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domenica 9 gennaio 2011

La circolazione nel parcheggio del supermercato è soggetta alle norme dell'art. 2054 c.c. e dell'assicurazione obbligatoria autoveicoli.



SENTENZA N. 359
ANNO 2010

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
- Ugo                         DE SIERVO                                                  Presidente
- Paolo                       MADDALENA                                               Giudice
- Alfio                       FINOCCHIARO                                                 
- Alfonso                   QUARANTA                                                       
- Franco                     GALLO                                                                
- Luigi                       MAZZELLA                                                        
- Gaetano                  SILVESTRI                                                         
- Sabino                     CASSESE                                                            
- Maria Rita               SAULLE                                                              
- Giuseppe                 TESAURO                                                           
- Paolo Maria             NAPOLITANO                                                   
- Giuseppe                 FRIGO                                                                 
- Alessandro              CRISCUOLO                                                      
- Paolo                       GROSSI                                                               
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall’art. 1, comma 22, lettera m), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), promosso dal Tribunale di Voghera con ordinanza dell’8 gennaio 2010, iscritta al n. 107 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 16, prima serie speciale, dell’anno 2010.
Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nella camera di consiglio del 1° dicembre 2010 il Giudice relatore Gaetano Silvestri.

Ritenuto in fatto

1. – Il Tribunale di Voghera in composizione monocratica, con ordinanza dell’8 gennaio 2010, ha sollevato – in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma, 25, secondo comma, e 27 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall’art. 1, comma 22, lettera m), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui non esclude, quando ricorra un «giustificato motivo», la punibilità dello straniero che, già destinatario di un provvedimento di espulsione e di un ordine di allontanamento a norma dei precedenti commi 5-ter e 5-bis, continui a permanere nel territorio dello Stato.
Il rimettente procede nei confronti di una cittadina straniera destinataria, per la quarta volta, di una intimazione del questore a lasciare il territorio nazionale, dopo che aveva omesso di ottemperare ai tre precedenti provvedimenti, riportando tre distinte condanne per il delitto di cui all’art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998. L’interessata è stata reperita e tratta in arresto il 3 gennaio 2010, dopo la scadenza del nuovo termine assegnatole, mentre soggiornava nel sottoscala di uno stabile abbandonato, privo di ogni servizio essenziale e di riscaldamento, pur essendo la temperatura dell’ambiente di molto inferiore allo zero.
Proprio le condizioni di estrema indigenza dell’interessata, secondo il Tribunale, le avrebbero impedito di lasciare il territorio nazionale con i propri mezzi, dando vita ad un «giustificato motivo» nell’accezione che l’espressione avrebbe assunto, anche a seguito del lavoro interpretativo della giurisprudenza, in rapporto alla fattispecie di inottemperanza prevista al comma 5-ter del citato art. 14. Sennonché – osserva il rimettente – la condotta dell’imputata è ormai qualificabile secondo il testo novellato del comma 5-quater, che sanziona appunto l’inottemperanza dello straniero raggiunto da un decreto di espulsione emesso a norma del precedente comma 5-ter. E la nuova previsione non subordina la punibilità della condotta alla carenza di un «giustificato motivo» per l’inadempimento.
1.1. – In via preliminare, il giudice a quo rileva che la disciplina del fenomeno migratorio spetta ovviamente al legislatore, la cui discrezionalità, tuttavia, non legittima norme in diretto contrasto con i precetti costituzionali.
Sarebbe questo il caso della disposizione censurata, che, anzitutto, violerebbe l’art. 3 Cost., per la difformità di trattamento introdotta rispetto al fatto di inottemperanza sanzionato dal comma 5-ter dell’art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, punito solo quando sia commesso «senza giustificato motivo».
La giurisprudenza costituzionale avrebbe chiarito come la previsione di non punibilità valga ad evitare il sanzionamento dell’omissione di adempimenti sostanzialmente inesigibili, anche in forza di una condizione di assoluta impossidenza (è citata la sentenza n. 5 del 2004). D’altra parte, secondo il rimettente, la mancanza della «clausola di salvezza» non sarebbe giustificabile in base alla specifica esigenza che, con la riforma della norma censurata, il legislatore avrebbe inteso assicurare.
