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domenica 19 settembre 2010

Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale. (10G0178) (GU n. 219 del 18-9-2010 )

Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale. (10G0178) (GU n. 219 del 18-9-2010 )

Avviso relativo all'approvazione della graduatoria dei sedici funzionari scrutinati promuovibili alla qualifica di direttore coordinatore di istituto penitenziario dell'amministrazione penitenziaria con decorrenza 1° gennaio 1996, a seguito di rinnovazione dello scrutinio per merito comparativo.

Avviso relativo all'approvazione della graduatoria dei sedici funzionari scrutinati promuovibili alla qualifica di direttore coordinatore di istituto penitenziario dell'amministrazione penitenziaria con decorrenza 1° gennaio 1996, a seguito di rinnovazione dello scrutinio per merito comparativo.

Valida la confisca del veicolo per mancanza della carta di circolazione del veicolo privo di targa, carta di circolazione e copertura assicurativa

FATTO E DIRITTO
La Soc. U. ha impugnato per cassazione la sentenza 27.8.04 con la quale il G.d.P. di (OMISSIS) ne ha rigettato l'opposizione proposta avverso l'ordinanza-ingiunzione n. 640/2003, emessa nei suoi confronti il 25.8.03 dalla Prefettura di quel capoluogo, con la quale le è stata irrogata la sanzione pecuniaria di euro 1.033,00 - e contestualmente è stata disposta la confisca del veicolo Mercedes mod. E220 telaio n. (OMISSIS) - per violazione degli artt. 93/VII e 193/II CdS in quanto, quale proprietaria, aveva consentito la circolazione del detto veicolo privo di targa, di carta di circolazione e di copertura assicurativa.
L'amministrazione intimata non ha svolto attività difensiva.
Attivatasi procedura ex art. 375 CPC, il Procuratore Generale ha fatto pervenire requisitoria scritta nella quale, concordando con il parere espresso nella nota di trasmissione, conclude chiedendo il rigetto del ricorso.
La ricorrente non si è avvalsa della facoltà attribuitale dall'ultimo comma dell'art. 375 c.p.c..
Le considerazioni svolte nella relazione e condivise dal Procuratore Generale sono da recepire.
Con il primo motivo, la ricorrente - denunziando violazione e/o falsa applicazione degli artt. 193, 181 e 213 C.d.S. in relazione all'art. 9 del Regolamento di esecuzione della legge n. 990/69 (approvato con D.P.R. 24.11.1970 n. 973); nullità della sentenza e del procedimento per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. in relazione alle suddette disposizioni - premette di aver sostenuto in primo grado che i verbali di contravvenzione elevati nei propri confronti, oltre che del conducente, ed i conseguenti provvedimenti di sequestro e confisca del veicolo, dovessero ritenersi palesemente illegittimi, in quanto, nella specie, ricorrevano tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dalla legislazione vigente (art. 1 del D.P.R. n. 474/2001) ai fini della configurabilità della "circolazione di prova" ex art. 98 CdS e della conseguente non necessarietà della carta di circolazione ai sensi dell'art. 93 del CdS, infatti: il guidatore R. C. risultava essere suo dipendente; essa era titolare dell'autorizzazione alla circolazione di prova ed in possesso della relativa targa di prova; questa era stata prontamente esibita agli Agenti; la vettura stava percorrendo una distanza inferiore ai cento chilometri per essere trasferita dalla filiale di (OMISSIS) a quella di (OMISSIS).
Ciò posto, si duole che il giudice a quo abbia fondato il rigetto dell'opposizione alla sanzione pecuniaria presumendo, apoditticamente ed in presenza di prova documentale contraria, il mancato possesso della prescritta autorizzazione alla circolazione di prova, mentre <>.
Per analoghe ragioni si duole che il giudice a quo abbia rigettato l'opposizione avverso i provvedimenti accessori di sequestro e confisca dell'autovettura, non considerando che tali sanzioni potevano essere applicate solo in caso di contemporanea insussistenza dei tre requisiti prescritti dall'art. 98 CdS, mentre, nella specie, detti requisiti erano tutti presenti.
Con il secondo motivo, la ricorrente - denunziando violazione e/o falsa applicazione degli artt. 193, 181 e 213 CdS ed in relazione all'art. 9 del Regolamento di esecuzione della legge n. 990/69 (approvato con D.P.R. n. 973 del 24.11.1970); nullità della sentenza e del procedimento per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. in relazione alle suddette disposizioni - si duole che il giudice a quo, pur essendo stata regolarmente documentata la sussistenza della copertura assicurativa per la responsabilità civile verso i terzi inerente il veicolo in discussione, abbia presunto <>.
Nessuno dei due riportati motivi - che, per connessione, possono essere trattati congiuntamente - merita accoglimento.
Il giudice a quo ha ritenuto che l'opposizione non potesse trovare accoglimento in guanto l'opponente non aveva provato, "né agli agenti accertatori né in corso di causa", che la circolazione dell'autovettura in discussione, pur priva di carta di circolazione e targa proprie, avesse, tuttavia, di fatto avuto luogo lecitamente in virtù d'un' autorizzazione rilasciata ai sensi dell'art. 98 CdS e del D.P.R. 474/2001.
Che tale prova fosse stata o meno fornita, non risulta agli atti del giudizio: parte ricorrente non ha depositato il fascicolo di parte originale del giudizio svoltosi innanzi al G.d.P. di (OMISSIS), dall'indice del quale, vistato dal cancelliere, sarebbe stato desumibile quali atti fossero stati prodotti in quel giudizio (nessuno dei documenti allegati riporta un timbro di deposito e persino del ricorso in opposizione non è allegato l'originale ma una copia informe priva della relata di notificazione e dell'attestazione di deposito); a sua volta, la cancelleria del G.d.P. di (OMISSIS), pur ripetutamente sollecitata, non ha esitato la richiesta di trasmissione del fascicolo d'ufficio.
Ciò non di meno, pur volendosi ammettere che la documentazione oggi nel fascicolo di parte ricorrente fosse stata prodotta nel giudizio di merito, la conclusione cui è pervenuto il G.d.P. risulta conforme a diritto e la sentenza non va annullata, potendosene correggere la motivazione ex art. 385/IV c.p.c. nel senso non che difettasse la prova documentale dell'applicabilità al caso in esame della deroga al disposto dell'art. 93/VII CdS posta dall'art. 98 CdS e dal D.P.R. 474/2001, ma che di tale applicabilità difettassero, comunque, le condizioni poste da quest'ultima normativa.
La premessa in fatto dalla quale prendono le mosse l'originaria opposizione e l'odierno ricorso - per la quale
 
