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martedì 7 febbraio 2012

Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano




 Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano
Dopo irlandese Marie Collins presule africano ammette: Non sapevo

Roma, 7 feb. (TMNews) - Ripetutamente abusata sessualmente da un
sacerdote quando aveva tredici anni, e dopo una vita di
sofferenze psicologiche, Marie Collins, irlandese, oggi 62enne, è
intervenuta davanti a vescovi di tutto il mondo ad un convegno
alla Pontificia università Gregoriana, sostenuto dal Vaticano,
per raccontare la sua dolorosa esperienza ed avvertire che
"chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è
sufficiente".

"Il mio unico dispiacere è che raramente riesco a praticare la
mia religione cattolica", ha detto Collins. "La mia fede in Dio
non è stata intaccata. Posso perdonare al mio aggressore le sue
azioni, lui ha ammesso la sua colpa. Ma come posso riprendere ad
avere rispetto per i vertici della mia Chiesa? Chiedere scusa per
le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente. Ci deve
essere - ha proseguito - il riconoscimento e l`ammissione di
responsabilità per il male e la distruzione che è stata fatta
nella vita delle vittime e le loro famiglie a causa della
copertura spesso deliberata e per la cattiva gestione dei casi da
parte dei loro superiori. E prima che io o altre vittime possiamo
trovare una vera pace e guarigione. Il tentativo di salvare
l`istituzione dallo scandalo - ha detto - ha prodotto il maggiore
di tutti gli scandali, ha perpetuato il male degli abusi e
distrutto la fede di molte vittime". Tra i partecipanti era
presente il cardinale primate d'Irlanda, Sean Bredy, accusato nel
suo paese di aver insabbiato in passato le accuse di una vittima
di un sacerdote pedofilo.

Molte, a quanto riferito, le domande che i partecipanti al
convegno 'Verso la guarigione e il rinnovamento' - rappresentanti
di oltre cento conferenze episcopali, sacerdoti, suore, psicologi
- hanno posto alla signora Collins a conclusione della sua
testimonianza pronunciata a porte chiuse. "Il suo intervento ha
dato il 'la' al convegno", ha detto in una conferenza stampa di
fine mattinata mons. Stephen J. Rossetti, sacerdote della
Catholic University of America ed esperto di contrasto agli abusi
sessuali. "I vescovi erano colpiti. In passato ho ascoltato
diverse vittime ma anche io oggi sono rimasto colpito. La signora
Collins era nervosa, ha fatto uno sforzo coraggioso per parlare.
Alla fine un vescovo africano si è alzato ed ha ammesso che non
si rendeva conto del problema". La stessa Collins, in una
conferenza stampa successiva al suo intervento, ha spiegato: "Per
me è stato difficile, ma era importante che la leadership della
Chiesa ascoltasse l'esperienza di una vittima. Sono felice di
averlo fatto". Per Collins, "ascoltare le vittime è importante,
in passato non è stato fatto abbastanza, il Papa lo ha fatto e
spero che i vescovi seguano il suo esempio". Questa sera i
partecipanti al simposio dell'ateneo romano dei gesuiti
parteciperanno alle 18.30 ad una veglia penitenziale alla chiesa
di Sant'Ignazio, presieduta dal prefetto della congregazione dei
vescovi, il cardinale canadese Marc Ouellet, e, dopo un quarto
d'ora iniziale di silenzio, sette rappresentanti di altrettante
categorie ecclesiastiche che in passato hanno compiuto errori nel
contrasto alla pedofilia chiederanno scusa. "In passato per la
mia esperienza sono stata molto critica della Chiesa, ma credo
che questo simposio sia importante, penso che ci sia dietro il
Papa e spero che sia il segno di un cambiamento", ha detto
Collins. "Da cristiana credo al perdono. E' importante che lo si
chieda, poi le vittime possono accettarlo o meno".