L’intervento riformatore del 2009 sarebbe dovuto, in particolare, ad una situazione di concreta paralisi dei meccanismi espulsivi, determinata dal raccordo tra i commi 5-ter e 5-quater dell’art. 14, nel testo antecedente alla novella. La prima disposizione stabiliva che, nei confronti dello straniero inottemperante all’ordine di allontanamento, si procedesse «in ogni caso […] all’adozione di un nuovo provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica». L’ipotesi che lo stesso straniero venisse successivamente «trovato» nel territorio nazionale sembrava atteggiarsi, di conseguenza, a fattispecie sanzionatoria di un indebito reingresso dell’interessato (comma 5-quater).
Una parte della giurisprudenza, in tale contesto, aveva escluso la rilevanza penale dell’inottemperanza al nuovo ordine di allontanamento impartito dopo il decreto di espulsione ex art. 14, comma 5-ter, considerando il ricorso all’intimazione del questore illegittimo in forza della norma che impone, «in ogni caso», l’accompagnamento per mezzo della forza pubblica fino alla frontiera dello Stato (è citata la sentenza della Corte di cassazione n. 17878 del 2004).
È vero – prosegue il rimettente – che secondo una parte ulteriore della giurisprudenza la prescritta adozione di un nuovo provvedimento espulsivo comportava una sorta di azzeramento della procedura, e dunque la possibilità di eseguire il nuovo decreto anche mediante intimazione, con l’effetto di interrompere la permanenza del primo reato di inottemperanza, e di determinare la responsabilità dello straniero per un nuovo ed autonomo reato dello stesso genere (è citata la sentenza della Corte di cassazione n. 2022 – recte: n. 24148 – del 2004). La soluzione, tuttavia, sarebbe stata incompatibile con la ratio della speciale disciplina dettata per il «recidivo», ed anche con le indicazioni letterali e sistematiche desumibili dai commi 5-ter, 5-quater e 5-quinquies dello stesso art. 14.
L’affermazione dell’indirizzo contrario alla configurabilità del reato di indebito trattenimento dopo una «reiterata» intimazione del questore – sempre a parere del Tribunale – avrebbe determinato una «paralisi del sistema». Con la novella del 2009, quindi, il legislatore avrebbe inteso reintrodurre la possibilità di eseguire il provvedimento espulsivo mediante intimazione, nel contempo regolando nel senso dell’autonoma rilevanza penale l’eventuale inottemperanza dello straniero all’ordine di lasciare, con i propri mezzi, il territorio dello Stato.
Il rimettente assume che la soluzione del quesito circa l’omessa valorizzazione del «giustificato motivo» non sarebbe pregiudicata dall’ordinanza della Corte costituzionale n. 41 del 2009, dichiarativa della infondatezza di analoga questione proposta con riguardo al testo allora vigente del comma 5-quater dell’art. 14. La decisione della Corte era stata motivata in base alla disomogeneità della fattispecie rispetto a quella regolata dal comma 5-ter: in quel contesto normativo, infatti, la norma censurata sanzionava condotte «commissive» di reingresso nel territorio dello Stato dopo l’espulsione, mentre quella evocata in comparazione riguardava, e riguarda, l’omissione degli adempimenti necessari ad interrompere la permanenza illegale. Una analogia strutturale tra le condotte – osserva il rimettente – che non fa invece difetto per la nuova figura di reato delineata al comma 5-quater, la quale a sua volta consiste nella mancata attivazione dello straniero al fine di interrompere la propria situazione di soggiorno irregolare.
1.2. – La disposizione censurata – secondo il Tribunale – si troverebbe in contrasto anche con il secondo comma dell’art. 25 e con l’art. 27 della Costituzione, in quanto lesiva dei principi di offensività e di personalità della responsabilità penale.
Il nuovo «sistema» darebbe vita ad una catena potenzialmente indefinita di provvedimenti espulsivi e di comportamenti omissivi, con il cumulo di condanne sempre più rilevanti, in quanto segnate dall’aggravante della recidiva. Ciò si considera, dal rimettente, in specifica connessione con l’irrilevanza dei «giustificati motivi» che ben possono ostare, in concreto, all’osservanza del nuovo ordine di allontanamento. Nei casi in questione, infatti, sarebbero punite condotte prive di significato effettivo in punto di pericolosità sociale (è citata la sentenza della Corte costituzionale n. 78 del 2007) e difficilmente riconducibili ad una condotta volontaria e consapevole dello straniero migrante.
1.3. – Ulteriore profilo di illegittimità della norma censurata sussisterebbe, a parere del Tribunale, in rapporto all’art. 2 Cost., avuto riguardo al principio di solidarietà (è citata la sentenza della Corte costituzionale n. 519 del 1995, dichiarativa della illegittimità parziale dell’art. 670 del codice penale, in materia di mendicità). In sostanza, nell’assetto denunciato, la nuova incriminazione colpirebbe la «condizione sociale dell’essere cittadino straniero migrante».
1.4. In punto di rilevanza della questione, il rimettente pone in specifica evidenza il fatto che, per altre tre volte, l’imputata non ha dato ottemperanza ad intimazioni del questore ed è stata per tre volte condannata. Le condizioni di indigenza dell’interessata sono tanto estreme, secondo il Tribunale, da giustificare la sua perdurante inerzia e da imporre la sua assoluzione, nell’eventualità dell’accoglimento della questione sollevata.
