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Cina in Angola sfida sui porti gli Usa (e il Piano Mattei) ##Cina in Angola sfida sui porti gli Usa (e il Piano Mattei)

 


Cina in Angola sfida sui porti gli Usa (e il Piano Mattei) ##Cina in Angola sfida sui porti gli Usa (e il Piano Mattei) Nuovo investimento cinese da 900 milioni di dollari Roma, 4 ago. (askanews) - Sulla costa atlantica dell'Angola sta prendendo forma uno dei confronti più interessanti tra Cina e Stati uniti per l'influenza economica in Africa. Ma più che scegliere tra Washington e Pechino, il governo di Luanda sembra intenzionato a sfruttarne la concorrenza, moltiplicando i partner, le infrastrutture e le rotte commerciali a propria disposizione. Il nuovo tassello è l'accordo da 900 milioni di dollari firmato dalla controllata angolana del gruppo cinese Huatong per la costruzione e la gestione di nuove infrastrutture portuali a Barra do Dande, a nord della capitale. Il progetto comprenderà un terminal portuale, collegamenti stradali ed energetici e strutture destinate a servire la zona franca industriale sviluppata nella stessa area. La prima fase dovrebbe essere completata in due anni, mentre altre due fasi sono previste entro il 2030. Secondo le stime dei promotori, il porto potrà accogliere navi da 80.000 tonnellate, creare fino a 21.000 posti di lavoro e generare attività economiche per 10 miliardi di dollari l'anno. Si tratta ancora di previsioni, ma la dimensione dell'investimento indica la volontà cinese di consolidare una presenza che in Angola non è più limitata ai prestiti garantiti dal petrolio. Barra do Dande rappresenta infatti l'evoluzione del modello utilizzato per oltre vent'anni da Pechino nel continente. Nella prima fase della relazione tra Cina e Angola, le banche statali cinesi finanziavano strade, ferrovie, ospedali e abitazioni in cambio di forniture petrolifere. Oggi, con Luanda impegnata a ridurre la dipendenza dal greggio e Pechino più prudente nella concessione di grandi prestiti sovrani, l'intervento cinese si sposta verso investimenti industriali, concessioni pluridecennali e infrastrutture costruite attorno ad attività produttive. Huatong ha già avviato nella zona franca un polo per la lavorazione dell'alluminio. Il nuovo porto servirà quindi non soltanto a movimentare merci, ma a integrare produzione, energia, logistica ed esportazioni. È proprio questa capacità di costruire un intero ecosistema industriale a continuare a distinguere l'offerta cinese da quella occidentale.(Segue) Mos 20260804T103602Z  


