- Scoperta la stella più veloce della Via Lattea, corre a 25mila km al secondo
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Scoperta
la stella più veloce della Via Lattea, corre a 25mila km al secondo
(EMBARGO ALLE 17:00) Orbita attorno al gigantesco buco nero al centro
della galassia (ANSA) - ROMA, 19 AGO - (EMBARGO ALLE 17:00) Percorre
25mila chilometri in appena un secondo, viaggia a oltre l'8% della
velocità della luce: è la stella più veloce mai vista nella Via Lattea e
orbita attorno al gigantesco buco nero al centro della nostra galassia.
A scoprirla è stato il lavoro guidato da Felix Mang, dell'Istituto Max
Planck per la Fisica extraterrestre di Garching in Germania, e
pubblicato su Nature grazie alle osservazioni fatte con il Very Large
Telescope Interferometer dell'Osservatorio Europeo Australe che si trova
in Cile, nel deserto di Atacama. "La particolarità di questa stella è
che orbita attorno a Sagittarius A* su un'orbita molto stretta, infatti
impiega solo 8,7 anni per completarla, e si avvicina al buco nero a una
distanza pari ad appena 12 volte quella tra la Terra e il Sole. È un
cosa mai vista", ha spiegato Mang. Numeri difficili da immaginare ma che
possono dare almeno in parte una misura se pensiamo che la stella,
ribattezzata S301, viaggia a una velocità di circa 1000 volte quella
della Terra attorno al Sole o 100.000 volte più veloce di un aereo di
linea, e che sfiora il buco nero passando a una distanza simile a quella
che c'è tra Saturno e il Sole. Ma uno degli elementi scientificamente
più interessanti è che la stella passa talmente vicina al buco nero da
risentire persino degli effetti di rotazione del buco nero stesso, ciò
la rende di fatto una sorta di sonda da cui poter ottenere preziose
informazioni sulle dinamiche dei buchi neri. Secondo i modelli teorici,
infatti, questi ultimi hanno una loro rotazione, un movimento trascina e
deforma lo spaziotempo: "Con questa stella speriamo di misurare, entro i
prossimi 10 anni, la rotazione del buco nero. Per la prima volta,
saremmo in grado di misurare direttamente la rotazione di un buco nero
massiccio, il che rappresenterebbe un test fondamentale per la teoria di
Einstein", ha aggiunto Stefan Gillessen, del Max Planck e coautore
dello studio. (ANSA)

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