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lunedì 19 marzo 2012

BASTA CON QUESTA SPECIFICITA’ DA QUATTRO SOLDI CHE PIACE SOLO AI GENERALI, PER I FINANZIERI E’ TEMPO DI SINDACATO ANCHE A COSTO DELLA SMILITARIZZAZIONE





BASTA CON QUESTA SPECIFICITA’ DA QUATTRO SOLDI CHE PIACE SOLO AI  GENERALI, PER I FINANZIERI E’ TEMPO DI SINDACATO ANCHE A COSTO DELLA SMILITARIZZAZIONE. - di Gianluca Taccalozzi
Pubblichiamo una libera manifestazione di pensiero di Gianluca Taccalozzi, presidente del Direttivo nazionale di Ficiesse. Il titolo è della redazione del sito Ficiesse
Lo “status” militare comporta una serie impressionante di limitazioni e di compressioni di diritti fondamentali riconosciuti a tutti i cittadini (di associazione, di manifestazione del pensiero, diritti politici, di tutela individuale, ecc.), in genere compensata da altrettanto sensibili vantaggi economici e previdenziali. E’ questo il condensato della c.d. “specificità ”: a “tot” di minori diritti, corrispondono “tot” soldi in più.
Tali limitazioni dei diritti fondamentali sono giustificate dalla delicatezza e dalla peculiarità della funzione di difesa demandata ai militari. In Italia, però, la situazione è molto diversa, visto che a militari sono demandate anche funzioni di polizia e di sicurezza interna e, caso unico, anche la funzione di polizia economico-finanziaria, compiti che non giustificano affatto tutte le limitazioni di diritti imposte dallo “status” militare, soprattutto se si considera che le stesse identiche funzioni di polizia sono assegnate anche a poliziotti civili.
Prima della crisi, si era quindi già in presenza di una situazione anomala e contraddittoria, che prevedeva limitazioni di diritti molto diverse tra poliziotti civili e poliziotti militari (carabinieri e finanzieri), a fronte di compensazioni economico/previdenziali del tutto identiche.
Con la crisi economica ed i conseguenti provvedimenti di stabilizzazione della finanza pubblica, la situazione è ulteriormente peggiorata, in quanto quasi tutti i vantaggi economico/previdenziali di poliziotti e militari sono stati eliminati o si stanno per eliminare (armonizzazione pensioni) mentre si è paradossalmente assistito ad un’ulteriore compressione dei diritti dei militari (legge 104, Codice dell’Ordinamento, trasferimenti, proroghe della rappresentanza, ecc.). Come dire, oltre al danno la beffa.
La colpa non è solo della crisi economica o di “gelosi” burocrati ministeriali e di ministri dell’Economia poco riconoscenti verso i cittadini in divisa, ma piuttosto di chi (precedente Governo e Stati Maggiori) ha riproposto la teoria della “specificità ” in un periodo in cui le casse dello Stato erano praticamente vuote e, soprattutto, delle rappresentanze militari che, con alcune rare ed illuminate eccezioni, hanno acriticamente ed avventatamente avallato, ed in alcuni casi addirittura osannato, questa specificità , senza comprenderne la reale portata ed i reali effetti. Senza contare che la specificità era già pienamente applicata prima del 1981 ed anche allora. in una situazione economica ben più fl orida, non era certo foriera di vantaggi economici per i cittadini con le stellette.
Già , perché la specificità , quella vera, quella che realmente compenserebbe tutte le limitazioni imposte ai militari, non vale i quattro miseri denari dell’una tantum, tra l’altro finanziati in larga parte con risorse già accantonate per il riordino, in una sorta di beffardo gioco delle tre carte, ma varrebbe molto, molto di più, come è negli altri paesi occidentali (diciamo pure qualche centinaio di euro al mese ed una vita lavorativa molto più breve).
E allora, oggi, di fronte all’ennesimo svuotamento delle compensazioni economico/previdenziali (perché di compensazioni si tratta e non di vantaggi o privilegi) riconosciuti ai militari, ci chiediamo se vale ancora la pena andare a richiedere la remunerazione della “specificità ” per ottenere quattro miseri euro (perché tanto permette l’attuale stato del bilancio statale) che servirebbero poi a giustificare la “specificità ” nelle sempre maggiori limitazioni dei diritti, così come è già avvenuto per l’una tantum.  
Per i tutti i militari e, soprattutto, per carabinieri e finanzieri, non sarebbe invece il caso di richiedere con forza e decisione l’armonizzazione dei diritti rispetto ai poliziotti civili? Una richiesta che, in quanto “a costo zero”, potrebbe oggi incontrare l’appoggio di quella parte della politica e delle istituzioni che è intenta a ridurre il debito pubblico.
Al contrario, accodandosi alla strategia dei sindacati di polizia (che sono già sindacalizzati e con la specificità mirano ad ottenere solo vantaggi economici e l’opportunità di accorpare i carabinieri) e quella del Cocer Carabinieri o del Cocer Esercito (che minacciano smilitarizzazione e mobilitazioni solo adesso che hanno constatato la vacuità della “specificità ” e con il solo fine di ottenere ancora qualche altro misero beneficio da spendere magari nella prossima campagna elettorale) si correrebbe il rischio di trovarsi domani con una condizione di specificità molto più gravosa in termini di diritti e molto meno compensata in termini di vantaggi economico/previdenziali.
Vi siete mai chiesti come mai questa “specificità ” piace tanto agli Stati Maggiori e ad una certa parte di politica ultra-conservatrice? E come mai quando si manifesta o si fanno comunicati, anche forti e polemici (come l’ultimo del Cocer CC) che richiedono il pagamento della specificità , nessun generale si oppone o è preoccupato? Mentre, al contrario, se si manifesta o si fanno comunicati che tendono a richiedere maggiori diritti, vi è subito l’obiezione di qualche generale o di qualche Stato Maggiore?
La risposta è abbastanza semplice, dietro la “specificità ” si cela l’interesse di mantenere isolati i militari dal resto del mondo civile e le amministrazioni militari dalle regole di trasparenza amministrativa. Già perché, più i militari sono specifici, isolati, poco tutelati e meno liberi di manifestare il proprio pensiero, più chi comanda ha le mani libere.
E’ per questo che oggi , dopo la sostanziale armonizzazione dei trattamenti economici e previdenziali, è necessaria l’armonizzazione dei diritti e la sindacalizzazione della Guardia di Finanza, anche a costo di richiederne la smilitarizzazione.
A chi poi afferma che le stellette (e la conseguente assenza del sindacato) sono comunque la migliore tutela per il personale, si può tranquillamente rispondere che i tagli imposti al personale del comparto sicurezza e difesa con le ultime manovre economiche sono maggiori rispetto al resto del pubblico impiego e che, almeno per il momento, gli unici esuberi della pubblica amministrazione (oltre 40mila) li hanno individuati proprio nell’unico comparto non sindacalizzato, il comparto Difesa.


GIANLUCA TACCALOZZI
Presidente Direttivo Nazionale Ficiesse
gianlucataccalozzi@alice.it

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