2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio mediante atto depositato in data 11 maggio 2010, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata infondata.
2.1. – La difesa dello Stato ricorda come più volte la Corte costituzionale abbia riconosciuto che spetta alla discrezionalità legislativa la regolazione complessiva del fenomeno migratorio e la valutazione di gravità delle pertinenti condotte criminose (sono citate la sentenza n. 22 del 2007 e l’ordinanza n. 41 del 2009).
Sarebbe inoltre giustificato il maggior rigore che caratterizza la fattispecie del comma 5-quater rispetto a quella del comma 5-ter. Quest’ultima, infatti, sanziona il primo fatto di inottemperanza all’ordine di allontanamento, mentre la previsione oggetto di censura concerne la reiterazione del comportamento omissivo (o l’attivazione per un indebito rientro). La norma censurata, secondo l’Avvocatura generale, concerne quindi «una sorta di progressione criminosa», che esprime la maggior determinazione dell’interessato e giustifica la più spiccata severità del suo trattamento. E del resto, si aggiunge, nei casi di effettiva inesigibilità della condotta la responsabilità andrebbe comunque valutata sul piano della colpevolezza e, «in primis», mediante la verifica di sussistenza del dolo punibile.
La giurisprudenza costituzionale, per altro verso, avrebbe già posto in evidenza il rilievo dell’interesse statuale al controllo dei flussi migratori, chiarendo come le ragioni della solidarietà non possano essere affermate al di fuori di un corretto bilanciamento con tale interesse (sono citate le sentenze n. 353 del 1997, n. 5 e n. 80 del 2004, nonché l’ordinanza n. 146 del 2002).
2.2. – Secondo l’Avvocatura generale – che compie un ampio excursus a proposito del principio di offensività e della sua rilevanza sul piano costituzionale – l’incriminazione operata con la norma oggetto di censura vale a garantire l’interesse dello Stato ad un presidio delle proprie frontiere. Tale interesse, si ammette, non comporta necessariamente la rilevanza penale di ogni violazione delle norme sull’immigrazione, ed infatti l’inosservanza del primo ordine di allontanamento, quando connessa ad un giustificato motivo, non comporta la punizione dell’interessato. La sanzione penale è disposta per i soli casi di reiterazione della condotta omissiva, ai quali si connetterebbe, tra l’altro, un particolare ed intenso allarme sociale.
Sul piano soggettivo, sarebbe inconferente il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 78 del 2007, la quale aveva solo escluso che la mancanza di un titolo di legittimazione al soggiorno sul territorio nazionale esprimesse una pericolosità tale da precludere, per gli stranieri, l’accesso ai benefici penitenziari.
Non sarebbe comprensibile, infine, la censura espressa dal rimettente a proposito del principio di personalità della responsabilità penale, posto che la norma interessata riguarda un comportamento cosciente e volontario, e che le eventuali circostanze di esclusione della colpevolezza produrrebbero effetto, comunque, secondo le regole generali.
2.3. – La difesa dello Stato ribadisce, da ultimo, che le ragioni della solidarietà sociale (art. 2 Cost.) devono essere bilanciate con la necessità di governo dei flussi migratori (sono citate, al proposito, le sentenze della Corte costituzionale n. 146 del 2002, n. 5 e n. 80 del 2004).
Considerato in diritto
1. – Il Tribunale di Voghera in composizione monocratica, con ordinanza dell’8 gennaio 2010, ha sollevato – in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma, 25, secondo comma, e 27 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall’art. 1, comma 22, lettera m), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui non esclude, quando ricorra un «giustificato motivo», la punibilità dello straniero che, già destinatario di un provvedimento di espulsione e di un ordine di allontanamento a norma dei precedenti commi 5-ter e 5-bis, continui a permanere nel territorio dello Stato.
La norma censurata contrasterebbe anzitutto con il principio di solidarietà, di cui all’art. 2 Cost., perché la relativa previsione incriminatrice, nell’attuale configurazione, colpirebbe la «condizione sociale dell’essere cittadino straniero migrante».
Il riformato comma 5-quater dell’art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998 violerebbe anche l’art. 3 Cost., per l’ingiustificata difformità di trattamento introdotta rispetto alla previsione di cui al precedente comma 5-ter, ove la punibilità dell’inottemperanza all’ordine di allontanamento è esclusa quando ricorra un «giustificato motivo».
È prospettato infine un contrasto della norma censurata con gli artt. 25, secondo comma, e 27 Cost., in quanto il sanzionamento di fatti commessi in presenza di un «giustificato motivo» contrasterebbe con il principio di offensività e con il principio di personalità della responsabilità penale.
2. – La questione è fondata.