l'autovettura in questione legittimamente circolava in quanto coperta da targa-prova - non corrisponde, infatti, alla realtà e ne è dimostrazione la constatazione che la stessa ricorrente non sostiene che l'autovettura fosse "munita" o "dotata" di autorizzazione e targa-prova al momento del fermo, né utilizza espressioni similari dalle quali desumere l'esistenza dell'autorizzazione a bordo dell'autovettura o che detta targa fosse applicata al porta-targa posteriore o quanto meno si trovasse all'interno dell'autovettura a quel momento, ma deduce solo che la targa fu "prontamente esibita" agli agenti accertatori.
In effetti, come risulta all'esame degli atti, consentito a questa Corte in quanto chiamata ad accertare un error in procedendo dedotto per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nel verbale n. 105548T - il cui contenuto non è stato contestato e che fa comunque prova sino a querela di falso (da ultimo, Cass. SS.UU. 17355/09), nella specie non proposta - è accertato che la targa prova non era affatto applicata all'autovettura e neppure a bordo di essa, e che solo successivamente era stata recapitata al conducente sul luogo della contestazione (donde il termine "esibita" utilizzato in ricorso), dacché vi è precisato: <>.
Ora, l'art. 1 del D.P.R. 24.11.01 n. 474 prescrive, al quarto comma, che l'autorizzazione alla circolazione di prova <<... è utilizzabile per la circolazione di un solo veicolo per volta ed è tenuta a bordo dello stesso. Sul veicolo è presente il titolare dell'autorizzazione medesima o un suo dipendente munito di apposita delega ovvero un soggetto in rapporto di collaborazione funzionale con il titolare dell'autorizzazione, purché tale rapporto sia attestato da idonea documentazione e il collaboratore sia munito di delega.>>, mentre il successivo art. 2 prescrive, al primo comma, che <>.
Emerge chiaramente, dal combinato disposto normativo testè riportato, che tanto l'autorizzazione quanto la targa ad essa relativa devono trovarsi a bordo del veicolo (e la seconda deve anche essere esposta) ed altrettanto chiara ne è la ratio che - con il prescrivere la limitazione della circolazione ad un solo veicolo, cui in corso di essa riferire l'autorizzazione, così impedendo che in base alia medesima autorizzazione circolino contemporaneamente più veicoli - intende non solo regolare il regime dell'autorizzazione ma, soprattutto, questo coordinare con quello dell'assicurazione obbligatoria.
Poiché, infatti, tale assicurazione è stipulata in correlazione con la singola autorizzazione alla circolazione in prova e con la relativa targa-prova, solo la presenza dell'una e dell'altra a bordo garantiscono la copertura assicurativa del veicolo durante l'uso, in quanto tale presenza esclude che, in virtù della medesima autorizzazione e della medesima assicurazione, che coprono l'utilizzazione di un solo veicolo per volta, possa contemporaneamente circolare altro veicolo.
Di converso, la mancanza del documento d'autorizzazione e della targa-prova a bordo del veicolo integra gli estremi degli illeciti di circolazione con veicolo per il quale non è stata rilasciata la carta di circolazione - non potendosi invocare l'autorizzazione in deroga per essere questa applicabile al solo veicolo a bordo del quale si trovi il relativo documento e posteriormente al quale sia applicata la targa-prova - e privo della copertura assicurativa; né rileva che la detta documentazione e la targa-prova possano trovarsi nella sede o nella residenza del soggetto autorizzato piuttosto che a bordo d'altro veicolo contemporaneamente in circolazione, dacché il dettato normativo contempla un illecito formale, di pura condotta, mirando non tanto a reprimere l'abuso effettivo dell'autorizzazione con il comminare la sanzione in relazione ad una fattispecie nella quale esso siasi in concreto verificato, quanto piuttosto a prevenirlo con il comminare la sanzione in relazione ad una fattispecie nella quale esso sì presenti come possibile.
Ciò stante, pienamente legittimi risultano, come già ritenuto dal giudice a quo, i provvedimenti adottati dalla Prefettura di (OMISSIS) nell'applicare le sanzioni pecuniarie e della confisca comminate dall'art. 93/VII CdS escludendo potersi applicare, nel caso di specie, la disciplina della circolazione in prova di cui all'art. 98 CdS e D.P.R. 474/2001.
Con un terzo motivo (erroneamente rubricato ancora con il n. 2), la ricorrente - denunziando violazione e/o falsa applicazione delle norme di diritto in relazione agli artt. 13 e 21 della legge 24.11.1981 n. 689 - si duole che <>
Il motivo non merita accoglimento.
