CIRCOLAZIONE STRADALE - INVALIDI -
SANZIONI AMMINISTRATIVE E DEPENALIZZAZIONI
Cass. civ. Sez. I, 30-08-2005, n. 17480
Cass. civ. Sez. I, 30-08-2005, n. 17480
Svolgimento del processo
Con ricorso depositato in data 19 marzo 2001, (Lpd) (Lpd),
medico legale, proponeva opposizione innanzi al giudice di pace di Terni avverso
il verbale con il quale gli era stata contestata la violazione dell'art. 157,
comma 2, del codice della strada, per avere lasciato in sosta la propria
autovettura - al cui interno era esposto il contrassegno del permesso di
parcheggio riservato ad invalidi intestato alla madre dell'opponente - adiacente
alle vetrine di un negozio in una strada sprovvista di marciapiede, senza
lasciare lo spazio di almeno un metro per consentire il passaggio pedonale, ed
era stata irrogata la sanzione pecuniaria di lire 63.510. Lo Iemma esponeva di
avere, il giorno della contestazione della infrazione, accompagnato la madre,
disabile, per esigenze sanitarie non prorogabili, e di avere commesso la
infrazione medesima per non aver reperito nessun altro spazio disponibile per il
parcheggio di autovetture addette al trasporto di invalidi.
Il giudice di pace, ritenendo configurabile nella specie
la esimente dello stato di necessità, di cui all'art. 4, primo comma, della
legge 24 novembre 1981, n. 689, in considerazione delle difficoltà di
spostamento degli invalidi, accoglieva il ricorso.
Avverso tale decisione ha proposto ricorso per Cassazione
il Comune di Terni. L'intimato non si è costituito.
Motivi della decisione
Con l'unico motivo di ricorso, si deduce violazione e/o
falsa applicazione dell'art. 4 della legge 24 novembre 1981, n. 689,
dell'art. 54 cod.pen., degli artt. 2697 e 2907 cod.civ.,
dell'art. 99 cod.proc.civ., dell'art. 157, comma 2, del codice della
strada. Si lamenta che il giudice di pace abbia ritenuto la sussistenza, nella
specie, della esimente dello stato di necessità alla stregua di prove non
offerte e di circostanze inidonee a configurare la stessa esimente, riconosciuta
sulla base della sola affermazione dello Iemma di aver trasportato la propria
madre disabile, e dalla esposizione, all'interno della propria autovettura, del
contrassegno del permesso di parcheggio riservato agli invalidi, senza che
venissero provati i presupposti dello stato di necessità. Nè sarebbe stata
fornita la dimostrazione dell'avvenuto trasporto della invalida sul veicolo poi
parcheggiato, poichè, all'atto dell'accertamento della violazione, nè il
conducente nè la propria madre erano a bordo dello stesso. E nemmeno sarebbe
stata dimostrata la mancanza di altri spazi per il parcheggio, assunto peraltro
inidoneo ai fini della configurabilità dell'esimente. Si sottolinea altresì che
l'art. 157, comma 2, del codice della strada - la cui violazione era stata
contestata all'intimato - accorda una presunzione di intralcio e pericolo per la
circolazione e per l'utenza pedonale alla violazione dello specifico divieto di
fermata e sosta in strada priva di marciapiede, ove è prescritto che sia
lasciato uno spazio di almeno un metro per il passaggio pedonale, fermata e
sosta, pertanto, vietata anche ai veicoli in possesso del contrassegno relativo
al permesso di parcheggio per gli invalidi.
Il ricorso è fondato, nei termini che seguono.
L'esclusione della responsabilità1 per violazioni
amministrative derivante da "stato di necessità", secondo la previsione dell'art.
4 della legge n. 689 del 1981, postula, in applicazione degli artt. 54
e 59 cod.pen., che fissano i principi generali della materia, una effettiva
situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti
evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione,
persuasione provocata da circostanze oggettive (v., tra le altre, Cass., n. 4710
del 1999, n. 287 del 2005).
Nella specie, la decisione impugnata non risulta
rispettosa del citato dato normativo, avendo il giudicante erroneamente
riconosciuto la configurabilità della esimente di cui si tratta senza che ne
sussistessero i descritti presupposti. In particolare, egli aveva valorizzato,
ai fini del predetto riconoscimento, la circostanza delle difficoltà di
spostamento di un invalido, circostanza nella quale non è ravvisabile
l'ulteriore elemento, che caratterizza lo stato di necessità, del pericolo
imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, per scongiurare
il quale l'agente sia stato costretto a tenere il comportamento sanzionato.
Il ricorso deve, pertanto, essere accolto. La sentenza
impugnata va, conseguentemente, cassata, e, non essendo necessari ulteriori
accertamenti in fatto, questa Corte può, ai sensi dell'art. 384, primo
comma, cod.proc.civ., decidere la causa nel merito, rigettando la
opposizione.
La decisione nel merito comporta il necessario
regolamento delle spese del giudizio di primo grado, in relazione alle quali si
ritengono sussistenti giusti motivi per la compensazione. Quanto alle spese del
giudizio di legittimità, esse vanno poste a carico dell'intimato, e liquidate
come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza
impugnata, e, decidendo nel merito, rigetta la opposizione. Compensa le spese
del giudizio di primo grado, e condanna l'intimato al pagamento delle spese del
giudizio di legittimità, che liquida in complessivi euro 400,00, di cui euro
350,00 per onorari, oltre alle spese generali ed accessorie di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della
Sezione Prima Civile, il 3 marzo 2005.
Depositato in Cancelleria il 30 agosto 2005
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