2.1. – La disposizione censurata prevede che lo straniero destinatario di un ordine di allontanamento emesso in applicazione dell’ultima parte del precedente comma 5-ter – cioè in esecuzione del decreto di espulsione adottato dopo l’inottemperanza ad un precedente ordine di allontanamento – sia punito con la reclusione da uno a cinque anni. Rispetto al citato comma 5-ter, che sanziona l’ipotesi di inosservanza del primo ordine di allontanamento, la norma in oggetto, introdotta dalla legge n. 94 del 2009, presenta due elementi di differenziazione. Da una parte la pena è aumentata nel suo valore massimo (cinque anni di reclusione, in confronto ai quattro previsti dal comma precedente), dall’altra non è riprodotta l’espressione «senza giustificato motivo», presente invece nella norma incriminatrice contenuta nello stesso comma 5-ter.
2.2. – Questa Corte ha inquadrato la clausola del «giustificato motivo»tra quelle «destinate in linea di massima a fungere da “valvola di sicurezza” del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché – anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione – l’osservanza del precetto appaia concretamente “inesigibile” in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative a carattere soggettivo od oggettivo». Tale clausola, pertanto, nella ricorrenza di diverse eventualità di fatto (estrema indigenza, indisponibilità di un vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo, difficoltà nell’ottenimento dei titoli di viaggio, etc.), «esclude la configurabilità del reato» (sentenza n. 5 del 2004).
3. – Occorre chiedersi – per decidere la questione sollevata dal giudice rimettente – se, nell’ipotesi di inottemperanza all’ordine di allontanamento emesso dopo un analogo provvedimento, a sua volta non osservato, si profili una situazione sostanzialmente diversa, tale da giustificare un differente trattamento dello straniero colpito da provvedimento di espulsione.
3.1. – Una prima, necessaria osservazione riguarda la struttura della condotta incriminata. Si deve rilevare che essa, nelle due ipotesi previste dai commi 5-ter e 5-quater dell’art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, è sostanzialmente identica, giacché consiste, allo stesso modo, nella permanenza nel territorio dello Stato da parte dello straniero al quale sia stato impartito dal questore l’ordine di allontanarsi. Il fatto che l’omissione cui si riferisce la norma censurata faccia seguito ad altra omissione dello stesso genere non incide sul nucleo essenziale della descrizione legislativa della condotta illecita, che resta uguale nella prima e nella seconda ipotesi. Nel contempo, le ragioni, di natura sociale e umanitaria, che sostengono la scelta del legislatore di prevedere la «clausola di salvezza» prima ricordata, si attagliano al caso in cui lo straniero continui a permanere nel territorio nazionale, dopo un ulteriore ordine di allontanamento.
Come questa Corte ha già rilevato, il legislatore ha ritenuto di assegnare rilievo a difficoltà che comunemente accompagnano la necessità per lo straniero di dare esecuzione in tempi ristretti ad un ordine che sostituisce la forma ordinaria di esecuzione forzata del decreto espulsivo. Tali difficoltà non si atteggiano diversamente nei casi regolati dalle due fattispecie poste a raffronto.
3.2. – È manifestamente irragionevole che una situazione ritenuta dalla legge idonea ad escludere la punibilità dell’omissione, in occasione del primo inadempimento, perda validità se permane nel tempo, senza responsabilità del soggetto destinatario dell’ordine di allontanamento, o che il verificarsi di una nuova situazione ostativa, in sé e per sé idonea ad integrare l’ipotesi di un «giustificato motivo», sol perché intervenuta in un secondo momento, non abbia rilevanza ai fini del suo riconoscimento come elemento negativo del fatto di reato. Il punto centrale della disciplina, nella prospettiva in cui si colloca lo stesso legislatore, è la possibilità, in concreto, di giudicare esigibile l’osservanza dell’ordine di allontanamento.
3.3. – Questa Corte ha negato che «l’inserimento nella formula descrittiva dell’illecito della clausola “senza giustificato motivo” sia indispensabile al fine di assicurare la conformità al principio di colpevolezza di ogni reato in materia di immigrazione» (sentenza n. 250 del 2010). Tale precisazione impone di valutare con particolare attenzione le fattispecie che si pongono a confronto.
Nel caso oggetto del presente giudizio si deve osservare che, una volta inserita tale clausola in riferimento ad una data condotta, la circostanza che il «giustificato motivo» sia riscontrabile in plurime occasioni o venga in evidenza per la prima volta in seguito ad un successivo ordine, non muta la sua attitudine, a parità di condizioni, ad escludere la rilevanza penale del comportamento dell’inosservante. Se una particolare situazione è tale da giustificare il mancato allontanamento entro cinque giorni, non si vede perché la considerazione giuridica della stessa debba mutare radicalmente per il semplice fatto che la situazione permanga, si ripresenti o insorga in occasione di un successivo ordine di allontanamento.
