primo esempio conosciuto di un sito di sepoltura specifico per sesso da parte di un qualsiasi parente di Homo sapiens. I ricercatori guidati da Marc Dickinson dell'Ateneo britannico e Palesa Madupe di quello danese hanno utilizzato una tecnica minimamente invasiva per estrarre frammenti proteici microscopici da 23 denti, appartenenti ad almeno 20 individui. L'obiettivo era una proteina dello smalto dentale chiamata amelogenina, che viene usata anche in genetica forense per determinare il sesso. Questa molecola, infatti, è prodotta da un gene che si trova sui cromosomi sessuali, ma quello sul cromosoma Y produce una proteina leggermente più lunga, che dunque costituisce una 'firma' del sesso maschile. In questo caso, tuttavia, la variante Y dell'amelogenina non è stata trovata, e ciò potrebbe voler dire che tutti gli individui rinvenuti sono di sesso femminile: in questo caso, si tratterebbe di un livello di pratica funeraria complesso e simbolico finora ritenuto esclusivo degli esseri umani moderni. Potrebbe, però, esserci anche un'altra spiegazione: è possibile che, in Homo naledi, una mutazione del gene per l'amelogenina presente sul cromosoma Y abbia eliminato la differenza tra i due sessi, non rendendo possibile distinguere tra i due. (ANSA).
Perchè iI cervello ricorda meglio le sorprese (EMBARGO ALLE 19,00) Scoperta utile per migliorare l'IA (ANSA) - MILANO, 22 GIU - (EMBARGO ALLE 19,00) Il nostro cervello ricorda in modo più preciso gli eventi inaspettati perché, quando viene colto di sorpresa, cerca di acquisire il maggior numero di informazioni sensoriali dall'ambiente circostante: lo fa per aggiornare la propria memoria interna e prepararsi così a rispondere in modo più rapido a situazioni simili nel futuro. Lo dimostra l'esperimento condotto dagli psicologi dell'Università di Sydney. I risultati, pubblicati sulla rivista JNeurosci, potranno essere utili per migliorare efficienza e prestazioni delle reti neurali e dei sistemi di intelligenza artificiale. Lo studio mette un punto fermo all'annoso dibattito sulla cosiddetta 'efficienza adattiva', ovvero sul modo in cui il nostro cervello spende le sue energie per far fronte alle pressioni provenienti dall'ambiente esterno. Per studiare questo fenomeno, i ricercatori hanno chiesto a 40 volontari di osservare dei lampi luminosi che apparivano attorno a un cerchio, a volte in maniera prevedibile, altre volte a sorpresa. Durante il test, è stata misurata la loro attività cerebrale tramite elettroencefalogramma ed è anche stata monitorata la reazione delle loro pupille. I partecipanti hanno risposto in modo più rapido e accurato ai lampi luminosi attesi, ma hanno avuto più difficoltà a ricordare la loro posizione esatta rispetto a quanto accadeva con i lampi inattesi. Lo studio dimostra inoltre che il cervello reagisce agli eventi familiari in due fasi: in un primo momento prevede ciò che sta per accadere, e quindi prepara e predispone il corpo a reagire rapidamente; quando poi riconosce che l'evento è quello che si aspettava, decide di risparmiare energia non elaborando in modo accurato le informazioni provenienti dall'ambiente esterno. Sia gli eventi attesi che quelli inattesi sono stati rappresentati nella corteccia cerebrale entro 100 millisecondi dalla visione del lampo, ma gli eventi inattesi sono stati rappresentati più chiaramente nelle onde cerebrali rispetto a quelli attesi. (ANSA)
AGI0295 3 CRO 0 R01 / Animali: tartarughe solcano oceani malgrado 'bussole' imperfette = (AGI) - Roma, 24 giu. - (NOTIZIA CON EMBARGO ALLE ORE 20:00 DI MERCOLEDI' 24/6/2026) Le tartarughe marine che percorrono migliaia di chilometri in mare aperto si orientano grazie al campo magnetico terrestre, ma il loro sistema di navigazione e' sorprendentemente approssimativo. E' quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su Science Advances, che per la prima volta ha monitorato in tempo reale la direzione di marcia delle tartarughe verdi durante lunghe traversate oceaniche, mostrando come questi animali procedano mantenendo una rotta costante per giorni prima di effettuare lente correzioni di orientamento. La ricerca, coordinata da Graeme Hays della Deakin University e realizzata con la partecipazione di studiosi dell'Universita' di Pisa, della University of California Santa Cruz, della Swansea University e del National Institute of Polar Research, ha sviluppato un nuovo dispositivo satellitare capace di trasmettere