Anzi tutto, per sua inammissibilità, in quanto non contiene censure alla sentenza impugnata, ma solo all'operato della Prefettura di (OMISSIS), ed in quanto, comunque, la questione, alla lettura della stessa sentenza impugnata, non censurata ex artt. 112 e 360 n. 4 c.p.c. per omessa pronunzia sul punto, non risulta dedotta nel giudizio di merito onde non può esserlo in quello di legittimità.
In secondo luogo, per manifesta infondatezza, in quanto la confisca risulta disposta ai sensi dell'art. 93/VII CdS per l'uso del veicolo senza carta di circolazione e targa propria, fattispecie che non prevede sanatorie di sorta, e non per la mancanza della copertura assicurativa ai sensi dell'art. 193 CdS e disposizioni richiamatevi.
Con un quarto motivo, rubricato sub n. 3, la ricorrente denunzia, in fine, la nullità della sentenza per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, giacché <> (*: gli errori sono nel testo, n.d.e.).
Il motivo non merita accoglimento.
Come per il motivo precedente, neppure in questo caso dalla sentenza impugnata risulta che l'opposizione avesse avuto ad oggetto, oltre all'ordinanza-ingiunzione prot. n. 640/2003, anche altro provvedimento prefettizio.
Del pari, dunque, onde evitare una pronunzia d'inammissibilità del motivo per novità della questione avrebbe dovuto la ricorrente anzi tutto idoneamente censurare la sentenza per omessa pronunzia; il che non ha fatto.
Come ripetutamente evidenziato da questa Corte, infatti, l'omessa pronunzia, quale vizio della sentenza, dev'esser fatta valere dal ricorrente per cassazione esclusivamente attraverso la deduzione del relativo error in procedendo e della violazione degli artt. 112 e 360 n. 4 c.p.c., non già con la denunzia della violazione di norme di diritto sostanziale ex art. 360 n. 3 c.p.c. ovvero del vizio di motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c., in quanto tali ultime censure presuppongono che il giudice di merito abbia preso in esame la questione oggetto di doglianza e l'abbia risolta in modo giuridicamente non corretto ovvero senza giustificare, o non giustificando adeguatamente, la decisione al riguardo resa; d'altra parte, solo la corretta deduzione della doglianza ex artt. 112 e 360 n. 4 c.p.c., trattandosi di violazione di una norma processuale, può consentire al giudice di legittimità l'esame degli atti del giudizio al fine di verificare la effettiva deduzione nel giudizio di merito della questione la cui mancata considerazione da parte del giudice è dedotta come motivo di gravame nel ricorso per cassazione (Cass. 7.7.04 n. 12475, 14.2.06 n. 3190, 4.6.07 n. 12952).
Perché, poi, possa dirsi utilmente dedotto in sede di legittimità un vizio di omessa pronunzia, ai sensi degli artt. 112 e 360 n. 4 c.p.c, è necessario, da un lato, che al giudice del merito fossero state rivolte una domanda od un'eccezione autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulate, per le quali quella pronunzia si fosse resa necessaria ed ineludibile, e, dall'altro, che tali istanze siano riportate puntualmente - nei loro esatti termini e non genericamente ovvero per riassunto del loro contenuto - nel ricorso per cassazione, con l'indicazione specifica, altresì, dell'atto difensivo e/o del verbale di udienza nei quali l'una o l'altra erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, "in primis", la ritualità e la tempestività ed, in secondo luogo, la decisività delle questioni prospettatevi; ove, infatti, si deduca la violazione, nel giudizio di merito, delle citate norme processuali, riconducibile alla prospettazione di un' ipotesi di error in procedendo per il quale la Corte di cassazione è giudice anche del "fatto processuale", detto vizio, non essendo rilevabile d'ufficio, comporta pur sempre che il potere-dovere del giudice di legittimità di esaminare direttamente gli atti processuali sia condizionato, a pena d'inammissibilità, all'adempimento da parte del ricorrente, per il principio d'autosufficienza del ricorso per cassazione, che non consente, tra l'altro, il rinvio per relationem agli atti della fase di merito, dell'onere di indicarli compiutamente, non essendo legittimato il suddetto giudice a procedere ad una loro autonoma ricerca ma solo ad una verifica degli stessi (Cass. 19.3.07 n. 6361, SS.UU. 28.7.05 n. 15781).
Di tutto ciò non è traccia nel motivo in esame.
In definitiva, nessuno degli esaminati motivi meritando accoglimento, il ricorso va, dunque, respinto.
Parte intimata non avendo svolto attività difensiva, la ricorrente evita le conseguenze della soccombenza.
P.Q.M.
La Corte respinge il ricorso.