Inibire al giudice di valutare se le ragioni addotte dall’interessato possano rientrare nella previsione legislativa, significa ritenere il comportamento assolutamente ingiustificabile ex lege, per il semplice fatto che la situazione ostativa venga allegata a seguito di un successivo ordine di allontanamento, con la conseguenza di far ridondare sulla stessa configurabilità del reato valutazioni che – secondo la discrezionalità del legislatore – possono semmai incidere sulla maggiore o minore severità della pena.
La sequenza di provvedimenti descritta nell’ultima parte del comma 5-ter non esprime necessariamente la «progressione criminosa» cui si è riferita l’Avvocatura dello Stato nell’atto di intervento. Essa, comunque, non renderebbemeno valide le ragioni che possono giustificare l’inottemperanza all’ordine di allontanamento, proprio in forza della loro reale consistenza, verificabile da parte del giudice. Tale consistenza non può essere esclusa o attenuata, anche se l’ordinamento consideri meritevole di una sanzione più severa chi ponga in essere più volte lo stesso comportamento omissivo. Sarebbe erroneo sovrapporre il piano della valutazione della gravità del reato a quello della giustificabilità della condotta.
4. – Si potrebbe escludere la violazione del principio di eguaglianza, di cui al primo comma dell’art. 3 Cost., evocato dal giudice rimettente, solo se il tertium comparationis si presentasse come eterogeneo rispetto alla norma oggetto del dubbio di legittimità costituzionale e si potesse quindi affermare che non irragionevolmente il legislatore abbia disciplinato in modo diverso situazioni diverse.
Questa Corte ha applicato tale fondamentale criterio – costante nella sua giurisprudenza – nella materia de qua, anzitutto con riferimento al reato di indebito reingresso dello straniero effettivamente espulso dal territorio nazionale (come sanzionato dal comma 5-quater dell’art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, nel testo antecedente alla legge n. 94 del 2009). Tale fattispecie non può essere assimilata a quella dell’indebito trattenimento, poiché nella prima ipotesi si tratta di un comportamento commissivo, che implica un’attività volta a ripristinare una permanenza di fatto interrotta dall’avvenuta espulsione, mentre nella seconda viene in rilievo una condotta meramente omissiva. Di conseguenza, è stata ritenuta non manifestamente irragionevole l’assenza della clausola «senza giustificato motivo» nella previsione del reato di illecito reingresso, per l’evidente eterogeneità di quest’ultimo rispetto alla previsione dell’indebito trattenimento (ordinanza n. 41 del 2009).
Analogamente, la Corte ha escluso che il principio di uguaglianza imponesse l’inserimento della clausola in questione nella fattispecie di cui all’art. 10-bis dello stesso Testo unico in materia di immigrazione, anche nella parte in cui sanziona la violazione del dovere di lasciare il territorio nazionale in assenza di un valido titolo di soggiorno. Manca in quella fattispecie la dipendenza dell’obbligo da un ordine mirato ed individualizzato dell’Autorità, la cui inosservanza entro il termine indicato comporta un «netto “salto di qualità” nella risposta punitiva» (sentenza n. 250 del 2010).
4.1. – Nel caso oggetto del presente giudizio, invece, l’unico elemento di differenziazione tra le due ipotesi consiste nella reiterazione dell’ordine di allontanamento rimasto inosservato da parte dello straniero, che lascia intatte tutte le motivazioni che hanno indotto il legislatore ad attenuare, in presenza di date situazioni, il rigore della norma penale che punisce la trasgressione dell’ordine medesimo.
Un estremo stato di indigenza, che abbia di fatto impedito l’osservanza dell’ordine del questore nello stretto termine di cinque giorni, non diventa superabile o irrilevante perché permanente nel tempo o perché insorto o riconosciuto in una occasione successiva.
Il rimedio ordinario previsto dalla legge per la presenza illegale nel territorio dello Stato del destinatario di un provvedimento di espulsione – occorre ricordarlo – è l’esecuzione coattiva del provvedimento stesso. In assenza di tale misura amministrativa, l’affidamento dell’esecuzione allo stesso soggetto destinatario del provvedimento incontra i limiti e le difficoltà dovuti alle possibilità pratiche dei singoli soggetti, che il comma 5-ter dell’art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998 ha preso in considerazione, in un ragionevole bilanciamento tra l’interesse pubblico all’osservanza dei provvedimenti dell’autorità, in tema di controllo dell’immigrazione illegale, e l’insopprimibile tutela della persona umana. Tale tutela non può essere esclusa o attenuata in situazioni identiche, ancorché successive, senza incorrere nella violazione dell’art. 3, primo comma, Cost.
5. – Sono assorbite le ulteriori censure di illegittimità costituzionale proposte dal giudice rimettente.
per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dall’art. 1, comma 22, lettera m), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui non dispone che l’inottemperanza all’ordine di allontanamento, secondo quanto già previsto per la condotta di cui al precedente comma 5-ter, sia punita nel solo caso che abbia luogo «senza giustificato motivo».
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 dicembre 2010.
F.to:
Ugo DE SIERVO, Presidente
Gaetano SILVESTRI, Redattore
Gabriella MELATTI, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 17 dicembre 2010.