Cina in Angola sfida sui porti gli Usa (e il Piano Mattei) -2- ##Cina in Angola sfida sui porti gli Usa (e il Piano Mattei) -2- Roma, 4 ago. (askanews) - Gli Stati uniti sono tornati a guardare all'Angola soprattutto attraverso il Corridoio di Lobito, la ferrovia che collega il porto atlantico alle regioni minerarie della Repubblica democratica del Congo e, in prospettiva, dello Zambia. Nel dicembre 2024 Joe Biden scelse proprio l'Angola per la sua unica visita presidenziale nell'Africa subsahariana, presentando Lobito come il simbolo di un rinnovato impegno statunitense nel continente. L'amministrazione di Donald Trump ha mantenuto il sostegno al progetto, sebbene con motivazioni differenti. Se Biden aveva inserito il corridoio nella strategia per la transizione energetica, Trump ne ha accentuato il valore geoeconomico: garantire agli Stati uniti e ai loro alleati un accesso più sicuro al rame, al cobalto e agli altri minerali critici necessari all'industria tecnologica e militare. La Development Finance Corporation statunitense ha impegnato 553 milioni di dollari per la ferrovia e il terminal minerario di Lobito. Il progetto ha inoltre ricevuto il sostegno dell'Unione europea, del G7 e dell'Italia, che lo ha inserito tra le iniziative internazionali collegate al Piano Mattei. Il nuovo investimento cinese non costituisce però una risposta speculare a Lobito. I due progetti hanno caratteristiche differenti. Il Corridoio di Lobito è soprattutto una via ferroviaria transnazionale destinata a trasportare verso l'Atlantico i minerali della cintura del rame. Barra do Dande è invece un porto collegato a una zona franca e a un programma di industrializzazione sviluppato nei pressi di Luanda. La competizione non riguarda quindi il controllo della stessa infrastruttura, ma il modello di relazione offerto all'Angola. Washington punta sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento e sull'accesso alle materie prime. Pechino propone porti, impianti industriali, energia e concessioni di lungo periodo, mantenendo un vantaggio nella rapidità di esecuzione e nei costi delle opere. Non va inoltre confuso il ruolo cinese a Barra do Dande con la gestione attuale del porto commerciale di Lobito. Nel 2022 Citic Construction e Shandong Port Group si erano aggiudicate una gara per i terminal container e merci generali, ma la concessione è stata successivamente affidata ad Africa Global Logistics, società controllata dal gruppo italo-svizzero Msc. La ferrovia è invece gestita dal consorzio Lobito Atlantic Railway, formato da Trafigura, dalla portoghese Mota-Engil e da Vecturis. Il quadro è dunque più articolato di una semplice spartizione tra un porto americano e uno cinese. Luanda sta distribuendo concessioni e opportunità tra diversi attori, evitando di dipendere da una sola potenza. Anche sul piano diplomatico, il presidente Joao Lourenco ha approfondito le relazioni con Washington senza rinunciare al partenariato strategico con Pechino, elevato nel 2024 a uno dei livelli più alti previsti dalla diplomazia cinese. Per l'Angola la competizione rappresenta un vantaggio. Il paese può ottenere capitali, infrastrutture e accesso ai mercati occidentali senza interrompere una relazione con la Cina costruita in decenni di finanziamenti e cooperazione. La scelta di campo immaginata da alcuni settori statunitensi appare quindi improbabile. Più realisticamente, Luanda cercherà di mettere in concorrenza i partner, scegliendo di volta in volta le condizioni più favorevoli. Il caso angolano pone anche una questione per il Piano Mattei. L'Italia ha promesso di mobilitare fino a 320 milioni di dollari per iniziative legate al Corridoio di Lobito. Cassa depositi e prestiti e Sace hanno inoltre accordato un finanziamento da 250 milioni di euro all'Africa Finance Corporation per progetti nei trasporti, nell'energia e nella logistica, comprese le opportunità connesse al corridoio. Il rischio è tuttavia che il contributo italiano ed europeo resti meno visibile rispetto ai grandi cantieri cinesi. Pechino può associare il proprio nome a un porto da 900 milioni di dollari, a una zona franca e a un polo industriale. L'intervento occidentale passa invece attraverso consorzi internazionali, garanzie finanziarie e istituzioni multilaterali, strumenti spesso più prudenti ma difficili da tradurre in un'immagine immediatamente riconoscibile. Esiste poi una questione politica. Se il Corridoio di Lobito verrà percepito soltanto come una strada costruita per portare rame e cobalto fuori dall'Africa, mentre la Cina finanzia impianti per trasformare le materie prime sul posto, Pechino potrà continuare a presentarsi come il partner dell'industrializzazione e l'Occidente come il partner dell'estrazione. Per evitare questo risultato, il Piano Mattei dovrà andare oltre il finanziamento della ferrovia e coinvolgere maggiormente le imprese italiane nella lavorazione locale, nell'energia, nell'agricoltura, nella logistica, nella formazione e nella produzione di macchinari. L'Italia difficilmente potrà competere con la Cina nella costruzione di grandi infrastrutture a basso costo, ma può offrire tecnologia, competenze industriali e capacità di trasformazione in settori nei quali il sistema produttivo angolano è ancora debole. Barra do Dande non segna quindi la sconfitta del Corridoio di Lobito né l'espulsione degli Stati uniti dall'Angola. Dimostra però che un singolo progetto, per quanto strategico, non è sufficiente a spezzare l'influenza costruita dalla Cina in Africa. La sfida non si giocherà soltanto su chi riuscirà a trasportare più rapidamente i minerali congolesi verso l'Atlantico. Si giocherà sulla capacità di trasformare porti e ferrovie in sviluppo industriale, occupazione e valore aggiunto per i paesi africani. Ed è su questo terreno che Cina, Stati uniti, Unione europea (e Piano Mattei) dovranno misurare la credibilità delle rispettive promesse. Mos 20260804T103609Z  

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