a distanza l'esatto orientamento della testa dell'animale. I sensori sono stati applicati a tartarughe verdi (Chelonia mydas) impegnate in migrazioni superiori ai mille chilometri tra aree di alimentazione e siti riproduttivi. Le osservazioni, raccolte per un periodo medio di 27,5 giorni, indicano che gli animali tendono a mantenere un'unica direzione di navigazione per lunghi intervalli di tempo. Quando si rende necessario correggere la rotta, le tartarughe non effettuano piccoli aggiustamenti continui, ma modificano lentamente il proprio orientamento, impiegando talvolta diverse ore o persino un'intera giornata per stabilire una nuova direzione stabile di viaggio. Secondo gli autori, questo comportamento suggerisce che le tartarughe possiedano una sorta di mappa geomagnetica relativamente rudimentale. Pur essendo in grado di percepire le variazioni del campo magnetico terrestre e utilizzarle come riferimento, sembrano non disporre di un sistema di posizionamento altamente accurato. I ricercatori definiscono quindi questa strategia di navigazione come "non perfetta, ma adeguata", sufficientemente efficace da consentire comunque agli animali di raggiungere le proprie destinazioni. In ambiente oceanico, dove mancano punti di riferimento visivi stabili, affidarsi al geomagnetismo rappresenta infatti una soluzione vantaggiosa. Lo studio contribuisce a chiarire uno dei principali interrogativi della biologia marina, mostrando come la navigazione a lunga distanza possa essere ottenuta anche attraverso meccanismi relativamente semplici, basati su aggiustamenti progressivi e sulla capacita' di correggere gli errori accumulati lungo il percorso. I risultati offrono nuove informazioni sull'ecologia migratoria delle tartarughe marine e potrebbero contribuire a migliorare le strategie di conservazione di specie minacciate, sempre piu' esposte ai cambiamenti climatici, alle alterazioni delle correnti marine e alle pressioni antropiche lungo le principali rotte migratorie. (AGI)Sci/Sar 241240 GIU 26
uchi neri, ascoltato il primo segnale dall'orizzonte degli eventi (EMBARGO ALLE 17:00) Nuovo metodo per osservare dettagli finora impossibili (ANSA) - ROMA, 24 GIU - (EMBARGO ALLE 17:00) Dalle onde gravitazionali è arrivato per la prima volta un segnale dall'orizzonte degli eventi, ossia dalla zona di confine confine dei buchi neri considerata un punto di non ritorno perchè, una volta intrappolate, luce e materia non possono più uscire. A descrivere il segnale, sulla rivista Nature, è la ricerca coordinata da Ling Sun e Neil Lu, del Consiglio delle ricerche australiano (Csiro), grazie a un nuovo metodo di analisi dei dati delle onde gravitazionali che permette di osservare caratteristiche dei buchi neri finora impossibili da vedere. Lo studio si riferisce all'evento classificato con la sigla GW250114, catturato il 14 gennaio 2025 dell'Osservatorio per le onde gravitazionali Ligo, ed è relativo alla fusione tra due buchi neri. Ad oggi è considerata la migliore e più dettagliata osservazione mai fatta di questo tipo. Usando nuove tecniche di analisi dei dati i ricercatori sono ora riusciti a scovare nuovi dettagli nascosti relativi a quegli ultimi istanti in cui questi due corpi celesti dotati di una massa estremamente alta e concentrata in uno spazio ridotto si sono avvicinati sempre più tra loro, in una sorta di danza vorticosa, fino a scontrarsi e fondersi tra loro . I dati mostrano una serie di preziosi dettagli di questi ultimi attimi nei quali parte delle radiazioni elettromagnetiche è riuscita a sfuggire all'incredibile attrazione gravitazionale. Dati altrimenti impossibili da ottenere perché i buchi neri per definizione hanno una forza tale da non far sfuggire via nulla, neppure la luce. Eppure, nelle complesse dinamiche che avvengono durante la fusione tra due oggetti di questo tipo si producono perturbazioni che sono state in parte visibili anche all'esterno: "abbiamo misurato l'ultimo suono emesso dai buchi neri al momento della collisione", ha detto Lu. "All'interno di questo segnale - ha aggiunto - è nascosta una piccola componente, chiamata onde dirette, che in precedenza non era stata ben compresa", dati che permettono ad esempio di misurare la forza di gravità di questi oggetti attorno al loro 'confine', il cosiddetto orizzonte degli eventi, e la loro velocità di rotazione. Informazioni che finora sono state praticamente impossibili da ottenere. (ANSA).