Scadenze fiscali al 1 gennaio 2011






Vincite da scommesse online: vanno dichiarate tra i redditi diversi.

Le somme guadagnate partecipando a scommesse e ad altri passatempi su Internet, per esempio attraverso un casinò in Rete, sono redditi diversi, quindi tassati per intero, da riportare nel modello Unico e soggetti agli obblighi di monitoraggio.
In particolare, quest’ultimo adempimento, che comporta la segnalazione delle vincite nel modulo RW, scatta nel caso in cui il contribuente-scommettitore, per accedere al gioco online, si appoggi a un conto corrente estero infruttifero la cui consistenza superi i 10mila euro alla fine del periodo d’imposta, e se, nello stesso arco di tempo, i movimenti registrati oltrepassino questa stessa soglia. Sono questi, in sintesi, i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 141/E diffusa oggi, che si sofferma sulle corrette modalità di tassazione delle vincite online.

In particolare, il documento di prassi precisa che i ricavi ottenuti giocando sul web, per esempio accedendo a un casinò in Rete, rientrano nel novero dei redditi diversi, così come, più in generale, le vincite delle lotterie e dei concorsi a premio. Di conseguenza, questi importi sono tassati per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta, senza alcuna deduzione e, quindi, non tenendo conto delle spese sostenute per la loro produzione, a partire dalla quota di partecipazione al gioco. Inoltre, se le somme incassate non sono erogate da un sostituto d’imposta che applica la ritenuta alla fonte, è compito del vincitore indicarle nella dichiarazione dei redditi e, più precisamente, nel rigo RL15 del quadro RL di Unico.

Sul fronte del monitoraggio fiscale, la risoluzione spiega che, se il contribuente si appoggia a un conto corrente estero infruttifero per accedere al gioco online, questo costituisce un’attività finanziaria soggetta al monitoraggio da segnalare nel modulo RW, potendo generare redditi di fonte estera imponibili in Italia. Questo però a due condizioni: che il conto abbia una consistenza di oltre 10mila euro alla fine del periodo d’imposta e che i movimenti effettuati nello stesso arco di tempo superino questa stessa soglia.
Nel dettaglio, il giocatore dovrà compilare la sezione II del modulo RW, riportando il saldo del conto estero al 31 dicembre e barrando la colonna 4 per evidenziare che non ricava interessi. Ancora, sempre nell’RW va riempita la sezione III per indicare sia i versamenti fatti dal nostro Paese sul conto estero, sia i trasferimenti su un conto italiano intestato al contribuente. Al contrario, sfuggono agli obblighi di monitoraggio i pagamenti fatti per acquistare beni o per affrontare spese correnti sfruttando le disponibilità finanziarie all’estero.
Fonte:    Agenzie delle Entrate

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- con una carta Postamat Maestro
- trasferendo denaro da una carta postepay a un'altra  
Presso gli sportelli automatici (ATM) Postamat  
- con una carta Postamat Maestro
- trasferendo denaro da una carta postepay a un'altra
- trasferendo denaro da una Inps Card
- utilizzando qualsiasi carta di pagamento abilitata ai circuiti internazionali Visa, Visa Electron, Mastercard o Maestro  
Sul sito www.poste.it  
- addebitando l'importo sul Conto BancoPosta
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Con una SIM PosteMobile  
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Presso le ricevitorie Sisal  
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Poliziotti in servizio all'aeroporto di S.Egidio, un panino, una birra e poi!!!

La coperta è corta, e i poliziotti ne pagano le conseguenze.

Consiglio di Stato "...Forze armate indennità, in genere impiego pubblico indennità di anzianità e buonuscita - trattamento economico . L'art. 1 del d.P.R. n. 1032 del 1973, nell'individuare i pubblici dipendenti aventi diritto all'indennità di buonuscita, menziona "i militari delle forze armate e dei corpi di polizia in servizio permanente o continuativo". Nell'ordinamento di settore, per "servizio permanente o "continuativo" del militare non si intende qualunque rapporto di servizio, ma solo il servizio permanente effettivo, che costituisce il rapporto di pubblico impiego a tempo indeterminato (Riforma della sentenza del T.a.r. Puglia - Lecce, sez. I, n. 2988/2003)...."

FRANCIA: ENRICO IV DI BORBONE, RITROVATO A PARIGI TESCHIO LUIS DI BORBONE, RIPORTIAMOLO NELLA BASILICA DI SAINT-DENIS




FRANCIA: ENRICO IV DI BORBONE, RITROVATO A PARIGI TESCHIO
LUIS DI BORBONE, RIPORTIAMOLO NELLA BASILICA DI SAINT-DENIS

(Adnkronos) - Affidato ad una equipe di professionisti composta
da 18 studiosi, guidati dal professor Philippe Charlier, medico e
paleontologo di fama internazionale, il misterioso teschio e' stato
sottoposto ad ogni tipo di esame, i cui risultati come annuncia il
settimanale francese 'Point de vue' saranno pubblicati nel 'British
Medical Journal'. Il professor Charlier conferma in parte quelle che
per lunghi anni sono state le 'intuizioni' di Joseph-Emile Bourdais.
Secondo il professor Charlier si tratta, senza alcun dubbio, del
cranio di Enrico IV re di Francia. L'ultimo discendente dei Borboni
Louis XX si e' augurato che il teschio possa finalmente riposare nella
basilica di Saint- Denis. Ma in molti, secondo 'Point de vue',
dubitano sull'autenticita' del reperto.

Alcune comunque le certezze, su cui si trovano d'accordo gli
studiosi. Il teschio apparterrebbe ad un uomo vissuto tra il 1450 e il
1650. La forma del cranio, poi, coincide con quella di alcune statue
contemporanee al 'Vert galant'. Ci sono nell'antico reperto alcuni
segni particolari che non lasciano dubbi. Una cicatrice al labbro, un
neo sul viso, confermati dalle biografie di Enrico IV e da alcuni
stampe e incisione dell'epoca. ''Rimangono comunque sull'affaire' -
secondo 'Point de vue' - molte zone d'ombra, interrogativi accanto ad
errori e imprecisioni gravissime''. Dopo essere stato colpito a morte
da Ravaillac, il 14 maggio 1610, Enrico IV e' stato imbalsamato e il
suo corpo sepolto nella cripta di Saint- Denis.

