LA DISCRASIA TRA POSIZIONE POLITICA E GEOPOLITICA DELL’ITALIA
L’Italia
rappresenta dal punto di vista geopolitico uno snodo letteralmente
centrale tra nord e sud del mondo, tra oriente ed occidente. Per note
ragioni storiche, legate alla nascita della civiltà europea intorno al
bacino del Mediterraneo, il mondo della politica internazionale ha
articolato le sue categorie Nord-Sud, Est-Ovest in un modo peculiare,
asimmetrico. In questo contesto storico-geografico l’Italia è il centro
fisico del Mediterraneo, luogo di connessione intorno a cui si sono
articolati i due principali monoteismi (Cristianesimo e Islam: insieme
4,3 miliardi di persone sul pianeta).
L’eredità latina è stata
in effetti essa stessa un’eredità sintetica, capace di incarnare una
fusione tra culture europee e mediterranee. Se uno guarda alla lista
degli imperatori romani vede imperatori nati nell’odierna Spagna,
Algeria, Libia, Siria, Serbia, Libano, Bulgaria, Turchia, Grecia oltre
che naturalmente nella penisola italica. Dopo la caduta dell’Impero
Romano l’Italia fu il centro del cristianesimo, poi la culla
dell’Umanesimo e del Rinascimento, tutte forme di vita che avevano
un’ambizione “universalistica”, ma non nel senso dell’universalismo
apolide dell’Illuminismo, bensì come sintesi autonoma di diversità.
Come
per gli esseri umani, anche per le nazioni l’identità è solo in parte
qualcosa che può essere deciso con un atto volontario. La portata di
qualunque decisione deve fare i conti con la propria base materiale e
storica. L’identità italiana può definirsi soltanto nel momento in cui
le decisioni politiche accolgono la propria realtà geopolitica, che non
può essere trattata come una variabile arbitrariamente modificabile,
perché non lo è.
Il “destino” geopolitico della penisola italica è
dalle origini della storia vincolato ad un ruolo di mediazione politica
e sintesi culturale, dove la mediazione non è gattopardismo
opportunistico e la sintesi culturale non è l’arlecchinismo dei “melting
pot”.
Questo punto dovrebbe essere utilizzato come stella polare
per guidare la rotta politica italiana – il giorno in cui ne avesse di
nuovo una. Questo punto è rilevante in particolare in una fase storica
come la presente, in cui lo slittamento da un orizzonte unipolare a
guida americana ad un orizzonte multipolare appare impellente. Chiunque
si sia illuso che la vicenda dell’Occidente a guida anglosassone,
sfociata in unipolarismo imperialistico, sia stata l’ultima pagina della
storia, si sta forzosamente e duramente risvegliando. Blocchi di
civiltà legati agli “imperi tellurici” (Cina, Russia, Persia) si stanno
ripresentando sulla scena mondiale. Per quanto le aderenze mondiali
dell’imperialismo talassocratico di matrice anglosassone siano ancora
forti, esse hanno perduto la capacità di controllo fisico e soprattutto
hanno perduto l’autorevolezza morale per poter esercitare un potere
globale. La svolta è già avvenuta. È indifferente che la si veda come
qualcosa di auspicato o di disdicevole. È un processo in corso, evidente
e massivo, guidato materialmente dalla massa critica cinese, ma
promosso da una visione ideale, una visione ancora confusa, ma che si
rifà a posizioni accreditate e condivise. Il “principio di
autodeterminazione dei popoli” è sempre stato ammesso come una visione
idealmente ineccepibile, salvo venire sistematicamente subordinata nel
corso del ‘900 ad altre istanze. È stato a lungo un principio senza
forza sufficiente, economica e militare, alle spalle per imporsi, ma
oggi questo quadro è cambiato.
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