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venerdì 19 luglio 2013

Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-00651 presentato da BRATTI Alessandro testo di Mercoledì 17 luglio 2013, seduta n. 55..Giuseppe Uva nato a Caravate (Varese) il 17 febbraio 1965, è deceduto a Varese il 14 giugno 2008 presso l'ospedale di circolo di Varese alle 10.30 circa, dopo che vi era stato ricoverato con un trattamento sanitario obbligatorio verso le ore 6.00 di quella stessa mattina; ..



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00651
presentato da
BRATTI Alessandro
testo di
Mercoledì 17 luglio 2013, seduta n. 55
BRATTI e VERINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   Giuseppe Uva nato a Caravate (Varese) il 17 febbraio 1965, è deceduto a Varese il 14 giugno 2008 presso l'ospedale di circolo di Varese alle 10.30 circa, dopo che vi era stato ricoverato con un trattamento sanitario obbligatorio verso le ore 6.00 di quella stessa mattina;
   prima che fosse disposto il trattamento sanitario obbligatorio, Giuseppe Uva è rimasto circa tre ore presso la caserma dei carabinieri in via Saffi a Varese, unitamente al personale di altre tre volanti della polizia di Varese;
   Uva era stato condotto in tale caserma insieme al suo amico Alberto Biggiogero, dopo che entrambi erano stati fermati dai carabinieri nel centro di Varese attorno alle 2.30 per avere spostato delle transenne in stato di ebbrezza;
   Alberto Biggiogero, il giorno successivo la morte Giuseppe Uva, sporse una denuncia dettagliata in cui dichiarava che Uva era stato malmenato al momento del fermo da parte dei carabinieri, e in cui descriveva dettagliatamente il lungo tempo trascorso in caserma, affermando di aver sentito urlare Uva all'interno della stessa per molto tempo, tanto da aver chiamato il 118;
   lo stesso giorno 15 giugno 2008 Lucia Uva, una delle sorelle di Giuseppe Uva, chiese formalmente che fossero accertate le cause delle morte di suo fratello consegnando all'ufficiale di polizia presso l'ospedale gli indumenti di Giuseppe che le erano a sua volta stati consegnati dal personale sanitario dopo il suo decesso e che questi così come descritto dallo stesso ispettore di Polizia, erano imbrattati di sangue, in particolare i jeans «tra il cavallo e la zona anale»;
   il dottor Agostino Abate, Pubblico Ministero della procura di Varese, ha preso in carico la notizia di reato configurando, rispetto alla morte di Giuseppe Uva, solamente profili di responsabilità professionale a carico di tre medici dell'Ospedale di Circolo di Varese che lo presero in cura la mattina del suo decesso;
   il 23 aprile 2012, il Giudice del tribunale penale di Varese ha assolto con formula piena il primo dei tre medici imputati dichiarando con sentenza che le cause della morte di Giuseppe Uva erano riconducibili esclusivamente a quanto accaduto nella caserma dei carabinieri di Varese la notte prima della sua morte: come affermato in sentenza i periti hanno formulato un'ipotesi sulla causa di morte totalmente differente da quella formulata dai consulenti del Pubblico Ministero, ma di assoluta piena credibilità, e la causa di morte di Uva è da ricondurre ad un preesistente problema cardiaco a cui si è associato uno stato di stress divenuto fatale, co-determinato dall'eccitazione psicomotoria conseguente all'intossicazione etilica, dalle misure di contenzione fisica applicate, nonché da traumi auto o eteroprodotti;
   i periti nominati dallo stesso giudice del tribunale penale di Varese hanno infatti così stabilito, accertando, dopo la esumazione del cadavere, la presenza di numerosi traumi sul corpo dello stesso Uva e di macchie di sangue sui suoi indumenti appartenente allo stesso Uva;
