NTW Press - Truffa su WhatsApp, rubato l’account per chiedere denaro
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NTW Press - Truffa su WhatsApp, rubato l’account per chiedere denaro
Truffa su WhatsApp, rubato l’account per chiedere denaro
Un conoscente ha avvisato il proprietario: diverse persone avevano ricevuto richieste urgenti fino a 996 euro.
Sabato 29 Agosto 2026 15:41
Un giornalista residente a Viterbo si è ritrovato vittima di una truffa costruita sfruttando il suo account WhatsApp. I criminali hanno preso il controllo del profilo e hanno contattato amici e parenti utilizzando il suo numero, con messaggi apparentemente inviati da lui. In diversi casi è stata avanzata una richiesta urgente di 996 euro.
L’allarme è scattato un sabato mattina di fine estate, quando un imprenditore viterbese, conoscente della vittima, lo ha chiamato per chiedergli spiegazioni. Aveva ricevuto un messaggio in cui gli veniva domandato di trasferire il denaro. Il mittente coincideva con il numero WhatsApp del giornalista, tanto da rendere la richiesta credibile.
Le richieste ai contatti
Dopo la telefonata, la vittima ha cercato di avvisare rapidamente le persone più vicine. Ha pubblicato un avvertimento sul proprio profilo Facebook, ha contattato alcuni amici per capire come interrompere l’accesso dei responsabili e ha chiesto di mettere in guardia familiari e conoscenti. L’obiettivo era impedire che qualcuno, convinto di aiutare una persona conosciuta, effettuasse il pagamento.
Gli screenshot dei messaggi ricevuti sono stati raccolti insieme alle segnalazioni di amici e parenti. Le richieste riportavano ogni volta un IBAN diverso, presumibilmente collegato a una carta prepagata, e intestatari differenti. La costante era la causale indicata dai truffatori, nella quale veniva chiesto di inserire il nome della vittima.
Secondo quanto ricostruito dal diretto interessato, l’accesso al profilo sarebbe stato effettuato da qualcuno che si trovava a Civitanova Marche. Non è stato riferito di trasferimenti di denaro andati a buon fine, ma il tentativo ha coinvolto numerosi contatti personali e ha creato forte preoccupazione tra le persone raggiunte dai messaggi.
La denuncia alla Polizia Postale
Scosso dall’accaduto, il giornalista si è fatto raggiungere da alcuni amici e ha cercato assistenza. La Polizia Postale, essendo sabato, era chiusa. In Questura il personale del punto di accoglienza ha ascoltato il suo racconto e lo ha invitato a presentarsi negli uffici specializzati il lunedì successivo, portando con sé le immagini e le altre informazioni raccolte.
La vicenda, raccontata dallo stesso protagonista, punta l’attenzione sulla vulnerabilità degli account di messaggistica e sul meccanismo psicologico usato dai truffatori: sfruttare la fiducia tra le persone e la pressione dell’urgenza. Un messaggio proveniente da un numero noto può indurre a reagire senza verificare la richiesta attraverso un canale diverso.
Il caso viene quindi presentato come un avvertimento rivolto a tutti, indipendentemente dall’età, dal lavoro o dal livello di istruzione. In presenza di una domanda di denaro ricevuta via WhatsApp, è fondamentale contattare direttamente il presunto mittente, non utilizzare i riferimenti contenuti nel messaggio e conservare le prove da consegnare alle forze dell’ordine. Prima di recarsi alla Polizia Postale, la vittima ha ricevuto anche un messaggio ironico da un amico, che gli ha annunciato un bonifico da 10mila euro chiedendone la restituzione entro la fine della settimana.
Truffa su WhatsApp, rubato l’account per chiedere denaro
Un conoscente ha avvisato il proprietario: diverse persone avevano ricevuto richieste urgenti fino a 996 euro.
Sabato 29 Agosto 2026 15:41
Un giornalista residente a Viterbo si è ritrovato vittima di una truffa costruita sfruttando il suo account WhatsApp. I criminali hanno preso il controllo del profilo e hanno contattato amici e parenti utilizzando il suo numero, con messaggi apparentemente inviati da lui. In diversi casi è stata avanzata una richiesta urgente di 996 euro.
L’allarme è scattato un sabato mattina di fine estate, quando un imprenditore viterbese, conoscente della vittima, lo ha chiamato per chiedergli spiegazioni. Aveva ricevuto un messaggio in cui gli veniva domandato di trasferire il denaro. Il mittente coincideva con il numero WhatsApp del giornalista, tanto da rendere la richiesta credibile.
Le richieste ai contatti
Dopo la telefonata, la vittima ha cercato di avvisare rapidamente le persone più vicine. Ha pubblicato un avvertimento sul proprio profilo Facebook, ha contattato alcuni amici per capire come interrompere l’accesso dei responsabili e ha chiesto di mettere in guardia familiari e conoscenti. L’obiettivo era impedire che qualcuno, convinto di aiutare una persona conosciuta, effettuasse il pagamento.
Gli screenshot dei messaggi ricevuti sono stati raccolti insieme alle segnalazioni di amici e parenti. Le richieste riportavano ogni volta un IBAN diverso, presumibilmente collegato a una carta prepagata, e intestatari differenti. La costante era la causale indicata dai truffatori, nella quale veniva chiesto di inserire il nome della vittima.
Secondo quanto ricostruito dal diretto interessato, l’accesso al profilo sarebbe stato effettuato da qualcuno che si trovava a Civitanova Marche. Non è stato riferito di trasferimenti di denaro andati a buon fine, ma il tentativo ha coinvolto numerosi contatti personali e ha creato forte preoccupazione tra le persone raggiunte dai messaggi.
La denuncia alla Polizia Postale
Scosso dall’accaduto, il giornalista si è fatto raggiungere da alcuni amici e ha cercato assistenza. La Polizia Postale, essendo sabato, era chiusa. In Questura il personale del punto di accoglienza ha ascoltato il suo racconto e lo ha invitato a presentarsi negli uffici specializzati il lunedì successivo, portando con sé le immagini e le altre informazioni raccolte.
La vicenda, raccontata dallo stesso protagonista, punta l’attenzione sulla vulnerabilità degli account di messaggistica e sul meccanismo psicologico usato dai truffatori: sfruttare la fiducia tra le persone e la pressione dell’urgenza. Un messaggio proveniente da un numero noto può indurre a reagire senza verificare la richiesta attraverso un canale diverso.
Il caso viene quindi presentato come un avvertimento rivolto a tutti, indipendentemente dall’età, dal lavoro o dal livello di istruzione. In presenza di una domanda di denaro ricevuta via WhatsApp, è fondamentale contattare direttamente il presunto mittente, non utilizzare i riferimenti contenuti nel messaggio e conservare le prove da consegnare alle forze dell’ordine. Prima di recarsi alla Polizia Postale, la vittima ha ricevuto anche un messaggio ironico da un amico, che gli ha annunciato un bonifico da 10mila euro chiedendone la restituzione entro la fine della settimana.

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