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venerdì 5 aprile 2013

ANSA/ MAFIA: PM, UFFICIALI ROS COPRIRONO LATITANZA PROVENZANO


ANSA/ MAFIA: PM, UFFICIALI ROS COPRIRONO LATITANZA PROVENZANO
PER DI MATTEO OMISSIONI DOLOSE MORI E OBINU DIETRO MANCATO BLITZ
(ANSA) - PALERMO, 5 APR - Omissioni investigative volute e
gravissime assicurarono a Bernardo Provenzano altri 9 anni di
latitanza: il capomafia poteva essere catturato il 31 ottobre
nel 1995 nelle campagne di Mezzoiuso, nel palermitano, invece
rimase li' indisturbato per anni. E uccel di bosco per molto
altro tempo ancora. Torna sull'originario capo di imputazione
contestato agli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu il
pm Nino Di Matteo, impegnato nel secondo giorno della
requisitoria del processo ai due ufficiali.
Si riparte dalla mancata cattura del padrino di Corleone,
originaria accusa tradotta dalla Procura nell'imputazione di
favoreggiamento aggravato dalla mafia. La tesi e' che grazie
alla confidenze del boss Luigi Ilardo, che verra' assassinato
prima di formalizzare il suo pentimento, i carabinieri del Ros
arrivarono a due passi dall'allora latitante. Pero', non solo
non vollero intervenire per mettergli le manette, ma lasciarono
cadere totalmente la pista fornita dall'aspirante collaboratore.
Come? ''Dimenticando'' completamente personaggi vicinissimi al
capomafia come Giovanni Napoli, loro indicati da Ilardo, che,
invece, per molti anni ancora continuarono a occuparsi del boss.
La prova che il padrino di Corleone si sarebbe potuto prendere
quel 31 ottobre del 1995 nelle campagne della provincia di
Palermo, per l'accusa, e' tutta nel fatto che, come assicurano
collaboratori di giustizia come Ciro Vara e Nino Giuffre',
Provenzano resto' in zona e con gli stessi angeli custodi per
altri 5 anni. Fino, cioe', al 2000 quando la polizia, e non i
carabinieri - sottolinea Di Matteo - arrestarono in un casolare
a pochi metri da quello in cui si nascondeva Provenzano il boss
Benedetto Spera.
Solo allora, secondo l'accusa, ''il capomafia si rese conto
che era saltato il sistema. Che in un contesto investigativo
gestito fino ad allora solo dai carabinieri aveva fatto
irruzione la polizia riuscita in un mese a catturare Spera e ad
arrivare ad un passo da lui''. Il padrino, rimasto latitante
grazie al Ros che, in nome del patto stretto tra pezzi dello
Stato e Cosa nostra per fare cessare le stragi gli aveva
garantito l'impunita', capi' che qualcosa era cambiato e che non
era piu' al sicuro.
Una ricostruzione, questa, che sarebbe confermata anche
dallo strano atteggiamento dei carabinieri attenti a non fare
sapere alla Procura di Palermo la pista investigativa suggerita
da Ilardo. E questo - secondo Di Matteo - in violazione a
specifiche indicazioni dell'allora procuratore Giancarlo Caselli
che piu' volte aveva affidato a circolari la necessita' di
essere informato delle indagini sui grandi latitanti. (ANSA).

SR
05-APR-13 19:15 NNNN

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