Translate

giovedì 19 giugno 2014

Atto Camera Risoluzione in commissione 7-00393 presentato da MAZZIOTTI DI CELSO Andrea testo di Mercoledì 18 giugno 2014, seduta n. 248   La I Commissione,    premesso che:     la legge 1o aprile 1981, n. 121, ha rappresentato nella storia del nostro Paese un momento di crescita e di ammodernamento delle istituzioni repubblicane in quanto ha introdotto, nell'amministrazione della pubblica sicurezza, quelle innovazioni necessarie a favorire la stabilità del sistema politico e a rendere più efficienti gli organi di polizia. Il processo di riforma avviato con la sua entrata in vigore è, tuttavia, rimasto incompiuto – soprattutto per quel che concerne il coordinamento tra le forze di polizia, l'allestimento di centrali operative comuni,..



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00393
presentato da
MAZZIOTTI DI CELSO Andrea
testo di
Mercoledì 18 giugno 2014, seduta n. 248
  La I Commissione,
   premesso che:
    la legge 1o aprile 1981, n. 121, ha rappresentato nella storia del nostro Paese un momento di crescita e di ammodernamento delle istituzioni repubblicane in quanto ha introdotto, nell'amministrazione della pubblica sicurezza, quelle innovazioni necessarie a favorire la stabilità del sistema politico e a rendere più efficienti gli organi di polizia. Il processo di riforma avviato con la sua entrata in vigore è, tuttavia, rimasto incompiuto – soprattutto per quel che concerne il coordinamento tra le forze di polizia, l'allestimento di centrali operative comuni, la rivisitazione dei percorsi formativi del personale – e a distanza di oltre 30 anni la legge n. 121 del 1981 richiede un aggiornamento, una revisione che consenta di migliorare alcuni suoi aspetti tecnici e quelle criticità che hanno prodotto conseguenze negative anche sotto il profilo economico. Col passare del tempo, infatti, il proliferare di Forze di polizia con competenze analoghe se non addirittura identiche, ha dato vita ad una realtà frammentata di servizi e specialità nonché ad inevitabili sovrapposizioni funzionali, con un enorme spreco di risorse organizzative, economiche ed umane, che di fatto incide negativamente sullo stato d'animo di migliaia di uomini e donne in divisa e grava sulla sicurezza dei cittadini;
    con la conversione del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 95, è stato approvato un ambizioso progetto di «Spending review» che impone alle pubbliche amministrazioni l'adozione di strumenti idonei a migliorare l'efficienza e l'efficacia della macchina statale nella gestione e nel contenimento della spesa pubblica. Da allora anche l'amministrazione dell'interno è impegnata in un piano di riassetto e revisione delle proprie strutture, dando attuazione – per le parti di propria competenza – ad un programma di ottimizzazione delle risorse disponibili e alla ricerca di nuove soluzioni non solo per contenere la spesa corrente, ma anche per impiegare in modo più razionale i fondi assegnati. Con decreto del Ministro dell'interno del 28 giugno 2011 è stata, infatti, istituita una Commissione con l'incarico di procedere allo studio ed alla analisi delle norme di cui alla legge n. 121 del 1981 nonché di formulare ipotesi progettuali di modifica normativa. L'obiettivo prioritario, in una ottica di revisione dell'amministrazione della pubblica sicurezza, è quello di:
     a) verificare lo stato della sicurezza sul territorio nazionale e di rispondenza tra i livelli di responsabilità attribuiti all'interno del Comparto e i poteri conferiti;
     b) verificare l'adeguatezza degli attuali assetti di responsabilità dell'amministrazione della pubblica sicurezza alle esigenze del contesto sociale di riferimento;
     c) individuare le nuove sfide per la sicurezza e i problemi emergenti;
     d) accertare l'efficienza dei meccanismi di coordinamento delle Forze di polizia e l'efficacia dei Piani coordinati di controllo del territorio;
     e) valorizzare il rapporto con gli enti territoriali di Governo, con particolare riferimento alle politiche integrate per la sicurezza, e verificare l'efficacia dei patti per la sicurezza e degli attuali meccanismi di sicurezza partecipata;