Le risate spontanee e quelle volontarie nascono in zone diverse del cervello (EMBARGO ALLE 17,00) Scoperta utile anche per Alzheimer e schizofrenia (ANSA) - MILANO, 23 GIU - (EMBARGO ALLE ORE 17,00) Le risate spontanee e quelle intenzionali sono controllate da circuiti cerebrali distinti: lo dimostra uno studio condotto da Fausto Caruana dell'Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (In-Cnr), a Parma, e Sophie Scott dell'University College di Londra. I risultati, pubblicati sulla rivista Trends in Neurosciences, aiutano a decifrare l'uso sociale delle vocalizzazioni e perfino certe malattie talvolta associate a risate incontrollabili, come l'Alzheimer e la schizofrenia. Per distinguere i circuiti cerebrali che regolano i due tipi di risata, i ricercatori si sono basati sui resoconti delle stimolazioni cerebrali fatte \prima di interventi chirurgici su pazienti affetti da epilessia. Dopo averli confrontati con altri studi clinici e sperimentazioni sugli animali, sono arrivati a proporre l'esistenza di due circuiti cerebrali distinti. Quello della risata spontanea è formato da regioni coinvolte nel controllo motorio e nella regolazione delle emozioni: la loro stimolazione provoca risate accompagnate da miglioramento dell'umore, euforia e ilarità. Il circuito della risata volontaria comprende invece aree coinvolte esclusivamente nel controllo motorio della risata e del sorriso: la loro stimolazione provoca risate senza suscitare emozioni positive. Gli autori della ricerca suggeriscono che il circuito della risata spontanea sia evolutivamente più antico e che si sia sviluppato durante il gioco fisico degli animali, nel quale vocalizzazioni simili alla risata fungono da segnale per prevenire l'aggressività e promuovere il legame sociale. Il circuito della risata volontaria, invece, si sovrappone alle regioni cerebrali coinvolte nella produzione del linguaggio, a conferma dell'idea che controlli una forma di risata più conversazionale. Secondo Fausto Caruana, i risultati dello studio potrebbero rappresentare "una sorta di stele di Rosetta per decodificare molteplici aspetti della comunicazione e dell'uso sociale delle vocalizzazioni", in particolare nell'ambito della linguistica e dell'analisi della conversazione. Il ricercatore intende inoltre approfondire "anche il ruolo di questi circuiti cerebrali nella modulazione del dolore". (ANSA).