(segue)

Ska

071547 feb 12


Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi:Scuse non... -2-
La resistenza del card Connel e l'accusa di essere anti-Chiesa

Roma, 7 feb. (TMNews) - "Sono una vittima di abusi sessuali su
bambini da parte del clero", ha detto Marie Collins, intervenuta
alla Gregoriana insieme alla psichiatra inglese Sheila Hollins.
"Avevo appena compiuto 13 anni, ed ero nella posizione più
vulnerabile di bambina malata in ospedale, quando un prete abusò
sessualmente di me. Sebbene sia avvenuto oltre cinquant`anni fa,
è impossibile da dimenticare e non posso mai sfuggire ai suoi
effetti".

La signora irlandese ha raccontato, senza reticenze, la sua
storia. "Mi sentii molto sicura quando il cappellano cattolico
dell`ospedale mi si fece amico: mi visitava e mi leggeva qualcosa
la sera. Sfortunatamente queste visite serali alla mia stanza
avrebbero cambiato la mia vita. Questo cappellano era uscito solo
da un paio di anni dal seminario, ma era già un provetto
molestatore di bambini. Ma questo non potevo saperlo. Avevo
imparato che un prete era il rappresentante di Dio sulla terra e
così automaticamente aveva la mia fiducia e rispetto. Quando
cominciò ad armeggiare sessualmente con me, affermando all`inizio
che era per gioco, fui scioccata e resistetti, dicendogli di
fermarsi. Ma lui non si fermò". Alla fine, "quando lasciai
l`ospedale non ero più la stessa bambina che vi era entrata. Ora
mi ero convinta di essere una persona cattiva e di aver bisogno
di nasconderlo a tutti".

La vita della Collins prosegue, ma è segnata da quell'abuso. "A
ventinove anni incontrai un uomo meraviglioso, mi sposai ed ebbi
un figlio. Ma non riuscivo ancora a fronteggiare la vita: la
depressione, un`ansia profonda e i sensi di inadeguatezza
continuarono". Passano altri anni: "Avevo quarantasette anni
quando parlai del mio abuso per la prima volta; si trattava di un
medico che mi aveva in cura. Mi consigliò di mettere in guardia
la Chiesa su questo prete. Questo prete rifiutò di prendere il
nome di colui che aveva abusato di me e disse di non vedere la
necessità di segnalare il cappellano. Mi disse che quanto era
avvenuto era probabilmente colpa mia. Questa risposta mi
distrusse". Passano altri dieci anni, scoppia lo scandalo
pedofilia in Irlanda. "Scrissi al mio Arcivescovo (il cardinale
Desmond Connell, ndr.). Così ebbero inizio i due anni più
difficili della mia vita. I superiori del prete che mi aveva
aggredito sessualmente lo protessero dall`incriminazione".
Ancora: "Fui trattata come se avessi architettato un piano contro
la Chiesa, l`investigazione della polizia fu intralciata e il
laicato ingannato. Ero disperata".

Alla fine, "dopo una lunga battaglia, il mio aggressore fu
assicurato alla giustizia ed imprigionato per i suoi crimini
contro di me. Il mio assalitore è stato imprigionato nuovamente
l`anno scorso per ripetute aggressioni sessuali ai danni di
un`altra ragazza". Ha concluso la Collins: "L`inizio della
guarigione per me è stato il giorno in cui il mio aggressore in
tribunale ha riconosciuto la propria responsabilità per le sue
azioni ed ha ammesso la sua colpa. Da allora non sono più stata
ricoverata in ospedale per motivi di salute mentale. La mia vita
non è più una terra sterile. Sento che ciò ha significato e
valore".