   il giudice ha ordinato alla procura di Varese di fare indagini sulle modalità con le quali Giuseppe Uva venne arrestato la notte del 13 giugno 2008, ed in particolare ha ordinato nel dispositivo della sentenza «la trasmissione degli atti presso il Pubblico Ministero in sede con riferimento agli accadimenti occorsi tra l'intervento dei Carabinieri e l'ingresso di Giuseppe Uva al Pronto Soccorso dell'ospedale di Varese», senza che peraltro risulti avviato alcun procedimento penale in tale senso; il giudice ha osservato «come costituisca un legittimo diritto dei congiunti di Uva Giuseppe – innanzitutto sul piano dei più elementari sentimenti proprio della specie umana – conoscere, dopo quasi quattro anni, se negli accadimenti intervenuti antecedentemente all'ingresso del loro congiunto in Ospedale siano ravvisabili profili di reato; e ciò tenuto conto che permangono ad oggi ignote le ragioni per le quali Uva Giuseppe – nei cui confronti non risulta essere stato redatto un verbale di arresto o di fermo, mentre sarebbe stata operata una semplice denuncia per contravvenzione di cui all'articolo 659 c.p. – è stato prelevato e portato in caserma, così come tuttora sconosciuti rimangono gli accadimenti intervenuti all'interno della Stazione dei Carabinieri di Varese (certamente concitati, se è vero che sul posto confluirono alcune volanti della Polizia) ed al cui esito Uva – che mai in precedenza aveva manifestato problemi di natura psichiatrica – verrà ritenuto necessitare di un intervento particolarmente invasivo quale il Trattamento Sanitario Obbligatorio»;
   il 16 aprile 2013 il giudice per le indagini preliminari di Varese dottor Giuseppe Fazio ha assolto con formula piena gli altri due medici imputati, l'uno con sentenza di non luogo a procedere in sede di udienza preliminare, l'altro con assoluzione perché il fatto non sussiste in sede di rito abbreviato;
   tra un anno, matureranno i termini di prescrizione per gran parte dei reati ipotizzati nella sentenza del tribunale penale di Varese, senza che alcun giudice si sia pronunciato sul punto né in sede di richiesta di archiviazione né, tantomeno, in sede di udienza preliminare, e ciò ad avviso degli interroganti con palese violazione dell'articolo 112 della Costituzione;
   Lucia Uva ha già segnalato le condotte omissive del pubblico ministero incaricato, dottor Abate, al CSM, al Ministro della giustizia e alla procura generale della Cassazione con un elaborato esposto nel dicembre 2011, ma non si conoscono gli esiti di tali esposti;
   il pubblico ministero, dottor Abate, non risulta aver mai compiuto alcun ulteriore atto di indagine diversamente ordinatogli dal tribunale di Varese nella sentenza del 23 aprile 2012;
   la situazione processuale relativa alla morte di Giuseppe Uva a cinque anni dal decesso e dopo che non solo i familiari, ma anche due giudici del tribunale di Varese che si sono occupati della vicenda, hanno ritenuto di segnalare alla procura di Varese i gravi fatti occorsi a Uva, prima dell'ingresso in pronto soccorso, contenenti precise notizie di reato, non risulta ad oggi aver prodotto alcun concreto risultato;
   la circostanza che il pubblico ministero, dottor Abate, titolare del fascicolo 5509/09, non ha ad oggi ancora sottoposto ad un giudice per le indagini preliminari le sue determinazioni in ordine a tali notizie di reato, sebbene manchi poco più di un anno al termine di prescrizione, mentre egli ha condotto indagini solerti all'interno dello stesso procedimento addirittura nei confronti di Lucia Uva e di altri soggetti che hanno espresso opinioni sul «caso Uva» è secondo gli interroganti da considerare una circostanza che giustifica accertamenti –:
   quali iniziative intenda adottare anche di carattere ispettivo ai fini dell'esercizio dei poteri di competenza alla luce delle circostanze descritte in premessa.
(5-00651)

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