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Tumori: riattivare p53 mutata mostra effetti leucemie aggressive

 


Tumori: riattivare p53 mutata mostra effetti leucemie aggressive =

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Max Ghibli

11:42 (54 minuti fa)
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AGI0227 3 SST 0 R01 / Tumori: riattivare p53 mutata mostra effetti leucemie aggressive = (AGI) - Roma, 12 ago. - (EMBARGO ORE 20.00) - Una combinazione di triossido di arsenico e decitabina e' riuscita a riattivare alcune forme strutturalmente mutate della proteina oncosoppressore p53, uccidendo cellule di leucemia e di altre neoplasie del sangue e mostrando segnali di efficacia anche in un piccolo studio pilota su cinque pazienti. A mettere a punto la strategia sono stati Huaxin Song dello Shanghai Jiao Tong University Medical School Affiliated Ruijin Hospital e colleghi, che hanno studiato il trattamento nella leucemia mieloide acuta, AML, e nelle sindromi mielodisplastiche, MDS, caratterizzate da mutazioni strutturali di p53. I risultati sono pubblicati su Science Translational Medicine. La proteina p53 e' uno dei principali oncosoppressori dell'organismo ed e' mutata in quasi la meta' di tutti i tumori. Proprio per la sua diffusione, da anni rappresenta uno dei bersagli piu' studiati nella ricerca di nuove terapie antitumorali. Sono state sviluppate decine di piccole molecole dirette contro le forme mutate della proteina con l'obiettivo di ripristinarne le capacita' di soppressione tumorale. Finora, tuttavia, poche di queste strategie hanno prodotto benefici clinici significativi per i pazienti. Secondo gli autori, questo indica la necessita' di comprendere meglio la biologia delle diverse mutazioni di p53 e di sviluppare approcci in grado di distinguere tra alterazioni con caratteristiche differenti. Song e colleghi hanno concentrato l'attenzione sul triossido di arsenico, un farmaco gia' approvato e capace di riattivare alcune mutazioni strutturali di p53. I ricercatori lo hanno combinato con la decitabina, un farmaco gia' utilizzato contro leucemia mieloide acuta e sindromi mielodisplastiche e capace di favorire la demetilazione del DNA. La combinazione e' stata inizialmente sperimentata su linee cellulari tumorali e modelli murini portatori di mutazioni strutturali di p53. Il trattamento ha determinato la morte delle cellule tumorali attraverso la riattivazione delle forme mutate della proteina. Questo recupero funzionale di p53 ha a sua volta migliorato la risposta alla decitabina. Gli esperimenti hanno inoltre mostrato un aumento dell'espressione del gene IRF7, coinvolto nella regolazione delle risposte dell'interferone. Dopo i risultati preclinici, i ricercatori hanno valutato la strategia in un piccolo studio pilota che ha coinvolto cinque pazienti affetti da leucemia mieloide acuta o sindromi mielodisplastiche con mutazioni strutturali di p53. Quattro dei cinque pazienti hanno mostrato segni di remissione dopo aver ricevuto la terapia combinata con triossido di arsenico e decitabina. Il numero estremamente limitato dei partecipanti non consente di trarre conclusioni definitive sull'efficacia clinica del trattamento, ma fornisce, secondo gli autori, una prima dimostrazione della fattibilita' dell'approccio. I risultati suggeriscono che la riattivazione farmacologica di specifiche forme mutate di p53 possa rendere le cellule tumorali piu' sensibili alla decitabina e contemporaneamente modificare meccanismi molecolari coinvolti nella risposta immunitaria. L'elemento centrale della strategia consiste proprio nel non considerare tutte le mutazioni di p53 come equivalenti. (AGI)Sci/Mld (Segue) 121232 AGO 26  
AGI0228 3 SST 0 R01 / Tumori: riattivare p53 mutata mostra effetti leucemie aggressive (2)= (AGI) - Roma, 12 ago. - Il triossido di arsenico agisce infatti su mutanti strutturali della proteina e il lavoro propone quindi un trattamento selezionato sulla base delle caratteristiche della specifica alterazione presente nel tumore. Secondo Song e colleghi, il piccolo studio pilota "fornisce un quadro di prova di concetto per una terapia mirata a p53 che distingue tra differenti mutazioni di p53". La ricerca indica quindi una possibile strada per superare uno dei principali ostacoli incontrati finora dai trattamenti diretti contro questa proteina: la grande eterogeneita' delle sue alterazioni nei tumori. I risultati dovranno essere confermati in studi clinici piu' ampi, ma mostrano che il recupero della funzione di specifiche forme mutate di p53, combinato con la demetilazione del DNA, puo' rappresentare un approccio da approfondire nella leucemia mieloide acuta e nelle sindromi mielodisplastiche. (AGI)Sci/Mld 121232 AGO 26  

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