     f) razionalizzare e ottimizzare il dispositivo attraverso una ridistribuzione sul territorio dei presidi di polizia;
     g) riorganizzare i comparti di specializzazione, distribuendo in modo più netto e preciso le competenze, allo scopo di assicurare e valorizzare le singole specificità di ciascuna forza di polizia, in un contesto di differenziazione degli ambiti operativi;
    è sempre più urgente adottare misure che favoriscano la condivisione delle risorse umane, professionali, organizzative, formative e tecniche interne all'apparato pubblico con un fattivo scambio di conoscenze tra corpi di polizianazionali e locali, nonché procedere ad un acquisto comune di attrezzature, vestiario e beni di consumo al fine di ottimizzare e rendere più trasparente ogni voce di spesa, orientata al razionale risparmio dei costi di gestione. Si pensi, ad esempio, all'esperienza positiva della scuola di perfezionamento delle Forze di polizia prevista dall'articolo 22 della legge n. 121 del 1981: in un'ottica di razionalizzazione, questo modello dovrà essere esteso a tutte le scuole di formazione esistenti sul territorio, al fine di evitare dispendiosi periodi di missione fuori regione per l'espletamento di corsi di aggiornamento o di formazione, e garantire percorsi formativi comuni per quanto concerne il normale e comune servizio di polizia, e periodi di stage mirati nelle sedi operative per le specializzazioni del servizio. Ed ancora: l'utilità del numero unico delle emergenze è oramai cosa nota in tutta Europa e per questo ci si dovrà orientare su centrali operative interforze distribuite seguendo criteri commisurati alle esigenze logistiche e funzionali del territorio (città metropolitane, provinciali, regionali e/o interregionali);
    la razionalizzazione del sistema della pubblica sicurezza dovrà necessariamente iniziare dalle centrali operative interforze, dai servizi radiomobili e/o delle emergenze, dalla polizia di prossimità, dalle scuole di formazione ed aggiornamento interforze e dalle specialità in seno ad ogni forza di polizia. Queste misure di riorganizzazione e ottimizzazione delle risorse porteranno un naturale ridispiegamento delle Forze dell'ordine sul territorio, a presidio ed a garanzia della sicurezza del cittadino e della collettività, nonché un imponente risparmio di risorse economiche,
impegna il Governo:
   ad avviare una razionalizzazione del sistema della pubblica sicurezza, per definire un percorso formativo/organizzativo/logistico ed operativo comune per tutte le Forze di polizia italiane – nazionali e locali – senza contrapposizioni o sovrapposizioni spesso dannose nella lotta al crimine e nella gestione dell'ordine pubblico, eliminando inutili sprechi di risorse umane, strumentali ed economiche;
   a fissare i criteri in base ai quali i presidi delle forze di polizia a competenza generale verranno ripartiti sul territorio nazionale tenendo conto che, nella medesima località – fatta eccezione per la capitale, i capoluoghi di regione e di provincia nonché alcune aree con specifiche esigenze di ordine e sicurezza pubblica – potrà essere presente un solo ufficio della polizia di Stato o comando dei carabinieri, e conseguentemente a definire gli interventi necessari per una più razionale dislocazione delle compagnie dell'Arma dei carabinieri e dei reparti speciali;
   a stabilire in base al criterio della specificità per materia le competenze dei diversi comparti presenti all'interno di ciascuna forza di polizia, tenuto conto delle pregresse esperienze;
   a riordinare le prefetture prevedendo, nelle aree metropolitane, specifiche strutture permanenti destinate al coordinamento provinciale delle Forze di polizia e nelle altre a rafforzare le competenze del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica;
   ad assumere iniziative per prevedere che le risorse finanziarie recuperate siano destinate:
    a) allo sviluppo di progetti di edilizia abitativa per la realizzazione di alloggi per le famiglie del personale;
    b) all'apertura di asili nido all'interno o nei pressi degli alloggi di servizio del personale;
    c) alla creazione di centri medici specialistici per il personale e i rispettivi familiari.
(7-00393) «Mazziotti Di CelsoDambruoso».

Nessun commento: