Napoli: inchiesta Unipegaso, senza proroga esami a distanza 'siamo tutti fuorilegge'
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Napoli: inchiesta Unipegaso, senza proroga esami a distanza 'siamo tutti fuorilegge' Napoli, 9 ott. (LaPresse) - Sarebbe stato consapevole che, senza una proroga degli esami a distanza, l’ateneo avrebbe rischiato di finire fuori dalle regole. Per questo, secondo i magistrati napoletani, Fabio Domenico Vaccarono, già amministratore delegato di Multiversity, avrebbe sollecitato tramite Luigi Bisignani il rinnovo del regime eccezionale, perché, altrimenti, "siamo tutti fuorilegge". È un passaggio dell’inchiesta della Dda di Napoli sull’università telematica Unipegaso, controllata dal gruppo Multiversity, culminata nei giorni scorsi in un decreto di perquisizione eseguito dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria. Il regime è quello che, durante l’emergenza Covid, aveva consentito gli esami a distanza. Per i pm (inchiesta in capo al procuratore aggiunto Sergio Ferrigno, sostituti Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano), anche dopo l’acquisizione dell’ateneo da parte del fondo Cvc le modalità da remoto sarebbero state mantenute, con validazione e verbalizzazione delle tracce audio e video affidate al personale amministrativo per carenza di docenti e senza tempestive sanatorie delle carriere irregolari. L’11 febbraio 2026 Vaccarono avrebbe chiesto a Bisignani di "incontrare la famiglia", seguito da altri contatti con altri indagati. La proroga, però, non è arrivata: il Ministero dell’Università e della Ricerca ha chiuso la stagione degli esami a distanza. Nessuna condotta illecita è attribuita alla ministra Anna Maria Bernini né a esponenti del Ministero, e Bisignani non è indagato. Il passaggio sarebbe un tassello di un quadro più ampio: la tutela degli interessi economici e strategici di Multiversity e Unipegaso. Qui si inserisce il secondo filone, quello sull’informazione. Mentre aumentava il rischio che le indagini diventassero pubbliche, gli indagati avrebbero tentato di costruire una rete di rapporti con gli editori, promettendo nuovi contratti o investimenti pubblicitari moltiplicati, per avere un filo diretto con i vertici delle testate. È la cosiddetta “operazione filtro” o “strategia Ferrante”, da Andrea Ferrante, referente apicale del fondo Cvc Italia, proprietario del gruppo. Per i magistrati, che ipotizzano l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione tra privati, serviva a “silenziare, pilotare, ritardare o attenuare” le notizie sull’indagine e a ridurne l’impatto economico e reputazionale: contatti diretti con direttori e responsabili ("coverage one to one") e linee narrative già pronte, in cambio di budget pubblicitari promessi o aumentati, per avere preavviso sulle notizie e incidere su titolo, collocazione e tempi, fino alla diffusione "in forma marginale, locale o attenuata". POL CAM mca/ddn 091620 OTT 26

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