Cibi come hamburger e latte vegetale contengono il doppio di additivi dei prodotti animali (EMBARGO ALLE 01.00 DEL 25 GIUGNO) Prediligere alimenti naturalmente vegetali (ANSA) - ROMA, 24 GIU - (EMBARGO ALLE 01.00 DEL 25 GIUGNO) Hamburger e bevande vegetali e altri prodotti alternativi alla carne sono davvero scelte salutari? Uno studio sui prodotti disponibili nei supermercati, svela che i prodotti a base vegetale analizzati contengono il doppio degli additivi alimentari (come coloranti e conservanti) rispetto ai corrispondenti prodotti a base di carne. Lo studio è stato condotto presso l'Institute for Optimum Nutrition di Londra e pubblicato sulla rivista Food Additives & Contaminants: Part A. I ricercatori hanno esaminato 71 coppie di prodotti simili, uno a base animale e uno a base vegetale, provenienti da un supermercato britannico non specificato, disponibili sugli scaffali alla fine di ottobre 2025. Il team ha abbinato i prodotti tra loro in base a diversi fattori, come ingredienti, confezione e formato, per ottenere la corrispondenza più precisa possibile. Ad esempio, il latte di mandorla è stato abbinato al latte vaccino, dolci vegani ai dolci corrispondenti a base di latte vaccino e la carne vegetale alla carne tradizionale. Altri prodotti inclusi erano lasagne, insalata di cavolo, pesto, maionese, yogurt e torta. Nel complesso, i risultati hanno mostrato che il numero totale di additivi alimentari nei prodotti a base vegetale era 199 rispetto ai 100 dei corrispondenti prodotti a base animale. Il numero totale di ingredienti nella gamma a base vegetale era 1.566. Nella gamma a base animale, era 1.110. Inoltre, c'erano 39 sostanze tra coloranti e conservanti (numeri E) nella gamma a base vegetale e 31 in quella a base animale. In totale, sono stati identificati 50 numeri E, di cui 20 presenti in entrambi i gruppi. La differenza è risultata più marcata nei prodotti lattiero-caseari, nella carne e nel pesce e nelle loro alternative a base vegetale. "Abbiamo riscontrato circa il doppio degli additivi alimentari nel campione totale di prodotti a base vegetale rispetto a quelli a base animale: 199 contro 100", afferma l'autore senior Joseph Whittaker. "Tuttavia, ciò non significa necessariamente un aumento del rischio per la salute. Sostengo - conclude - che chi segue una dieta a base vegetale dovrebbe concentrarsi su alimenti integrali che siano naturalmente di origine vegetale, piuttosto che cercare di replicare i cibi di origine animale" (come carne o latte). (ANSA)
AGI0016 3 0 RSA / Salute: nuovo farmaco sperimentale contro il colesterolo = (AGI) - Roma, 24 giu. - (NOTIZIA CON EMBARGO ALLE 17.00) E' stato identificato un meccanismo biologico finora sconosciuto che potrebbe spiegare perche' una dieta ricca di colesterolo renda progressivamente meno efficiente il nostro organismo nell'eliminare il colesterolo "cattivo" dal sangue. A riuscirci gli scienziati dell'Universita' della California di San Diego, dell'Universita' della California a San Francisco, della University of Texas Health Science Center at San Antonio e dell'Universita' dello Utah, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Nature per rendere noti i risultati del proprio lavoro. Il team, guidato da Alan Saltiel, ha condotto una serie di esperimenti su topi e cellule umane per capire i meccanismi associati all'azione del colesterolo. Normalmente, spiegano gli esperti, il fegato svolge il ruolo di filtro del colesterolo grazie ai recettori LDL, strutture presenti sulla superficie delle cellule epatiche che funzionano come punti di aggancio: catturano il colesterolo circolante e lo portano all'interno della cellula per essere metabolizzato. Piu' recettori sono disponibili, piu' colesterolo viene rimosso dal sangue. E' proprio su questo principio che agiscono molti farmaci attuali, come le statine e gli inibitori di PCSK9. Il gruppo di ricerca ha scoperto un meccanismo che riduce il numero di questi recettori. Il processo, riportano