Cripta profanata dai rivoluzionari nell'ottobre del 1793. Nessun
documento conservato negli archivi di Saint- Denis attesterebbe
comunque la notizia della decapitazione di Enrico IV. Sono stati anche
effettuati alcuni prelievi per poter comparare il dna del Borbone con
i suoi discendenti. Impossibile, per il momento, ottenere risultati
certi, secondo Gerard Lucotte. Potrebbe anche essere il cranio di
qualche condottiero fiorentino o di un hidalgo castigliano.

(Cap/Gs/Adnkronos)
09-GEN-11 13:40

NNNN

Siracusa Commissariato Pachino ESPLOSIONE BOMBE CARTA IN AUTO DAVANTI COMMISSARIATO POLIZIA







ESPLOSIONE BOMBE CARTA IN AUTO DAVANTI COMMISSARIATO POLIZIA

(ANSA) -
PACHINO (SIRACUSA), 9 GEN - Delle bombe carta sono
state fatte esplodere la notte scorsa all'interno di
un'automobile rubata posteggiata davanti uno dei prospetti
secondari del commissariato della polizia di Stato di
Pachino,
nel Siracusano. La deflagrazione ha mandato i vetri della
vettura in frantumi ma non ha procurato danni alla struttura.
Fonti investigative qualificate considerano il gesto''un atto
intimidatario nei confronti della polizia che a
Pachino e'
particolarmente attiva contro la criminalita' organizzata e
comune''. L'attentato e' ritenuto ''una reazione scomposta da
parte di esponenti della malavita locale'', e per questo gli
investigatori stanno valutando gli arresti e le operazioni
anticrimine recentemente compiute dal commissariato della
polizia di stato di
Pachino.
Sul posto per i rilievi e le indagini sono presenti agenti
della polizia scientifica e della squadra mobile della Questura
di Siracusa. La Procura del capoluogo aretuseo ha aperto
un'inchiesta contro ignoti. (ANSA).

TR
09-GEN-11 12:09 NNNN

MAW9069 4 cro rg00,gn00 732 ITA0069;
Pachino, bomba carta esplode davanti commissariato polizia
Era all'interno di un'auto rubata

Roma, 9 gen. (TMNews) - Attentato intimidatorio nei confronti del
commissariato di pubblica sicurezza di Pachino dove nella notte,
attorno all'1.50 circa, esplosa una bomba carta nascosta
all'interno di una autovettura, poi risultata rubata,
parcheggiata nelle immediate vicinanze dello stabile, in via del
Ciclamino, lungo il prospetto laterale dell'edificio. La bomba
esplosa, cospargendo detriti in un raggio di diversi metri, senza
provocare fortunatamente danni a persone e cose.

Sul posto intervenuto il personale della polizia scientifica
del locale commissariato per i rilievi tecnico scientifici
necessari al prosieguo delle indagini in corso, condotte dagli
agenti della squadra mobile della Questura di Siracusa.

Red/Apa

091244 gen 11
ZCZC0801/SXB
YPA32566
R CRO S0B QBXB
ESPLOSIONE BOMBE CARTA IN AUTO DAVANTI COMMISSARIATO POLIZIA (2)

(ANSA) - SIRACUSA, 9 GEN - Il rudimentale ma potente ordigno
esplosivo, composto da due-tre bombe carta, e' stato fatto
deflagrare poco prima delle 2 della notte scorsa. Era stato
collocato all'interno di un'auto, una Lancia Y10, che e'
risultata essere stata rubata poco prima. La vettura era stata
posteggiata in via dei Ciclamini, nei pressi del commissariato
della polizia di Stato di Pachino.
La deflagrazione, che non causato danni al palazzo o a
persone, ha danneggiato la vettura e sparso detriti per un
raggio di circa 30 metri. Scattato l'allarme, sul posto oltre
alla polizia ed ai tecnici della scientifica sono intervenuti
anche i vigili del fuoco che hanno domato il principio di
incendio causato dall'esplosione. (ANSA).

P09-TR
09-GEN-11 12:48 NNNN




A Pachino la prossima assemblea sindacale provinciale e regionale





TERREMOTO: SCOSSA IN PROVINCIA DELL'AQUILA, TORNA LA PAURA

TERREMOTO: SCOSSA IN PROVINCIA DELL'AQUILA, TORNA LA PAURA
(V. 'TERREMOTO: SCOSSA IN PROVINCIA...' DELLE 12.39)
(ANSA) - L'AQUILA, 9 GEN - L'evento sismico di questa mattina
in provincia dell'Aquila ha fatto tornare la paura nelle zona
colpita dal grave sisma del 2009.
La scossa odierna e' stata avvertita non solo dalla
popolazione della provincia dell'Aquila ma anche nel Lazio.
(ANSA).

