Salute: anticoagulanti NOAC associati declino cognitivo lento =
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AGI0234
3 SST 0 R01 / Salute: anticoagulanti NOAC associati declino cognitivo
lento = (AGI) - Roma, 12 ago. - (EMBARGO ORE 13.00) - Le persone con
fibrillazione atriale e malattia di Alzheimer trattate con i piu'
recenti anticoagulanti orali, i NOAC, hanno mostrato un declino della
funzione cognitiva significativamente piu' lento rispetto ai pazienti
trattati con warfarin o non sottoposti ad alcuna terapia anticoagulante.
E' quanto emerge da uno studio nazionale svedese su 7.308 persone con
entrambe le patologie, condotto da Nanbo Zhu, Maria Eriksdotter e
colleghi del Karolinska Institutet e pubblicato sull'European Heart
Journal. La differenza osservata corrispondeva a poco piu' di 0,2 punti
l'anno al Mini-Mental State Examination, MMSE, il test standardizzato
utilizzato per seguire nel tempo le capacita' cognitive. La
fibrillazione atriale e' un disturbo del ritmo cardiaco frequente nelle
persone anziane e interessa anche molti pazienti con Alzheimer. Viene
spesso trattata con farmaci anticoagulanti per ridurre il rischio di
formazione di coaguli. Studi precedenti hanno suggerito che l'uso di
anticoagulanti possa diminuire il rischio di sviluppare demenza, mentre
e' meno chiaro il loro possibile effetto nei pazienti che hanno gia'
ricevuto una diagnosi di Alzheimer. "Ci sono ragioni per ritenere che il
trattamento possa avere un effetto positivo sulla cognizione, per
esempio migliorando il flusso sanguigno e riducendo i danni di piccola
entita' nel cervello", ha spiegato Maria Eriksdotter, professoressa al
Department of Neurobiology, Care Sciences and Society del Karolinska
Institutet e consulente senior in medicina geriatrica al Karolinska
University Hospital, che ha guidato lo studio. L'analisi si e' basata
sui dati del registro nazionale di qualita' SveDem, Swedish Register for
Cognitive Disorders/Dementia. I ricercatori hanno incluso 7.308 persone
affette contemporaneamente da fibrillazione atriale e malattia di
Alzheimer e le hanno suddivise in tre gruppi appaiati: pazienti trattati
con NOAC, pazienti che assumevano il piu' vecchio anticoagulante
warfarin e persone che non utilizzavano alcun farmaco anticoagulante. La
funzione cognitiva dei partecipanti e' stata seguita nel tempo
attraverso il Mini-Mental State Examination. I risultati hanno mostrato
che il gruppo trattato con NOAC presentava una diminuzione piu' lenta
del punteggio rispetto sia a quello sottoposto a warfarin sia a quello
senza terapia anticoagulante. "La differenza e' modesta per un singolo
paziente da un anno all'altro, ma su un periodo piu' lungo anche un
effetto di questo tipo potrebbe influenzare l'evoluzione della funzione
cognitiva", ha osservato Nanbo Zhu, ricercatore al Department of
Neurobiology, Care Sciences and Society del Karolinska Institutet. "I
nostri risultati suggeriscono che il trattamento con NOAC possa avere
rilevanza anche per la cognizione in questo gruppo di pazienti". Gli
studiosi hanno inoltre analizzato altri esiti clinici. Le persone
trattate con NOAC hanno presentato un rischio inferiore di morte, ictus,
coaguli e fratture rispetto a quelle che non ricevevano anticoagulanti.
Anche il warfarin e' risultato associato a un rischio inferiore di
morte, ictus e coaguli, ma allo stesso tempo a un rischio piu' elevato
di sanguinamenti maggiori. Gli autori sottolineano tuttavia che si
tratta di uno studio osservazionale e che, di conseguenza, non e'
possibile stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto tra
l'assunzione dei NOAC e il rallentamento del declino cognitivo. Alcuni
fattori capaci di influenzare sia la scelta del trattamento sia gli
esiti di salute non hanno potuto essere analizzati completamente. Un
ulteriore limite riguarda la possibilita' che alcuni pazienti abbiano
cambiato farmaco durante il periodo di osservazione. Anche questo
elemento puo' rendere piu' complessa l'interpretazione delle differenze
registrate tra i gruppi. Il lavoro si concentra quindi su
un'associazione osservata in una vasta popolazione reale di pazienti
svedesi e non dimostra che i NOAC rallentino direttamente l'Alzheimer.
Secondo gli autori, tuttavia, il dato suggerisce che la scelta
dell'anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale e Alzheimer
potrebbe avere implicazioni non soltanto per la prevenzione di ictus e
trombosi, ma anche per l'andamento della funzione cognitiva nel tempo.
Lo studio e' stato finanziato, tra gli altri, dallo Swedish Research
Council, dalla Swedish Brain Foundation, da CIMED, dai fondi ALF e dal
Karolinska Institutet. Eriksdotter ha dichiarato consulenze occasionali
con BioArctic, Roche, Eli Lilly, Biogen/Eisai e Novo Nordisk e
partecipazioni a simposi sponsorizzati da Roche e BioArctic/Eisai. Gli
altri autori non hanno riportato conflitti di interesse. (AGI)Sci/Mld
121235 AGO 26

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