Ska

071612 feb 12

PEDOFILIA: SE NON CREDUTA, VITTIMA DI UN PRETE NON PUO' GUARIRE =
(AGI) - CdV, 7 feb. - "Il non essere creduti o, ancora peggio,
l'essere incolpati per l'abuso contribuiscono moltissimo alla
sofferenza causata dall'abuso sessuale, come la mancata
ammissione della propria colpevolezza da parte di un autore di
abusi o l'omissione da parte dei suoi superiori
nell'intraprendere un'azione appropriata possono aggravare
ulteriormente il danno". La professoressa Sheila Hollins,
psichiatra e psicoterapeuta, lo ha spiegato a una platea di
vescovi (rappresentanti di ben 110 Conferenze Episcopali) e
superiori religiosi di tutto il mondo, riunti a Roma per il
simposio internazionale "Verso la guarigione e il
rinnovamento", che si propone di rispondere alle
sollecitazionid Benedetto XVI per trovare una "soluzione
globale" a questo problema.
"Il fatto che colui che abusava di me fosse un prete,
aumento' la grande confusione che avevo in testa".
L'affermazione fatta dallo stupratore "di essere un prete e che
quindi non poteva fare nulla di male mi sembrava vera", ha
confermato Marie Colins, la signora irlandese intervenuta a
nome delle vittime. "Questo - ha rivelato - non faceva che
aumentare il mio senso di colpa e la convinzione che quanto era
avvenuto era colpa mia, non sua. Quando lasciai l'ospedale non
ero piu' una bambina fiduciosa, spensierata e felice. Mi ero
convinta di essere una persona cattiva e di aver bisogno di
nasconderlo a tutti". (AGI)
Siz (Segue)
071650 FEB 12

NNNNPEDOFILIA: SE NON CREDUTA, VITTIMA DI UN PRETE NON PUO' GUARIRE (2)=
(AGI) - CdV, 7 feb. - "Nella mia esperienza - ha evidenziato da
parte sua la professoressa Hollins - la mancanza di
un'ammissione di colpa e di scuse e' di solito il principale
ostacolo al risanamento e alla guarigione. Da persona di fede,
credo molto nel potere del perdono come agente di guarigione.
Ma il perdono raramente viene raggiunto senza la confessione e
la riparazione". La giustizia e' dunque "una necessita' per le
vittime degli abusi sessuali del clero". In realta', "l'essere
creduti ha di per se' un potere di guarigione, specialmente se
associato con un'ammissione di colpa o responsabilita' e ancora
di piu' se c'e' un tentativo di riparazione". Ma questo tipo di
giustizia e' solo l'inizio. Nel caso di abuso subito da un
prete, rispetto agli stupri sui minori perpetrati in famiglia o
in altri ambienti educativi, "vi e' un'ulteriore
stratificazione di fiducia e deferenza, che rende ancora piu'
difficile la rivelazione dell'abuso".
"La guarigione - ha spiegato la psichiatra a vescovi e
superiori religiosi - e' un processo lento e alcuni non
guariranno mai del tutto per un abuso cosi' profondo di potere
e fiducia subito quando erano piu' vulnerabili, specialmente se
chi ha commesso l'abuso era un prete. Un'assistenza continua,
l'amicizia e la disponibilita' ad ascoltare ripetutamente la
rabbia e la fragilita' rimaste richiederanno una considerevole
pazienza". (AGI)
Siz
071651 FEB 12