RED-PRO
09-GEN-11 12:45 NNNN
TERREMOTO: SCOSSA DI MAGNITUDO 3.9 IN PROVINCIA DI L'AQUILA =
(AGI) - Roma, 9 gen. - Una scossa sismica e' stata registrata
oggi in provincia di L'Aquila. L'evento e' stato avvertito
dalla popolazione nei comuni di Magliano De' Marsi, Avezzano,
Tagliacozzo e Celano. Dalle verifiche effettuate dalla Sala
Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non
risultano danni a persone o cose. Secondo i rilievi registrati
dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l'evento
sismico si e' verificato alle 11.58 con magnitudo 3.9. (AGI)
Vim
091235 GEN 11


Terremoti/ Scossa di magnitudo 3.9 in provincia dell'Aquila
Alle 11.58, nessun danno a cose o persone

Roma, 9 gen. (TMNews) - Una scossa sismica stata registrata oggi
in provincia di L`Aquila. L`evento stato avvertito dalla
popolazione nei comuni di Magliano De` Marsi, Avezzano,
Tagliacozzo e Celano. Secondo i rilievi registrati dall`Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l`evento sismico si
verificato alle 11.58 con magnitudo 3.9.

Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del
dipartimento della protezione civile non risultano danni a
persone o cose.

Red/Apa

091228 gen 11

TERREMOTO: SCOSSA IN PROVINCIA DELL'AQUILA, MAGNITUDO 3.9

(ANSA) - ROMA, 9 GEN - Una scossa sismica Š stata registrata
oggi in provincia di L'Aquila. L'evento Š stato avvertito dalla
popolazione nei comuni di Magliano De' Marsi, Avezzano,
Tagliacozzo e Celano.
Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del
Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni a
persone o cose.
Secondo i rilievi registrati dall'Istituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia l'evento sismico si Š verificato alle
ore 11.58 con magnitudo 3.9. (ANSA).

MAS-COM
09-GEN-11 12:39 NNNN

SPARATORIA A GENOVA: MORTO UNO DEI FERITI, IN FIN DI VITA L'ALTRO

 =
(AGI) - Genova, 9 gen. - E' stata una mattina di un giorno da
cani a Genova. Carlo Trabona, pensionato utrasettantenne di
origini siciliane, esce dalla sua casa di via Piacenza e si
reca in un vicino bar dove trova due fratelli suoi dirimpettai:
spara contro di loro, uno lo uccide, l'altro e' in condizioni
disperate all'ospedale con una ferita all'addome. Torna a casa,
chiama al telefono la figlia e le dice: ho ucciso tua madre.
Poi si barrica in casa. La polizia isola la zona con un cordone
di sicurezza impenetrabile. (AGI)
ge1
091216 GEN 11
SPARATORIA GENOVA:1 VITTIMA SI ERA RIFUGIATA IN SUPERMERCATO

(ANSA) - GENOVA, 9 GEN - Uno dei due fratelli oggetto della
furia omicida di Carlo Trabona, muratore in pensione di 70 anni,
stamani aveva cercato scampo in un supermercato della zona.
Secondo una sommaria ricostruzione, Trabona ed i due,
stamattina si sono incontrati sotto i portici del bar ed hanno
discusso. Trabona ha tirato fuori la pistola sparando alla testa
di uno dei due fratelli, rivolgendo poi l'arma verso il secondo.
La pistola si sarebbe inceppata ed uno dei due e' quindi
riuscito a scappare all'interno di un supermercato, ma l'anziano
lo ha seguito, colpendolo all'addome.
Trabona e' poi tornato a casa, poco distante, uccidendo la
moglie sul pianerottolo e barricandosi all'interno dell'
abitazione. A questo punto ha chiesto di parlare con un
funzionario di polizia per spiegare i motivi del gesto e dopo
mezzora si e' sparato. L'uomo e' ora agonizzante.
Carlo Trabona ed i due fratelli colpiti con vari colpi di
arma da fuoco, si conoscevano da molti anni. Oltre ad essere
dirimpettai, erano infatti tutti originari di Vallelunga
(Caltanissetta). (ANSA).

AN-YL2
09-GEN-11 12:47 NNNN

Invito alla lettura: "Una storia comunista"





Dopo essere stato l'"uomo di Mosca" all'interno del Pci, Cossutta ha promosso la scissione che, con la nascita del Partito democratico della sinistra, ha dato vita a Rifondazione comunista. Poi, nel 1998, quando Fausto Bertinotti, segretario del partito, ha fatto cadere il governo Prodi, ha fondato i Comunisti italiani, da allora alleati dell'Ulivo. In questa sua autobiografia, Cossutta rivendica orgogliosamente la sua identità comunista e racconta la "sua" verità: dalla finta fucilazione a cui fu sottoposto dai nazisti nel carcere di Monza fino all'attentato che subì Togliatti nel 1948, dal caso dei finanziamenti sovietici al Pci al viaggio a Baghdad pochi giorni prima della guerra contro l'Iraq.