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Salute: anticoagulanti NOAC associati declino cognitivo lento =

 


Salute: anticoagulanti NOAC associati declino cognitivo lento =

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Max Ghibli

11:42 (53 minuti fa)
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AGI0234 3 SST 0 R01 / Salute: anticoagulanti NOAC associati declino cognitivo lento = (AGI) - Roma, 12 ago. - (EMBARGO ORE 13.00) - Le persone con fibrillazione atriale e malattia di Alzheimer trattate con i piu' recenti anticoagulanti orali, i NOAC, hanno mostrato un declino della funzione cognitiva significativamente piu' lento rispetto ai pazienti trattati con warfarin o non sottoposti ad alcuna terapia anticoagulante. E' quanto emerge da uno studio nazionale svedese su 7.308 persone con entrambe le patologie, condotto da Nanbo Zhu, Maria Eriksdotter e colleghi del Karolinska Institutet e pubblicato sull'European Heart Journal. La differenza osservata corrispondeva a poco piu' di 0,2 punti l'anno al Mini-Mental State Examination, MMSE, il test standardizzato utilizzato per seguire nel tempo le capacita' cognitive. La fibrillazione atriale e' un disturbo del ritmo cardiaco frequente nelle persone anziane e interessa anche molti pazienti con Alzheimer. Viene spesso trattata con farmaci anticoagulanti per ridurre il rischio di formazione di coaguli. Studi precedenti hanno suggerito che l'uso di anticoagulanti possa diminuire il rischio di sviluppare demenza, mentre e' meno chiaro il loro possibile effetto nei pazienti che hanno gia' ricevuto una diagnosi di Alzheimer. "Ci sono ragioni per ritenere che il trattamento possa avere un effetto positivo sulla cognizione, per esempio migliorando il flusso sanguigno e riducendo i danni di piccola entita' nel cervello", ha spiegato Maria Eriksdotter, professoressa al Department of Neurobiology, Care Sciences and Society del Karolinska Institutet e consulente senior in medicina geriatrica al Karolinska University Hospital, che ha guidato lo studio. L'analisi si e' basata sui dati del registro nazionale di qualita' SveDem, Swedish Register for Cognitive Disorders/Dementia. I ricercatori hanno incluso 7.308 persone affette contemporaneamente da fibrillazione atriale e malattia di Alzheimer e le hanno suddivise in tre gruppi appaiati: pazienti trattati con NOAC, pazienti che assumevano il piu' vecchio anticoagulante warfarin e persone che non utilizzavano alcun farmaco anticoagulante. La funzione cognitiva dei partecipanti e' stata seguita nel tempo attraverso il Mini-Mental State Examination. I risultati hanno mostrato che il gruppo trattato con NOAC presentava una diminuzione piu' lenta del punteggio rispetto sia a quello sottoposto a warfarin sia a quello senza terapia anticoagulante. "La differenza e' modesta per un singolo paziente da un anno all'altro, ma su un periodo piu' lungo anche un effetto di questo tipo potrebbe influenzare l'evoluzione della funzione cognitiva", ha osservato Nanbo Zhu, ricercatore al Department of Neurobiology, Care Sciences and Society del Karolinska Institutet. "I nostri risultati suggeriscono che il trattamento con NOAC possa avere rilevanza anche per la cognizione in questo gruppo di pazienti". Gli studiosi hanno inoltre analizzato altri esiti clinici. Le persone trattate con NOAC hanno presentato un rischio inferiore di morte, ictus, coaguli e fratture rispetto a quelle che non ricevevano anticoagulanti. Anche il warfarin e' risultato associato a un rischio inferiore di morte, ictus e coaguli, ma allo stesso tempo a un rischio piu' elevato di sanguinamenti maggiori. Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di uno studio osservazionale e che, di conseguenza, non e' possibile stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto tra l'assunzione dei NOAC e il rallentamento del declino cognitivo. Alcuni fattori capaci di influenzare sia la scelta del trattamento sia gli esiti di salute non hanno potuto essere analizzati completamente. Un ulteriore limite riguarda la possibilita' che alcuni pazienti abbiano cambiato farmaco durante il periodo di osservazione. Anche questo elemento puo' rendere piu' complessa l'interpretazione delle differenze registrate tra i gruppi. Il lavoro si concentra quindi su un'associazione osservata in una vasta popolazione reale di pazienti svedesi e non dimostra che i NOAC rallentino direttamente l'Alzheimer. Secondo gli autori, tuttavia, il dato suggerisce che la scelta dell'anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale e Alzheimer potrebbe avere implicazioni non soltanto per la prevenzione di ictus e trombosi, ma anche per l'andamento della funzione cognitiva nel tempo. Lo studio e' stato finanziato, tra gli altri, dallo Swedish Research Council, dalla Swedish Brain Foundation, da CIMED, dai fondi ALF e dal Karolinska Institutet. Eriksdotter ha dichiarato consulenze occasionali con BioArctic, Roche, Eli Lilly, Biogen/Eisai e Novo Nordisk e partecipazioni a simposi sponsorizzati da Roche e BioArctic/Eisai. Gli altri autori non hanno riportato conflitti di interesse. (AGI)Sci/Mld 121235 AGO 26  

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