NNNNPEDOFILIA: MONS.ROSSETTI,DICEVANO CHE ERA PROBLEMA SOLO USA
POI SOLO ANGLOFONO,POI OCCIDENTALE,ORA C'E'CONSAPEVOLEZZA CHIESA
(ANSA) - ROMA, 7 FEB - Quando alla fine degli anni Novanta e'
esploso negli Stati Uniti lo scandalo della pedofilia dei preti,
nella Chiesa ''si e' detto 'questo e' un problema solo
americano', poi si e' detto 'e' un problema solo degli
anglofoni', poi 'e' un problema solo dell'Occidente', poi e'
successo in Italia, in Germania, in altri Paesi: oggi la Chiesa
e' finalmente consapevole che gli abusi del clero sono un
problema di tutto il mondo'' e sa che deve ''guardare l'ambiente
attorno ai bambini e controllare chi sta accanto ai bambini''.
Lo ha rimarcato mons. Stephen Rossetti, decano del programmi
ministeriali per i seminari dell'universita' cattolica di
Washington, riferendo ai giornalisti del suo intervento al
Simposio internazionale contro gli abusi del clero, in corso
alla Gregoriana.
Mons. Rossetti ha ricordato che quello degli abusi e' un
problema ''antico'', che la Chiesa ha i propri ''tempi'' e che
si tratta di un ''processo lungo e forse lento, ma - ha
assicurato - il processo e' cominciato, la Chiesa ha imboccato
la sua strada, il cammino procedera'''.
Rossetti e' stato interpellato anche a proposito dell'impatto
sui vescovi e sui partecipanti al simposio dell'intervento di
Marie Collins, 63 anni, irlandese, abusata da un sacerdote
quando ne aveva 13 ed era ricoverata in ospedale. ''E' stata una
presentazione molto commovente - ha detto il prelato -
l'emozione era forte e la gente era commossa''. (segue)

CHRPEDOFILIA: MONS.ROSSETTI, DICEVANO CHE ERA PROBLEMA SOLO USA (2)

(ANSA) - ROMA, 7 FEB - Mons. Rossetti ha portato in assemblea
l'esperienza della Chiesa statunitense, che per prima ha dovuto
affrontare lo scandalo degli abusi, ne e' stato sconvolta, ma ha
imparato a reagire. ''E' veramente necessario - si e' chiesto -
che tutti i paesi al mondo debbano attraversare lo stesso
doloroso percorso durato decenni?''
Pragmaticamente Rossetti ha illustrato sei tipologie di
errori che ''le autorita' della Chiesa hanno talvolta commesso''
verso i sacerdoti abusatori: Il mancato ascolto delle vittime e
il lasciarsi manipolare dai trasgressori; le vittime vengono
prima di tutto, ha ammonito, e le autorita' della Chiesa non
devono gestire i casi da sole. Sottostimare la prevalenza degli
abusi sessuali sui bambini nella propria diocesi. Credere che i
perpetratori possano essere curati e non rappresentino piu' un
rischio; con la raccomandazione di attuare programmi di terapia
specifici per la patologia e far diventare consapevolezza comune
la atroce natura dell'abuso sessuale. Il malinteso sul perdono
per i perpetratori, perdono non e' fuggire le leggi civili.
Formazione umana insufficiente dei sacerdoti, ivi compreso sul
tema della sessualita'; tra i suggerimenti, la valutazione
psicosessuale dei candidati al sacerdozio attraverso anche una
intervista clinica riservata svolta da un clinico esperto.
Rossetti ha citato anche una raccomandazione di Benedetto
XVI: ''e' necessario che la Chiesa sia vigile, punisca coloro
che hanno peccato e soprattutto impedisca loro ogni ulteriore
possibilita' di contatto con i bambini''.
Il presule americano, davanti all'uditorio che rappresentava
110 conferenze episcopali del mondo e i vertici di oltre 30
ordini religiosi, ha concluso ammonendo: ''Siamo chiamati ad
essere la voce di milioni di bambini oggetto di abuso; dobbiamo
essere dalla parte di coloro che sono stati feriti e che
soffrono; un giorno le vittime guarderanno a noi non come
nemici, ma come loro sostenitori ed amici, quel giorno deve
ancora arrivare...''. ''La Chiesa cattolica - ha ricordato - e'
una grande istituzione internazionale con una storia di oltre
2000 anni; e' tradizionalmente lenta al cambiamento, ma quando
finalmente raccoglie la sua forza intellettuale e la convinzione
morale concentrandosi su cio' che e' giusto, il potere della sua
voce risulta inarrestabile; Pietro ci ha gia' parlato di questo
male terribile e le porte dell'inferno non prevarranno su di
lui''. (ANSA).

