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La
memoria non si relativizza: contro il revisionismo di classe e la
legittimazione del fascismo.Le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni
alla stampa estera sul ventennio fascista rappresentano l'ennesimo
tentativo di sdoganare una narrazione relativista e pacificatrice, utile
solo agli interessi della classe dominante. Affermare che la percezione
del fascismo dipenda dall'angolazione temporale o dall'essere "immersi
negli eventi" è una falsificazione storica e politica che respingiamo
con forza.Il fascismo non è stato una "fase complessa" da analizzare con
distacco accademico. È stato, fin dalle sue origini, lo strumento
armato del grande capitale e dei proprietari terrieri per schiacciare le
conquiste della classe operaia e del movimento contadino. È stato
l'assassinio sistematico degli oppositori politici, il confino, la
soppressione di ogni libertà sindacale, la complicità con l'imperialismo
più feroce e la macelleria sociale culminata nella tragedia della
seconda guerra mondiale.Non esiste alcuna "complessità" che possa
giustificare il sangue di Giacomo Matteotti, le torture nei confronti
dei militanti comunisti o l'invio di migliaia di figli del proletariato a
morire sul fronte russo per servire gli interessi dell'asse
nazifascista. Così come non si può scindere quella radice totalitaria
dalla lunga scia di sangue delle stragi di Stato – da Piazza Fontana
alla stazione di Bologna – in cui il neofascismo è stato la manovalanza
criminale della reazione borghese contro il pericolo di un avanzamento
delle masse popolari.Per i comunisti, la memoria non è un esercizio di
stile o una questione di punti di vista. La memoria è uno strumento di
lotta. Il giudizio storico sul fascismo è già stato scritto dalla
Resistenza e dalle brigate partigiane. Liquidare questa verità significa
tentare di cancellare la natura strutturalmente violenta del
capitalismo quando ha bisogno della reazione per difendere i propri
profitti. Oggi più che mai, contrastare il revisionismo storico della
destra significa difendere l'attualità dell'antifascismo militante e la
prospettiva dell'emancipazione dei lavoratori.

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