9CO1826524 4 EST ITA R01 R. STAMPA / UCRAINA, LIVAS: GUERRA NON PIU' CIRCOSCRITTA (9Colonne) Roma, 4 ago - "La domanda da porsi è: che cosa vuole ottenere l'Ucraina? Vuole colpire in profondità la Russia, provocandole un danno economico così forte da spingerla ad aumentare l'escalation e ottenere, in questo modo, un maggiore aiuto dai Paesi europei? Oppure vuole arrivare a un accordo negoziato, facendo sanguinare la Russia fino a costringerla a cedere su alcuni punti diplomatici? In questo momento è difficile valutarlo. Una cosa, pero, è sicura: il conflitto non è circoscritto soltanto a Ucraina e Russia, ma si inserisce in una dinamica di potenze in lotta tra loro" e la guerra "comincia a diventare sempre più totale e coinvolge non soltanto le truppe al fronte". Lo afferma, in una intervista a Sussidiario Tv, l'analista geopolitico Giorgio Livas, sostenendo che "il negoziato e il conflitto non sono in antitesi. Molte volte vanno avanti insieme. Più procede il negoziato, più il dramma umano della guerra può accentuarsi, perché ciascuna parte cerca di ottenere una posizione di maggiore forza. Il fatto che si discuta non significa, quindi, che sul terreno la pressione diminuisca". E aggiunge: "Gli Stati Uniti sono indubbiamente la potenza egemone, ma non hanno un potere assoluto. Non siamo più negli anni Novanta: Washington non può decidere da sola il trattato di pace, non può costringere in maniera permanente la Russia ad accettare le sue posizioni e, allo stesso tempo, non può semplicemente far piegare l'Ucraina, dopo tutto il sangue versato e con la presenza dei finanziatori europei". La possibile visita a Kiev di Steve Witkoff e Jared Kushner segnala un cambiamento della postura americana? "No. Almeno da quello che sembra, la postura americana non sta cambiando. Trump, al di là del personaggio e delle dichiarazioni molto diverse da quelle del suo predecessore, sta mantenendo la stessa linea operativa. Agli Stati Uniti interessava rompere i rapporti della Germania con la Russia e mettere in crisi le relazioni economiche di Berlino. In prospettiva, il vero rivale strategico poteva essere la Germania, nonostante i suoi problemi cronici. La Russia, invece, non è un rivale strategico di primo livello per Washington: non ha la stessa forza economica, pur conservando l'eredità dell'impero sovietico", "quello che interessa agli Stati Uniti è che la Russia non finisca completamente tra le braccia della Cina e, nello stesso tempo, che non si disintegri. Mosca deve infatti fronteggiare l'avanzata cinese non soltanto lungo i propri confini, ma anche verso l'Asia centrale". E conclude: "L'Iran è un gigante, un colosso dell'area con 92 milioni di abitanti, collocato al centro di un'arteria energetica strategica, vicino al Mar Caspio e in grado di controllare lo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti vogliono colpire l'Iran, ma hanno anche paura che crolli. È una contraddizione che pesa: indebolire Teheran è un obiettivo, ma una sua destabilizzazione completa potrebbe produrre conseguenze difficili da controllare". (redm) 040827 AGO 26
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