CHR
07-FEB-12 14:29 NNNNANSA-BOX/ PEDOFILIA: VITTIMA, ASCOLTATECI E DATECI GIUSTIZIA
ABUSATA DA PRETE PARLA A VESCOVI,UDITORIO 'SINCERAMENTE TOCCATO'
(ANSA) - ROMA, 7 FEB - ''Ho iniziato a guarire il giorno in
cui il mio violentatore ha riconosciuto davanti al giudice la
propria responsabilita'''. ''E' stato importante per me oggi
parlare davanti ai vescovi ed essere ascoltata da loro, anche se
e' stato difficile, sono contenta di averlo fatto''. Marie
Collins, irlandese, 63 anni, racconta ai giornalisti la propria
esperienza che, da vittima - a 13 anni un sacerdote abuso' di
lei mentre era ricoverata in ospedale - l'ha portata oggi ad
essere ''insegnante'' per i leader della Chiesa cattolica, la
sua Chiesa, ai quali il Papa ha chiesto di ascoltare le vittime
e costruire una cultura che protegga i bambini.
I disagi mentali successivi alla violenza subita l'hanno
perseguitata per tutta la vita, anche dopo il matrimonio d'amore
a 29 anni e la nascita di un figlio. Solo con l'arresto e la
confessione del suo aggressore, ha iniziato a superare i
disturbi psicologici. Marie Collins, dopo l'esperienza di questa
mattina, e' apparsa comunque provata, meno energica dei giorni
scorsi. ''E' importante - ha ribadito - che i colpevoli chiedano
perdono e la Chiesa chieda perdono per non aver protetto i
bambini, il Papa lo ha fatto, i vescovi seguano il Papa. Sta poi
alle vittime decidere se concedere o no questo perdono''.
'''E' impossibile dimenticare - ha raccontato la signora ai
leader della Chiesa cattolica riuniti alla Gregoriana per il
Simposio contro la pedofilia del clero - anche se sono passati
quasi cinquanta anni, e non posso mai sfuggire ai suoi
effetti''.
''Il fatto che colui che abusava di me fosse un prete - ha
raccontato Collins all'uditorio attento, silente e 'realmente
toccato', secondo quanto riferito dal presule americano Stephen
Rossetti, - aumento' la grande confusione che avevo in testa:
quelle dita che volevano abusare del mio corpo la notte
precedente erano le stesse che il mattino successivo tenevano e
mi offrivano la sacra ostia; le mani che tenevano la macchina
fotografica per riprendere il mio corpo denudato, alla luce del
giorno reggevano un libro di preghiere quando veniva ad
ascoltare la mia confessione''. ''Mi avevano insegnato che i
preti erano al di sopra degli uomini normali, e questo non
faceva che aumentare il mio senso di colpa e la convinzione che
quanto era avvenuto fosse colpa mia e non sua''. Oltre ai
problemi di depressione e ansieta' che dai 17 anni l'hanno
accompagnata per quasi trenta, Collins ha descritto ai leader
della Chiesa l'importanza del ruolo della stampa: a 47 anni,
aiutata da un medico, aveva denunciato il suo stupratore, ma la
Chiesa aveva insabbiato; dieci anni dopo, sull'onda
dell'esplodere dello scandalo anche in Irlanda, decide di
parlare. In occasione della prima denuncia, la delusione era
stata grandissima, soprattutto perche' i responsabili della
Chiesa non avevano neutralizzato l'assalitore che, fino al suo
arresto un decennio dopo, ha continuato ad abusare di ragazze.
''Sono certa - ha commentato - che ho fatto bene ad essere qui
oggi, a parlare ai vescovi, e che loro mi abbiano ascoltato; il
mio scopo e' proteggere il futuro dei bambini, visto che per il
passato non possiamo fare niente; avverto oggi una
consapevolezza nuova nella Chiesa, voglio contribuire a questo
cammino''. (giovanna.chirri@ansa.it) (ANSA).

CHR
07-FEB-12 15:38 NNNN

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