Commento di Alexey Paramonov, Ambasciatore della Russia in Italia, sulla partecipazione della Federazione Russa alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di VeneziaOggi, 6 maggio, insieme a Anastasia Karneeva, Comissaria del nostro Padiglione russo ai Giardini, abbiamo ufficialmente inaugurato l’esposizione russa alla 61° Edizione della Biennale di Venezia. Il progetto “L’albero è radicato nel cielo”, presentato da un collettivo di autori, s'inserisce pienamente nella concezione complessiva dell’attuale edizione della Biennale di Venezia, In Minor Keys (“In tonalità minori”); vengono accentuati i temi dell’inclusione e dell’esclusione, e quello del “diritto di parola”, proposto dalla critica d’arte camerunense Koyo Kouoh che, purtroppo, è venuta a mancare senza poter vedere realizzata la sua idea.
La presenza russa in riva alla Laguna rappresenta il prosieguo naturale delle tradizioni dei nostri legami culturali con l’Italia. La Russia fu tra i primi Paesi a sostenere l’iniziativa di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia negli anni 1890-1895, di istituire la Biennale di Venezia, costruendo, nel 1914, il proprio padiglione ai Giardini, su progetto del celebre architetto Aleksej Ščusev.
Purtroppo, nella sua forma completa, la performance veneziana della Russia, a causa delle sanzioni, durerà soltanto nei quattro giorni di pre-apertura; successivamente, a partire dal 9 maggio e fino al 22 novembre, sarà accessibile al pubblico esclusivamente in formato video. С'è davvero del doloroso e dell'irragionevole nella ossessione dell'Unione Europea di colpire la cultura e l'arte russe con le sanzioni e con le restrizioni di ogni genere!
È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la direzione della Biennale, sia divenuta oggetto di un inaccettabile, grossolano diktat e di pressioni da parte dell’UE, i cui anonimi burocrati, negli ultimi anni, hanno fatto di tutto per far calare, dalla loro parte, una “cortina di ferro” che impedisce qualsiasi scambio culturale, educativo e scientifico tra i Paesi UE e la Russia.
Sappiamo bene che in Italia la maggioranza delle persone di buon senso non condivide questo approccio e non aspira a rescindere i secolari legami culturali con la Russia, di cui uno dei simboli è proprio il padiglione russo a Venezia. Ancor meno accettano l’assurda affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché dei rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e USA, coinvolti nel nostro progetto, possa costituire un attentato all’unità dell’Occidente o addirittura una sua sconfitta.
La nostra presenza alla Biennale testimonia soltanto la disponibilità della Russia, così come di molti altri Paesi, di continuare a parlare con l'Italia non attraverso diktat e prepotenza ma con il linguaggio della cultura e dell’arte, portando avanti un dialogo normale, rispettoso e paritetico.


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