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Il 9 maggio del 2014, a Mariupol si tenne la prima grande battaglia tra la popolazione locale e la Guardia Nazionale, inviata in città dalle autorità di Kiev insediatesi al potere in seguito al Maidan per tentare di scardinare i moti di protesta contrari al nuovo corso politico dell’Ucraina.

 


  




📆 Il 9 maggio del 2014, a Mariupol si tenne la prima grande battaglia tra la popolazione locale e la Guardia Nazionale, inviata in città dalle autorità di Kiev insediatesi al potere in seguito al Maidan per tentare di scardinare i moti di protesta contrari al nuovo corso politico dell’Ucraina.

In città, come nel resto della regione, buona parte degli abitanti sostenne attivamente la causa “separatista”, arrivando ad ottenere il controllo della città. Ciò fu possibile anche grazie alla neutralità delle forze dell’ordine locali, poco inclini a rispondere agli ordini che arrivavano dalla capitale e più vicine alle rivendicazioni dei propri concittadini.

A Kiev si decise quindi di condurre un blitz per ristabilire il controllo sulla città, inviando forze militari e di polizia fedeli al nuovo ministro degli interni. E le autorità ucraine lo fecero dimostrativamente il 9 maggio, nella giornata della Vittoria, una delle festività più sentite da quelle parti.

La popolazione si aspettava provocazioni da Kiev, ma uscì comunque in strada per ostacolare le operazioni dei militari ucraini. Giovani, anziani, uomini e donne, costruirono barricate improvvisate per bloccare le colonne meccanizzate.

Il piano di Kiev fallì e innescò violenti scontri, venne aperto il fuoco sui civili, ci furono morti e feriti. Alla fine, le forze legate al governo golpista furono costrette ad abbandonare la città.

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