Occupazione della corsia di emergenza per impellenti necessità fisiologiche

Il (OMISSIS), alle ore 10.08, sul (OMISSIS), il motociclo Suzuki (OMISSIS), targato (OMISSIS), che viaggiava (sulla corsia di emergenza) in direzione della Via (OMISSIS), andava a collidere contro l'autocarro Renault (OMISSIS), fermo sulla corsia di emergenza, al km. 65+500 della carreggiata esterna, all'altezza dell'Area di Servizio (OMISSIS), il cui conducente, ########., aveva manifestato un impellente bisogno fisiologico (mentre a bordo dell'autocarro rimaneva il terzo trasportato ########, il ######## era tornato indietro verso l'area di servizio appena superata, per raggiungere i servizi igienici).
Il conducente del ciclomotore, ########, a causa dell'urto, riportava gravissime lesioni, sicchè veniva trasportato con ambulanza, giunta sul posto tempestivamente, presso l'(OMISSIS) ove veniva ricoverato alle ore 10.30 con diagnosi di trauma cranico commotivo, ematoma intracranico, ferita lacero contusa nella regione frontale destra, fratture fronto-parietale e temporale, bilaterale delle orbite, delle ossa nasali, dell'etmoide, dello sfenoide.
Successivamente trasportato presso il Reparto di Neurochirurgia e Neurotramatologia del Policlinico (OMISSIS), decedeva il (OMISSIS).
Sia il conducente dell'autocarro che il terzo trasportato risultavano entrambi dipendenti della (OMISSIS) srl, società proprietaria del mezzo.
Dai danni presenti sui veicoli si deduceva che il motociclo era andato a collidere contro la parte posteriore sinistra dell'autocarro.
Il GUP presso il Tribunale di (OMISSIS), con sentenza in data 20.1.2009, dichiarava non doversi procedere perchè il fatto non sussiste nei confronti di ########. in ordine al reato di omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale in danno dello S..
Avverso tale sentenza ricorre per cassazione il difensore e procuratore speciale della parte civile costituita ########, in proprio e quale esercente la potestà genitoriale sui minori ########. e -----, deducendo i seguenti motivi.
1. L'inosservanza dell'art. 157 C.d.S., lett. a), b), d) e art. 157 C.d.S., n. 3 e art. 3 C.d.S., n. 15 e conseguente illogicità e mancanza della motivazione, deducendo che il bisogno fisiologico, che il Giudice a quo aveva fatto rientrare nel concetto di malore ex art. 157 C.d.S., comma 1, lett. d), non presenta i caratteri dell'atipicità e dell'imprevedibilità in un soggetto adulto e quindi doveva ritenersi arbitraria e illegittima la sosta sulla corsia di emergenza laddove essa era una vera e propria "sospensione della marcia protratta nel tempo" di cui all'art. 157 C.d.S., lett. c), tanto più che il conducente si era allontanato dal veicolo.
2. La violazione dell'art. 521 c.p.p. in relazione all'art. 3 C.d.S. e art. 519 c.p.p. e conseguente mancanza e manifesta illogicità della motivazione, poichè vi era stata mutazione del fatto, in quanto la sentenza richiamava il concetto di sosta laddove l'imputazione si sofferma su quello di fermata.
