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| sab 15 ago, 15:46 (17 ore fa) | |||
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Al peggio non c’è mai fine.
Dentro il Partito Democratico c’è una corrente chiamata dei “riformisti”, che rappresenta la parte più a destra del partito.
(Come se il PD non fosse già abbastanza di destra, direte voi…)
Ed è composta da figure come Bonaccini, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Piero Fassino e compagnia bella.
Ecco,
come se tutto ciò non fosse già abbastanza orribile di per sé, grazie a
un recente articolo del Domani abbiamo scoperto che questa “ala destra”
del PD è oggi la principale alleata politica del Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella, il quale vuole che il Partito Democratico
continui a essere a favore del riarmo e a sostenere i preparativi della
guerra alla Russia, evitando che si avvicini troppo alle posizioni
pacifiste del Movimento 5 Stelle.
E
saranno proprio queste posizioni a prevalere perché, si legge
nell’articolo, per il PD è assolutamente “vietato discostarsi da
Mattarella”.
Ma perché è “vietato discostarsi da Mattarella”?
Quando
diciamo che il Presidente della Repubblica rappresenta oggi uno dei più
gravi pericoli per la nostra democrazia e uno dei principali
attentatori alla Costituzione del ’48, ci riferiamo esattamente a queste
dinamiche.
Il Quirinale è
tutto fuorché super partes e da anni, infischiandosene dei suoi limiti
costituzionali, porta avanti una precisa agenda politica che non è stata
in alcun modo votata dai cittadini.
E in cosa consiste questa agenda?
In
primis, nel tenere l’Italia ben ancorata allo schieramento
euro-atlantico e, quindi, nel garantire che i vincoli esterni
dell’Unione Europea e della NATO non vengano mai messi in discussione,
indipendentemente dalle maggioranze politiche e dalle indicazioni dei
cittadini.
La questione
del riarmo è emblematica: riarmarsi è un ordine che ci arriva sia da
Washington che da Bruxelles, sia da Trump che da von der Leyen. In
quanto Paese satellite dell’impero occidentale, l’Italia deve schierarsi
e fare la sua parte nella terza guerra mondiale a pezzi.
Insomma,
riempire gli arsenali invece che i granai è un nostro compito
inderogabile e, per questo, Mattarella si sta adoperando affinché
chiunque vinca le prossime elezioni, che sia la destra o il cosiddetto
centrosinistra, non possa in alcun modo disobbedire e tentare di tirare
l’Italia fuori dalla guerra.
“Tutto può cambiare, purché tutto resti uguale”. Questo è da anni il motto politico del Presidente della Repubblica.
In fondo, il celebre “pilota automatico” di cui parlava anche Draghi.
Grazie, Presidente Mattarella.
Vero
garante ultimo del nostro costante declino, dei preparativi di guerra
e, soprattutto, del fatto che la sovranità non stia mai nelle mani del
popolo italiano.
Ma che cosa ne sarà, quindi, del “campo largo”?
Ed
è vero, come ha scritto Calenda pochi giorni or sono, che alle elezioni
ci sarà un pareggio e che si formerà un nuovo governo tecnico,
chiaramente eterodiretto da Sergio Mattarella?
Ne
abbiamo parlato con il giornalista Savino Balzano, autore di “Romanzo
Quirinale” e lucido analista della trasformazione politica del Capo
dello Stato.
Ci vediamo qui https://youtu.be/um5ePnJ21ig? is=w7vgpEKAloYpiZPu
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