gli autori, inizia con l'attivazione di una proteina chiamata Ral, che aumenta in risposta a livelli elevati di colesterolo nella dieta. Quando Ral entra in funzione, i recettori LDL iniziano a diminuire e il fegato perde gradualmente capacita' di eliminare il colesterolo dal circolo sanguigno. I ricercatori hanno poi individuato il passaggio chiave responsabile del fenomeno: un enzima chiamato catepsina A (CTSA). Bloccando CTSA con una piccola molecola inibitrice, i recettori LDL sono rimasti stabili e nei topi il colesterolo LDL nel sangue si e' ridotto in modo marcato. Questo percorso biologico, commentano gli studiosi, risulta completamente indipendente dai bersagli dei farmaci gia' in commercio. Per questo motivo i ricercatori hanno valutato l'efficacia di un farmaco sperimentale gia' testato, che potrebbe essere riutilizzato per abbassare il colesterolo in modo diverso rispetto ai trattamenti attualmente in uso. "Abbiamo un bisogno reale - afferma Saltiel - di nuove opzioni terapeutiche, perche' alcune persone non riescono a raggiungere livelli sicuri di colesterolo oppure non tollerano i farmaci attualmente disponibili". L'inibitore di CTSA identificato dagli scienziati era stato sviluppato anni fa per il trattamento dello scompenso cardiaco ed era gia' arrivato a una fase 1 di sperimentazione clinica, dimostrando un profilo di sicurezza accettabile nell'uomo prima di essere abbandonato per ragioni strategiche. Nei prossimi approfondimenti, quindi, gli autori valuteranno se il composto possa entrare direttamente in studi clinici di fase 2 per il colesterolo alto, riducendo notevolmente i tempi rispetto allo sviluppo di un nuovo farmaco. (AGI)Sci/Pgi 241232 GIU 26
Le dimensioni del corpo umano non sono aumentate gradualmente (EMBARGO ALLE 21:00) La crescita maggiore risale a 2,5 milioni di anni fa (ANSA) - ROMA, 22 GIU - (EMBARGO ALLE 21:00) Le dimensioni del corpo umano non sono aumentate gradualmente, ma per salti, e la crescita maggiore si è registrata circa 2,5 milioni di anni fa, con la comparsa dell'Homo erectus: sono le conclusioni del più grande studio di questo tipo, fatto su 386 fossili di 21 specie di ominidi, guidato da Jacob Gardner, dell'Università di Reading nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas. L'essere umano moderno, l'homo sapiens, è decisamente più grande per dimensioni rispetto a gran parte dei suoi antenati e da tempo ci si chiede se questa crescita sia stata un fenomeno graduale oppure sia il risultato di salti improvvisi. Un problema, hanno spiegato gli autori dello studio, difficile da risolvere soprattutto per la carenza di informazioni sul passato e per i metodi utilizzati per comparare le misure. "Il problema è che ognuno stava esaminando pezzi leggermente diversi di un puzzle molto più grande", ha detto Gardner. Ad esempio, alcuni studi si erano concentrati su specie molto antiche come gli Australopitechi, o altri solo su membri della famiglia del genere Homo. Esaminando ora i dati corporei estrapolati dall'analisi di ben 386 fossili appartenenti a 21 specie di ominidi, il gruppo che comprende gli esseri umani e i nostri parenti estinti, i ricercatori sarebbero riusciti a mettere insieme tutte le tessere del puzzle. E' emerso così un quadro più completo, che mostra come alcune specie siano persino diventate più piccole, come l'Homo floresiensis e l'Homo naledi, altre siano rimaste sempre simili come l'Australopithecus che pesava in media 40 chilogrammi e raggiungeva l'altezza di un bambino, mentre Homo erectus e Homo ergaster sono stati i primi ominidi a pesare circa 60 chilogrammi o più in media, raggiungendo pesi simili a quelli di molti esseri umani moderni. Dunque, una serie di salti in tutte le direzioni, alcuni dei quali molto importanti. "La storia umana non racconta una crescita costante, ma - ha concluso Gardner - anche un grande cambiamento avvenuto all'interno del nostro genere, mentre altri rami della famiglia, compresi alcuni parenti sorprendentemente piccoli, hanno preso una strada completamente diversa". (ANSA)
