Scienza: scoperta "stella buco nero" nell'Universo primordiale =
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AGI0217
3 SST 0 R01 / Scienza: scoperta "stella buco nero" nell'Universo
primordiale = (AGI) - Roma, 12 ago. - (EMBARGO ORE 17.00) - Un oggetto
astrofisico mai osservato prima, che appare come un'enorme stella ma
produce energia attraverso un buco nero centrale, e' stato scoperto
nell'Universo primordiale grazie al telescopio spaziale James Webb.
Denominato MoM-BH*-1 e definito dagli astronomi una "black hole star", o
"stella buco nero", potrebbe essere costituito da un buco nero di circa
100 mila masse solari avvolto da un involucro estremamente denso di gas
grande all'incirca quanto il Sistema solare. A identificarlo sono stati
Rohan Naidu, NASA Hubble Fellow e Pappalardo Fellow al Kavli Institute
for Astrophysics and Space Research del Massachusetts Institute of
Technology, Jorryt Matthee dell'Institute of Science and Technology
Austria e colleghi di un gruppo internazionale. Lo studio e' pubblicato
su Nature. La luce dell'oggetto osservata oggi e' stata emessa circa 13
miliardi di anni fa, appena 660 milioni di anni dopo il Big Bang.
MoM-BH*-1 appare come un punto estremamente luminoso e rosso, ma
presenta caratteristiche che non coincidono ne' con quelle di una
normale stella ne' con quelle attese da un comune buco nero in
accrescimento. L'oggetto ha dimensioni paragonabili a quelle del Sistema
solare, ma emette circa 100 miliardi di volte piu' energia di quanto
possa fisicamente produrre una qualsiasi stella conosciuta. Un livello
energetico incompatibile con la fusione nucleare che alimenta le stelle e
molto piu' vicino a quello generato dalla materia che cade verso un
buco nero. "Pensiamo che ci sia un buco nero centrale che ha una massa
100 mila volte superiore a quella del Sole", ha spiegato Naidu. "E
intorno a questo buco nero ci sarebbe un involucro di gas molto esteso
che appare come una stella delle dimensioni del Sistema solare. E'
enorme". La scoperta e' avvenuta nell'ambito del programma "Mirage or
Miracle", MoM, progettato per cercare con Webb alcune delle galassie
piu' lontane e antiche conosciute. Analizzando le immagini, il gruppo ha
individuato un punto particolarmente rosso e luminoso che si
distingueva dalle altre sorgenti. In genere un oggetto astronomico molto
rosso puo' apparire cosi' perche' la sua luce attraversa polvere che
assorbe e modifica alcune lunghezze d'onda. Nel caso di MoM-BH*-1,
tuttavia, altre caratteristiche dello spettro non corrispondevano a
questa spiegazione. Gli astronomi hanno osservato in particolare un
brusco calo della luce sotto determinate lunghezze d'onda, noto come
"Balmer break". Questa firma e' tradizionalmente associata a gas denso
capace di assorbire fotoni nelle atmosfere stellari. "Il salto che
abbiamo osservato in questo oggetto e' il piu' profondo mai osservato in
qualsiasi oggetto, escludendo le stelle ordinarie come sorgente", ha
detto Naidu. La caratteristica ha suggerito ai ricercatori che potesse
esistere una sorta di nuova atmosfera stellare, ma su una scala
eccezionalmente grande. Lo spettro presentava inoltre pochissime tracce
di metalli o di elementi diversi dall'idrogeno e dall'elio. I
ricercatori hanno quindi simulato differenti scenari per individuare la
configurazione fisica capace di riprodurre contemporaneamente il colore,
lo spettro e la luminosita' osservati. Le simulazioni hanno mostrato
che un'enorme quantita' di idrogeno estremamente denso potrebbe formare
un involucro capace di comportarsi piu' come la superficie di una
gigantesca stella che come una normale nebulosa interstellare. Rimaneva
pero' da spiegare la luminosita' eccezionale. "Avete qualcosa che
assomiglia un po' a una stella ma e' 100 miliardi di volte piu'
luminoso", ha osservato Naidu. "Cio' significa che non puo' essere
alimentato dalla fusione nucleare, che e' la fonte di energia al centro
di tutte le stelle che conosciamo". Inserendo nelle simulazioni un buco
nero attivo e in accrescimento circondato dall'involucro di idrogeno, il
gruppo ha ottenuto la configurazione che meglio riproduce le
osservazioni di Webb: un buco nero di circa 100 mila masse solari
immerso in un enorme e densissimo involucro di gas privo di polvere. La
scoperta potrebbe contribuire anche a spiegare i cosiddetti "little red
dots", piccoli punti rossi misteriosi individuati in quasi tutte le
immagini profonde raccolte dal James Webb Space Telescope e diventati
uno dei problemi piu' discussi dell'astronomia nell'era di Webb. "Questi
piccoli punti rossi sembrano essere ovunque nell'Universo primordiale,
ma praticamente scompaiono nell'Universo attuale", ha spiegato Naidu.
MoM-BH*-1 potrebbe rappresentare una versione particolarmente estrema
dello stesso fenomeno, nella quale la sorgente centrale sovrasta quasi
completamente la luminosita' della galassia che la ospita. "Ogni little
red dot e' compatibile con l'ipotesi di essere una stella buco nero
inserita in una normale galassia primordiale", ha detto Naidu. "Cio' che
rende speciale MoM-BH*-1 e' che la stella buco nero eclissa
praticamente del tutto la galassia ospite circostante, e quindi stiamo
osservando luce quasi pura della stella buco nero". Secondo Matthee,
oggetti di questo tipo potrebbero costituire i motori centrali dei "baby
quasar" osservati nell'Universo primordiale. I modelli teorici
prevedono infatti che buchi neri immersi in gas estremamente denso
possano crescere rapidamente attraverso processi di accrescimento
super-Eddington. MoM-BH*-1 si trova inoltre vicino a una galassia piu'
luminosa e, secondo i modelli citati dai ricercatori, i due sistemi
potrebbero fondersi tra circa 100 milioni di anni. Combinando
artificialmente gli spettri dei due oggetti, gli astronomi hanno
ottenuto caratteristiche molto simili a quelle osservate nei little red
dots.(AGI)Sci/Mld (Segue) 121222 AGO 26
AGI0218 3 SST 0 R01 / Scienza: scoperta "stella buco nero" nell'Universo
primordiale (2)= (AGI) - Roma, 12 ago. - La presenza di buchi neri gia'
molto massicci nelle prime fasi della storia cosmica costituisce da
tempo un problema, perche' alcuni quasar osservati nell'Universo giovane
sembrano aver raggiunto masse enormi in tempi difficili da spiegare con
i normali modelli di crescita. L'identificazione delle "black hole
stars" offre quindi, secondo gli autori, una possibile nuova fase
evolutiva nella quale buchi neri giovani, avvolti da involucri di gas
estremamente densi, possono crescere rapidamente. Questi oggetti
potrebbero cosi' fornire nuovi indizi per comprendere come si siano
formati i buchi neri supermassicci da milioni o miliardi di masse solari
osservati successivamente al centro delle grandi galassie. (AGI)Sci/Mld
121223 AGO 26

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