3. L'errata applicazione dell'art. 41 c.p. e conseguente illogicità e mancanza della motivazione, deducendo che non ricorreva l'ipotesi di cui all'art. 41 c.p., comma 2, poichè la causa sopravvenuta rientrava tra le conseguenze previste e prevedibili e che una condotta più diligente da parte del conducente dell'autocarro con l'utilizzo del segnale mobile di pericolo (triangolo) avrebbe evitato l'evento come anche sarebbe stato evitabile l'evento ove "non si fosse compiuta la contravvenzione (sosta vietata)".
In data 11.1.2010 è stata depositata una memoria nell'interesse di ########., ad opera del suo difensore di fiducia.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è infondato.
Correttamente il GUP ha inquadrato il bisogno fisiologico nel concetto di "malessere" che giustifica la sosta sulla corsia di emergenza ai sensi dell'art. 157 C.d.S., comma 1, lett. d). Invero, il termine "malessere" non può esaurirsi nella nozione di infermità incidente sulla capacità intellettiva e volitiva del soggetto come prevista dall'art. 88 c.p. o nell'ipotesi di caso fortuito di cui all'art. 45 c.p., bensì nel lato concetto di disagio e finanche di incoercibile necessità fisica anche transitoria che non consente di proseguire la guida con il dovuto livello di attenzione e quindi in esso deve necessariamente ricomprendersi l'improvviso bisogno fisiologico (dipendente o meno da malfunzionamento organico) che notoriamente esclude quella condizione di benessere fisico indispensabile per una guida corretta che non ponga in pericolo sia lo stesso conducente ed i terzi trasportati sia gli altri utenti della strada; nè ha rilievo la distinzione tra fermata e sosta ai fini dell'occupazione della corsia di emergenza (Cass. pen. sez. 4, n. 11483 del 1990, Rv. 185105), ma nel caso di specie è palese che trattasi di "sosta", nè il capo d'imputazione offre motivo di ritenere che sia stato contestato una precisa condotta, laddove ha solo precisato quella di aver "parcheggiato" il mezzo.
Ancora, deve rilevarsi come correttamente il GUP abbia escluso la necessità dell'apposizione del "triangolo", prescritta solo in condizioni di scarsa visibilità (ora notturna, difettosa efficienza o mancanza delle luci posteriori di posizione o di emergenza e in qualunque ora, anche di giorno e in ogni luogo, quando il veicolo non possa essere scorto dai conducenti dei veicoli provenienti da tergo: art. 162 C.d.S.), laddove risulta provata la perfetta visibilità su rettilineo pianeggiante, l'ora diurna e le buone condizioni atmosferiche e di traffico. Nè va sottaciuto che al momento del sopralluogo della Polizia stradale immediatamente intervenuta a seguito di richiesta del ######## in quanto reperita proprio nell'area di servizio, risultavano ancora azionate le quattro frecce dell'autocarro e che il motociclista, quale che ne sia stato il motivo (se dipendente da un comportamento volontario o indotto da malore ovvero, come propende a ritenere il giudice a quo, per la necessità di ovviare ad un'improvvisa turbativa della marcia determinata dall'invasione della propria corsia da parte di altro mezzo), aveva invaso, al momento dell'impatto, la corsia di emergenza (in violazione dell'art. 176 C.d.S., comma 1, lett. c)).
Consegue il rigetto del ricorso e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Il lavoratore ha dieci anni di tempo, dal momento in cui il danno si è manifestato, per chiederne il risarcimento