Dna antico riscrive la Sicilia medievale, melting pot di popoli e culture (EMBARGO ALLE 20,00) Cristiani e musulmani hanno convissuto per secoli (ANSA) - MILANO, 24 GIU - (EMBARGO ALLE ORE 20,00) Nel Medioevo la Sicilia è stata un crogiolo genetico e culturale dove cristiani e musulmani hanno vissuto fianco a fianco per secoli in società multireligiose. Lo dimostra l'analisi del Dna antico di 111 individui rinvenuti in 19 diversi siti archeologici risalenti all'epoca romana e al tardo Medioevo. I risultati sono pubblicati sulla rivista Plos One dai ricercatori dell'Università di York. Tra il V e il XV secolo d.C., la Sicilia è stata un crocevia del Mediterraneo, centro di scambi commerciali e conflitti, governata da una successione di grandi potenze, dagli imperi romano e bizantino alle dinastie islamiche, ai Normanni e agli Svevi. Nonostante questi continui stravolgimenti, il panorama della diversità genetica siciliana si è mantenuto inalterato, mettendo in discussione l'idea di cambiamenti demografici su larga scala e suggerendo invece una certa continuità. Individui di discendenza nordafricana sono stati identificati molto prima dell'inizio del periodo islamico, suggerendo antiche e continue migrazioni attraverso il Mediterraneo. Sia le sepolture islamiche che quelle cristiane non erano geneticamente omogenee, ma includevano individui di diversa ascendenza, un modello che si è mantenuto costante per diversi secoli. Il periodo islamico ha visto le prime migrazioni a lunga distanza dall'Africa subsahariana e dall'Europa settentrionale, e una composizione demografica europea più moderna si è affermata verso la fine del periodo medievale. Nel complesso, questi risultati dimostrano che la Sicilia è rimasta un importante crogiolo culturale e genetico per tutto il Medioevo, ponendo le basi delle moderne popolazioni siciliane. "Lo studio ha gettato nuova luce su persone che tradizionalmente non compaiono nelle fonti storiche - commenta l'archeologo Martin Carver dell'Università di York - dimostrando che cristiani e musulmani hanno vissuto in gran parte in prospere società multireligiose fino all'inizio del XIII secolo, quando la Sicilia entrò a far parte del Sacro Romano Impero". (ANSA).
AGI0259 3 SST 0 R01 / Scienza: rondini sempre piu' piccole a per la carenza di insetti = (AGI) - Roma, 22 giu. - (NOTIZIA CON EMBARGO ALLE 21.00) Dal 1970 la popolazione di insetti volanti presso il Long Point Bird Observatory e' crollata di oltre il 60 per cento, il che ha portato a dimensioni ridotte e difficolta' riproduttive maggiori per le rondini bicolori, che si nutrono di questi animali. Questo, in estrema sintesi, e' quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto dagli scienziati della School for Environment and Sustainability, dell'Universita' del Michigan e del Long Point Bird Observatory. Il team, guidato da Charlotte Probst, Brian Weeks, Ine's Iba'nez, Scott Yanco, Isaiah Clark, Mark Ziebell, Matthew Fuirst e Stuart Mackenzie, ha analizzato ed elaborato modelli statistici partendo da un immenso database storico, considerando informazioni relative alle rondini bicolori dal 1969 al 2024 e campionamenti di insetti dal 1977 al 2011. Questo approccio ha permesso al gruppo di ricerca di incrociare i parametri biologici degli uccelli con la reale disponibilita' di prede e i dati relativi al cambiamento climatico, isolando gli effetti della crisi della biodiversita' da quelli del riscaldamento globale. Il lavoro, riportano gli autori, evidenzia come la perdita di biodiversita' sia il fattore primario: persino il disallineamento temporale tra la schiusa degli insetti e la nidificazione indotto dal clima ha oggi un impatto ridotto, poiche' il cibo rimasto e' ormai scarso in senso assoluto. "Con meno insetti disponibili - afferma Probst - gli uccelli sono piu' piccoli e si riproducono sempre meno. Le conseguenze del cambiamento climatico non possono essere comprese appieno senza considerare anche la perdita di biodiversita'". Sebbene il declino degli insetti sia accelerato dagli anni '90 a causa dei pesticidi neonicotinoidi, gli scienziati restano ottimisti. Secondo le stime, infatti, concludono gli autori, questo problema potrebbe essere risolvibile a livello locale e a breve termine tramite regolamentazioni mirate sull'uso dei pesticidi, senza dover attendere complessi accordi globali sul clima. (AGI)Sci/Pgi 221156 GIU 26
