Carburanti: Cgia, 1,1 miliardi in più al mese (News Italia Media) -
Roma, 8 Agosto - A parità di consumi rispetto al 2025, nel 2026 il caro
carburanti rischia di pesare sulle tasche degli italiani per oltre 1,1
miliardi di euro in più ogni mese, pari a 13,6 miliardi di euro
nell'intero anno. Un aggravio economico di dimensioni rilevanti, che
potrebbe mettere seriamente a rischio i bilanci di molte famiglie e la
competitività di un numero altrettanto elevato di imprese. Si tratta di
rincari molto pesanti che, secondo l'Ufficio studi della CGIA, le misure
adottate dal Governo non sono finora riuscite a compensare. Pur avendo
stanziato oltre 2,35 miliardi di euro per contenere il prezzo alla pompa
di benzina e gasolio, l'impatto degli aumenti continua infatti a essere
di gran lunga superiore. In linea puramente teorica, i 2,35 miliardi di
tagli alle accise introdotti finora per il 2026 hanno sterilizzato gli
aumenti di soli 2 mesi su 12. Dove trovare i soldi?Dopo l’approvazione
del Parlamento della risoluzione del Governo, che ha annunciato
l'intenzione di chiedere alla Commissione europea l'attivazione della
clausola di salvaguardia per escludere le spese per l'energia dai
vincoli del Patto di Stabilità, analogamente a quanto avverrà per quelle
destinate alla difesa, si apre ora la fase del confronto con Bruxelles.
Se arriverà il via libera, le risorse aggiuntive – quasi 14,5 miliardi
di euro da spendere nell'arco di tre anni – non saranno comunque
disponibili prima del prossimo autunno e saranno finanziate attraverso
un ulteriore incremento del debito pubblico. La richiesta avanzata dal
Governo è sicuramente condivisibile. Tuttavia, solleva un dubbio. Pur
essendo destinate a finanziare interventi per accelerare la transizione
ecologica e non misure di riduzione dei prezzi, di fronte all'urgenza di
sostenere famiglie e aziende alle prese con il caro carburanti e il
peso delle bollette, è davvero inevitabile ricorrere a nuovo debito? Una
strada alternativa, secondo l’Ufficio studi della CGIA, non potrebbe
essere quella di intervenire sulla spesa pubblica? Nel 2026, al netto
degli interessi, le uscite dello Stato raggiungeranno il livello record
di quasi 1.090 miliardi di euro: una riduzione anche solo dell'1 per
cento libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero
essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel,
luce e gas. È vero che una parte consistente di questa spesa è già stata
impegnata e nessuno, tanto meno noi, ha in mente di intervenire
tagliando lo stato sociale. Ci mancherebbe altro. Tuttavia, esistono
ancora capitoli di bilancio sui quali sarebbe possibile intervenire,
tagliando sprechi e inefficienze, evitando così di scaricare l'intero
costo dell'emergenza energetica sulle future generazioni attraverso un
nuovo aumento del debito.Spesa carburanti + 13,6 miliardiCon i prezzi
alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi,
nell'ultima settimana, rispettivamente attorno ai 2 e ai 2,10 euro al
litro — con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell'inizio del
conflitto nel Golfo Persico, del +19,3 cento per la verde e del +21,5
per cento per il gasolio — l'Ufficio studi della CGIA prevede, per il
2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6
miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento.
Un aggravio che su base mensile si aggira attorno a 1,1 miliardi di
euro. A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini
percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l’aumento
raggiungerebbe il 21,6 per cento (+9,8 milioni di euro al mese). Seguono
la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3 per cento:
nel primo caso l’impatto economico mensile è stimato in 89 milioni di
euro, nel secondo in quasi 70 milioni. Un quadro che evidenzia come
l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti
significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute
particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del
Mezzogiorno.Finora contro il caro-energia sostegni per 7,3 miliardi di
euroDa quando è scoppiato il conflitto tra Stati Uniti e Iran,
l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha messo in campo risorse per
oltre 7,3 miliardi di euro a favore di cittadini e aziende: 5 miliardi
destinati a contenere l'aumento delle bollette di energia elettrica e
gas, mentre 2,3 miliardi sono stati impiegati per ridurre le accise sui
carburanti. Si tratta di una somma rilevante, che tuttavia riuscirebbe a
compensare poco più di un quarto dei 29 miliardi di maggiori costi
previsti per fronteggiare i rincari dei carburanti, del gas e
dell’energia elettrica. Importo, quest’ultimo, stimato nelle settimane
scorse dall’Ufficio studi della CGIA. Proprio per questo, il Governo
sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro entro il prossimo
autunno contro il caro energia, ancora prima dell'approvazione della
Legge di bilancio 2027. Un'operazione possibile solo se, come dicevamo
più sopra, il Consiglio Europeo concederà la clausola di salvaguardia,
per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in
procedure di infrazione.------LINK ALL'ARTICOLO: https://newsitaliamedia.it/
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