Cassazione : Il lavoratore ha dieci anni di tempo, dal momento in cui il danno si è manifestato, per chiederne il risarcimento

"Tutor" e "Autovelox": strumenti spenti se non c'è una segnalazione "ad hoc"

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"Tutor" e "Autovelox": strumenti spenti se non c'è una segnalazione "ad hoc"
Spenti 60 tutor fuorilegge
Limiti di velocità non adeguatamente segnalati
Già spenti una sessantina di tutor autostradali fuorilegge. Si tratta di tutti quegli strumenti sprovvisti del necessario cartello di segnalazione del limite di velocità posizionato ad almeno un chilometro di distanza dal rilevatore stesso, come prescritto dalla recente riforma del codice della strada (legge 120/2010).
Il Tutor è uno strumento approvato dal ministero per l'accertamento automatico dell'eccesso di velocità. Anche se non specificamente omologato il suo uso è quindi conforme al dl 121/2002 e alle altre regole stradali. Lo ha chiarito il ministero dei trasporti con il parere n. 58422/2010 conseguente ad una censura di non omologazione del diffuso e temuto sistema elettronico. Dopo la circolare ministeriale emanata il 12 agosto alla vigilia dell'entrata in vigore della legge 120/2010, secondo quanto risulta ad ItaliaOggi, sono già una sessantina gli impianti per il controllo della velocità media spenti lungo le tratte autostradali per mancato rispetto della distanza minima di 1 km tra il limite di velocità e il sistema Tutor. Si tratta in particolare degli impianti posizionati nei tratti autostradali con limiti di velocità più bassi degli ordinari 130 km/h. Dal 13 agosto, infatti, ogni impianto fisso per il rilevamento elettronico della velocità deve essere segnalato e posizionato ad almeno 1 km dall'inizio del limite per consentire agli utenti di adeguare meno repentinamente la propria andatura. In attesa della messa a regime della necessaria segnaletica la polizia stradale ha pertanto deciso di spegnere i Tutor fuori legge. Questi temuti strumenti, specifica quindi il parere 58422, non sono omologati ma semplicemente approvati. Lo stesso articolo 4 del dl 121/2002, convertito con modificazioni nella legge 168/2002, «afferma testualmente che i dispositivi utilizzati per accertare in modo automatico la violazione, senza la presenza o il diretto intervento degli agenti preposti, devono essere omologati o approvati ai sensi dell'art. 45 c. 6 del nuovo codice della strada». In buona sostanza l'approvazione o l'omologazione sono ritenute equivalenti per ammettere la legittimità di questi impianti. La differenza tra procedura di approvazione o omologazione è squisitamente tecnica. Si ricorre all'approvazione di uno strumento quando non esistono norme di riferimento circa le caratteristiche fondamentali dello strumento da esaminare. In questo caso sarà il Consiglio superiore dei lavori pubblici ad esprimere una parere tecnico determinante. Nel caso del Tutor il parere è stato emanato nell'adunanza del 28 aprile 2004, conclude la nota centrale. Ai fini dell'impiego, dunque, approvazione o omologazione risultano del tutto equivalenti.