ADN0729 7 EST 0 ADN EST NAZ MO: DELLA VALLE (M5S), 'PER ONU ISRAELE FA GENOCIDIO A GAZA, PER UE?' = Bruxelles, 23 giu. (Adnkronos) - ''La commissione d'inchiesta internazionale istituita dall'Onu, dopo un lavoro analitico e condotto sul campo, ha confermato che Israele sta portando avanti un genocidio a Gaza. Adesso non siamo più nel campo delle opinioni, ma di una verità storica che non può essere cancellata o ignorata e che continua dal 7 ottobre 2023". Lo scrive in una nota Danilo Della Valle, eurodeputato del Movimento 5 Stelle (The Left), sottolineando che le istituzioni dell'Ue "hanno finora negato queste accuse, ma adesso non possono più fare finta di niente". "Secondo il rapporto Onu, circa il 30% delle persone uccise nella guerra di Gaza sono bambini. Bambini che vengono deliberatamente presi di mira per eliminare un popolo e il suo futuro. Davanti a queste accuse che ci riportano ai tempi più bui della nostra storia, la comunità internazionale non può più restare inerte. L'Ue adotti l'embargo di armi e sospenda l'accordo di associazione con Israele. Non è mai troppo tardi per fermare Caino", conclude l'eurodeputato. (Otl/Adnkronos) ISSN 2465 - 1222 23-GIU-26 15:27
Ha 3 miliardi di anni il cratere da impatto più antico della Terra (EMBARGO ALLE 00,00 del 24/6) Si trova in Australia nella regione di Pibara (ANSA) - ROMA, 23 GIU - (EMBARGO ALLE 00,00 del 24/6) Risale a 3 miliardi di anni fa il più antico impatto di un asteroide sulla Terra: le tracce sono ancora presenti nella regione di Pilbara, nell'Australia Occidentale. A darne la conferma, dopo lungo dibattito, è lo studio guidato da Chris Kirkland, dell'Università Curtin in Australia, e pubblicato sulla rivista Geology. Trovare le tracce di impatti di comete o asteroidi avvenuti miliardi di anni fa è una sfida quasi impossibile perché i movimenti geologici e gli agenti atmosferici, in particolare la pioggia, trasformano continuamente il paesaggio ed eliminano praticamente ogni traccia del passato più antico. Eppure, già da anni alcuni geologici consideravano le formazioni rocciose del North Pole Dome nella regione di Pilbara le possibili tracce di un antichissimo impatto avvenuto miliardi di anni fa, nel periodo Archeano. La data di tale impatto rimaneva finora molto incerta, ma ora i ricercatori hanno sfruttato due differenti metodi per provare a giungere a una conclusione certa. La prova principale proviene dallo zircone, un minerale straordinariamente resistente, in grado di conservare le tracce geologiche per miliardi di anni. Alcuni zirconi a North Pole Dome presentano insolite forme con ramificazioni di vario tipo che sembrano essere state dovute all'intenso calore di un fenomeno molto violento, con pressioni molto intense. Anomalia che si inserisce in uno strato geologico risalente a 3 miliardi di anni fa. A dare la stessa datazione sono anche alcuni frammenti di apatite trovata nella stessa area, questa volta un minerale che si forma con punte di calore molto intense. "La concordanza tra due diversi sistemi minerali ci dà la certezza di osservare la firma di un singolo evento di grande portata: l'impatto di un meteorite", ha affermato Kirkland. "La nuova datazione colloca la struttura come il cratere da impatto più antico conosciuto sulla Terra e l'unico esempio riconosciuto risalente all'eone Archeano, un periodo in cui si stavano formando i primi continenti del pianeta". (ANSA)
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