CARBURANTI, USIF: AIUTI NON SIANO SOLO IN BASE AL REDDITO
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4 POL ITA R01 CARBURANTI, USIF: AIUTI NON SIANO SOLO IN BASE AL REDDITO
(9Colonne) Roma, 28 ago - "Per molti colleghi l'auto privata non è una
scelta, ma una necessità per raggiungere la sede e garantire il
servizio. Il Governo fa bene a intervenire per contenere l'impatto del
caro carburanti sulle famiglie. Ma se, come annunciato, si procederà
verso misure di sostegno maggiormente selettive e concentrate sulle
fasce di reddito più bisognose, chiediamo che nella definizione dei
criteri venga considerata anche la particolare condizione dei lavoratori
del comparto sicurezza e difesa e, in particolare, dei finanzieri". Lo
afferma Vincenzo Piscozzo, segretario generale dell'Unione Sindacale
Italiana Finanzieri (USIF). "Siamo favorevoli - sottolinea Piscozzo - a
ogni misura che possa aiutare le famiglie maggiormente colpite
dall'aumento dei costi. Non intendiamo certamente contestare la
necessità di sostenere chi si trova in maggiore difficoltà. Chiediamo
però che il reddito non sia l'unico parametro utilizzato per fotografare
il reale peso economico della mobilità. Per un finanziere il costo del
carburante può assumere una dimensione diversa rispetto a quella di un
normale lavoratore pendolare. Ci sono colleghi che devono raggiungere
quotidianamente sedi di servizio anche molto distanti dal luogo di
residenza, spesso in comuni diversi e, soprattutto, con turnazioni che
possono iniziare o terminare in orari nei quali il trasporto pubblico
semplicemente non è disponibile. In questi casi utilizzare l'auto
propria non è una scelta di comodità: è una necessità determinata
dall'organizzazione del servizio. Il problema - aggiunge - è
particolarmente evidente nelle grandi aree metropolitane, dove il costo
della vita e delle abitazioni porta molti lavoratori a risiedere lontano
dalla sede di servizio. Il pendolarismo può diventare quindi quotidiano
e particolarmente oneroso. A questo si sommano i turni notturni,
festivi e le articolazioni dell'orario di servizio che rendono spesso
impraticabile il ricorso ai mezzi pubblici". Secondo USIF, dunque, "non
sarebbe sufficiente una misura costruita esclusivamente sulla base
dell'ISEE o del reddito familiare. Occorre valutare anche la distanza
tra residenza e sede di servizio, l'effettiva disponibilità del
trasporto pubblico e l'articolazione dei turni, così da intercettare
quelle situazioni nelle quali il costo della mobilità incide in maniera
significativa sul reddito disponibile della famiglia". "Non chiediamo
privilegi - precisa Piscozzo - e non chiediamo che i finanzieri vengano
messi davanti alle altre categorie di lavoratori. Chiediamo
semplicemente che venga riconosciuta una specificità oggettiva: chi
lavora nella sicurezza deve spesso essere presente sul posto di lavoro
quando gli altri mezzi di trasporto non ci sono. Un conto è poter
scegliere tra automobile, treno e autobus - osserva - un altro è dover
prendere la propria automobile perché il turno comincia alle cinque del
mattino, termina a tarda sera o si svolge durante la notte. In quel caso
il costo del carburante diventa, di fatto, un costo necessario per
poter svolgere il proprio lavoro". USIF chiede pertanto al Governo di
"aprire un confronto con le rappresentanze sindacali del comparto
sicurezza e difesa prima di definire i criteri delle eventuali nuove
misure di sostegno". (redm) 281115 AGO 26

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