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martedì 20 settembre 2011

“La sicurezza dei cittadini non si garantisce con i tagli”. Protestano gli operatori di polizia

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Roma - La sicurezza non si garantisce con proclami e tagli, e per di più con una struttura organizzativa inadeguata ai tempi. Questa, in sostanza, la denuncia di coloro i quali sono quotidianamente chiamati a tutela dei cittadini e difendere la legalità.
Gli operatori del settore, in testa il sindacato di polizia Silp-Cgil cui aderiscono in oltre 10.000, da tempo manifestano e denunciano in ogni occasione, dalla Capitale fino ad Arcore, con dimostrazioni e presidi informativi, la preoccupante situazione in cui sono costretti a lavorare, e che tocca tutti gli ambiti di competenza. A Roma, in particolare, dove si concentrano questioni su questioni, aggravate dalla costante riduzione dei fondi destinati al comparto, culminata nella manovra governativa di agosto.
‹‹La situazione è paradossale – attacca Vittorio Berti della Segreteria provinciale del Silp-Cgil di Roma – al taglio delle risorse di 1 miliardo di euro già operato, se ne prevedono entro il 2014 altri 2: il 30% del bilancio del ministero dell’Interno››.
Anche durante il recente sciopero generale il Segretario nazionale Giardullo ha affermato che ‹‹tagliando continuamente le risorse, oggettivamente si riduce il potenziale per garantire un alto livello di legalità››, ma quali sono i punti più critici?
Berti: “L’elenco è triste. Le auto in servizio sono poche, spesso ci sono difficoltà per la riparazione. A Roma il reparto mobile nel 2000 poteva contare su oltre 1.100 operatori, oggi siamo invece a circa 600 con la conseguenza che operatori normalmente impiegati nelle attività di controllo del territorio vengono impiegati in servizi di ordine pubblico. I rifornimenti di benzina limitati, e quindi la sorveglianza del territorio ed il suo controllo – la prevenzione e prontezza di intervento che per noi è essenziale, poi la repressione che è la fase ultima – ha un’area sempre più circoscritta e magari si ripiega su semplici postazioni fisse. Poi, la formazione dei nostri operatori, che è fondamentale, è a rischio. Un esempio: si calcola che solo a Roma 15.000 agenti non si esercitano con regolarità a sparare. E a Roma non esiste un poligono all’aperto funzionante”.
Aggiunge Gianfranco Pacciani, della Segreteria regionale Silp-Cgil del Lazio: ”Nella nostra regione c’è carenza di pattuglie della Polizia Stradale. Di fatto non ci sono autoradio per le strade fuori dai capoluoghi di ogni provincia dopo le 20.00”.
Quanto i tagli incidono sugli organici e l’organizzazione della struttura, non più adeguata ai tempi, come sostenete?
Berti: “Il nesso è stretto. Innanzitutto sul personale: meno fondi significa più restrizioni operative e meno uomini impegnati nell’attività investigativa. Il blocco del turn over, che durerà almeno fino al 2014, comporta una grave carenza di organico: per cinque operatori che vanno in pensione se ne assume uno solo. E ciò si collega anche all’aumento dell’età media dei poliziotti: 47 anni. Parlando della Capitale, poi, abbiamo un modello organizzativo fermo alla Roma degli anni ’70-’80, con popolazione, composizione sociale, quartieri – si pensi al sorgere di quelle che sono vere città periferiche – totalmente diversi. Questura e commissariati sono sotto organico del 30% con fortissimi squilibri di presenza territoriale: 1 poliziotto ogni 216 abitanti in centro, contro per esempio 1 ogni 2.200 nell’area Casilina-Tor Bella Monaca”.
Nel 2010, tra le proteste, si chiuse il commissariato proprio in quel quartiere, uno tra i più problematici, mentre ne sono presenti ben sette nella città storica, che risulta tra le zone più presidiate, anche per la presenza degli organi costituzionali.  
Pacciani.:”Io ero presente quando è successo questo. Molti cittadini e commercianti erano sgomenti mentre una soluzione si poteva e si doveva trovare. E’ da dire che le periferie sono sguarnite, e non riusciamo in condizioni simili ad affrontare adeguatamente i problemi: la poca presenza e percorrere limitatamente il territorio favorisce la microcriminalità notturna, specie i furti negli appartamenti”.
Berti:” Tra le nostre proposte vi è quella innanzitutto di avere un solo commissariato in ogni  Municipio, così da redistribuire le forze ed il loro potenziamento. Poi la riduzione delle scorte, e ridestinare il personale ai reparti a vocazione prettamente operativa. Infatti, per le scorte alle personalità a Roma si impegnano molte più autovetture che quelle dedicate al controllo del territorio”.
Voi avete contestato le cifre dell’annunciato incremento di volanti da parte del Ministro dell’Interno, ritenuto solo nominale.
Berti: “Per le squadre volanti si tratta di un altro caso di una gestione che si svolge senza fondi, dove uomini e mezzi semplicemente vengono spostati e ‘ribattezzati’. Il Ministro Maroni ha annunciato la crescita del loro numero, ma in realtà, sono state semplicemente ‘aggiunte’ a queste le auto dei commissariati, che hanno tutt’altra funzione sul territorio. A questo proposito, proprio per l’espansione della metropoli il Silp ritiene non più funzionale l’esistenza di un unico punto da dove partono tutte le volanti: adesso, per raggiungere la destinazione di competenza le volanti, distanti fino a 40 km, impiegano tempo e benzina. La nostra proposta è quella di suddividere la città in quattro zone con relative strutture; aumenterebbero efficienza e capacità di intervento. Vi sono problemi anche il controllo dall’alto: per il carburante e manutenzione dei nostri elicotteri”.
Cos’è accaduto ai poliziotti di quartiere, lanciati in grande stile?
Berti:” Per la città di Roma erano previste 180 pattuglie (ognuna composta da 2 operatori) appositamente preparati. Poi sono stati dislocati per altre necessità: personale formato e non utilizzato. Uno spreco. Oggi vengono impiegate non più di 9 pattuglie”.
Quale la situazione generale e cosa proponete per la razionalizzazione? E il coordinamento degli interventi?
Pacciani: “Ci preoccupa la distrazione di personale dall’attività investigativa, impegnandolo nelle funzioni più diverse. Poi c’è altro che esemplifica in quali condizioni operiamo: non vengono pagati gli straordinari; quando si avanza di carriera gli stipendi restano bloccati; le spese per le missioni sono rimborsate anche dopo un anno, anticipate di tasca propria da noi. Mancano le divise e spesso si è costretti ad acquistarle”.
Berti:” Resta irrisolto il coordinamento delle diverse forze.  Esempio classico: all’estero esiste il numero unico di emergenza, in Italia no. Due cittadini possono telefonare, per uno stesso evento a polizia e carabinieri che magari intervengono in contemporanea, distogliendoci da un altro intervento, da qui la necessità di razionalizzare e unificare le sale operative, un intervento che farebbe risparmiare sul personale e sulle spese. Analogo discorso si potrebbe fare per alcuni reparti investigativi, DIA, ROS, SCICO, SCO, con medesime competenze e che a volta indagano sullo stesso filone investigativo”.
Pacciani: “Razionalizzando si concentrerebbero gli sforzi, già significativi, e si possono ottenere maggiori risultati operativi. Tanto più se pensiamo al Lazio che, per esempio, è diventata la regione con il maggior numero di beni sequestrati alla criminalità. Comunque le scarse risorse ed i tagli governativi che mortificano le professionalità certo non aiutano a discutere sulle soluzioni più adeguate”.
(Intervista di Roberto Pagano)

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