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lunedì 11 novembre 2019

L'ergastolano in permesso premio Solo i carabinieri erano contrari

Corriere della Sera di lunedì 11 novembre 2019, pagina 18

L'ergastolano in permesso premio Solo i carabinieri erano contrari


di Giuzzi Cesare - Ferrarella Luigi


..L'ergastolano in permesso premio Solo i carabinieri erano contrari Il ferimento a Milano. Il giudice ordinò: «Va accompagnato». Verifiche del ministero La relazione Gli esperti del carcere: «Non è più socialmente pericoloso». Per lui anche un encomio MILANO Dopo 44 anni in cella il 6oenne Antonio Cianci — l'ergastolano quadruplice omicida (di un metronotte nel 1974 a 15 anni, e di tre carabinieri nel 1979) che in permesso premio sabato sera con un taglierino in un tentativo di rapina alle macchinette del caffè del «piano -1» dell'ospedale San Raffaele ha quasi tagliato la gola al 7genne compagno di una paziente — aveva avuto non solo una positiva relazione dell'équipe di educatoripsicologi-criminologi il 29 marzo scorso; o il parere favorevole della direttrice del carcere di Bollate 1115 aprile; ma persino «un encomio 1131 ottobre 2018 per l'attività nella segreteria Nuovi Giunti». Su un piatto della bilancia il giudice di Sorveglianza, Simone Luerti, trovava esperti per i quali era «non più socialmente pericoloso» il detenuto che, dopo anni di «iniziale atteggiamento oppositivo, col tempo si era mostrato sempre più collaborativo», maturando «un senso di colpa soprattutto nei confronti delle famiglie del carabinieri uccisi, consapevole di aver condannato figli a vivere senza i loro padri»: come Daniela Lia, che aveva 6 anni, e che ieri lamenta «altro dolore» da «quell'essere ignobile». Sull'altro piatto della bilancia, invece, il giudice aveva la chance di lavoro sprecata da Cianci quando nel 2015 era tornato in cella mezzo ubriaco: era perciò «stato segnalato al Sert del carcere, che però non aveva ritenuto il soggetto abusatore di alcol». Contraria al permesso era poi una nota dei carabinieri di Milano del 25 giugno, ma per due motivi collaterali: il fatto che la sorella avesse una denuncia per minacce e vivesse in una casa popolare dagli affitti non pagati, ma il giudice valutava che, trattandosi di permesso e non di misure alternative, la questione fosse «non rilevante». Infine il 3o maggio vengono «chieste alla Questura di Milano le informazioni» previste dalla legge; «senza che sia pervenuta risposta».................................

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