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domenica 9 giugno 2013

Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-00235 presentato da GARAVINI Laura testo di Martedì 4 giugno 2013, seduta n. 28..se il Ministro sia in grado di individuare, per il tramite della polizia postale, gli amministratori di tali pagine e gli utenti che hanno espresso e pubblicato frasi, contributi e immagini inneggianti al fascismo, alla discriminazione razziale e sessuale, alla violenza e al crimine; ..




Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00235
presentato da
GARAVINI Laura
testo di
Martedì 4 giugno 2013, seduta n. 28
GARAVINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   sul social network Facebook esistono da diversi anni pagine di inequivocabile orientamento (neo)fascista, quali: «I giovani fascisti italiani» (fondata nel 2010, con 60.365 fan al 30 maggio 2013); «Fascisti d'Italia» (fondata nel 2011, 10.778 fan); «Italia fascista» (fondata nel 2011, 45.853 fan);
   su tali pagine in passato sono state pubblicate e registrate, e vengono tuttora quotidianamente pubblicate e registrate, frasi, contributi e immagini inneggianti al fascismo, alla discriminazione razziale e sessuale, alla violenza e al crimine;
   il contenuto di tali pagine è illegale e costituisce una grave e inaccettabile violazione della libertà dei cittadini di non sentirsi minacciati e offesi da propaganda eversiva e da incitamenti all'odio e alla violenza;
   tale contenuto illegale è ulteriormente aggravato dal fatto che le suddette pagine non hanno un carattere privato ma sono accessibili a tutti, anche a minori, e hanno una diffusione notevole, dimostrata dalle migliaia di fan che le frequentano;
   molti utenti Facebook, siano essi fan o meno delle suddette pagine, hanno pubblicato frasi, contributi e immagini inneggianti al fascismo, alla discriminazione razziale e sessuale, alla violenza e al crimine; in particolare, insulti, anche di matrice razzista, e minacce sono stati rivolti da alcuni utenti verso l'attuale Ministra per l'integrazione e verso altre autorità della Repubblica;
   gli utenti che hanno pubblicato tali frasi, contributi e immagini oltraggiose e minacciose sono identificabili attraverso un nome e cognome, che nella maggioranza dei casi corrisponde verosimilmente a una identità reale e non fittizia;
   il dilagare di pagine Facebook di ispirazione fascista può essere frenato, come mostra la presenza trascurabile di pagine Facebook neonaziste nei Paesi di lingua tedesca e, più in generale, nel mondo (se si digita la parola tedesca «Nationalsozialismus» o quella inglese «Nazism» su Facebook, la ricerca genera un numero limitato di pagine inneggianti al nazismo e con fan nell'ordine delle decine di utenti);
   l'Italia risulta verosimilmente l'unica democrazia europea a tollerare un fenomeno così pervasivo e massiccio di apologia del fascismo, almeno per quanto riguarda il social network Facebook;
   nonostante le molteplici segnalazioni, fatte pervenire da utenti attraverso i canali predisposti dallo stesso social network, alla società Facebook, riguardanti i suddetti contenuti che incitano all'odio razziale e alla violenza, le predette pagine non sono state cancellate e i relativi contenuti non sono stati rimossi;
   la legge n. 645 del 1952 in materia di Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, sanziona chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche;
   il decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, in materia di Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa e convertito, con modificazioni, dalla Legge 25 giugno 1993, n. 205, sanziona «chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» e chi «in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi»;
   il predetto decreto-legge n. 122, inoltre, vieta «ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», sanzionando «chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività», «coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi» e «chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi», nonché «chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche», prevedendo un'aggravante «se il fatto riguarda idee o metodi razzisti»;
   viste le seguenti dichiarazioni dell'allora Ministro per l'integrazione, Andrea Riccardi, riportate dalle agenzie di stampa il 27 gennaio 2013: «Vorrei, da Ministro dell'integrazione, esprimere il mio profondo rammarico per non essere riusciti a fare approvare una normativa efficace e stringente per colpire l'odio razziale su internet. È urgente che sia colmata questa lacuna legislativa inaccettabile» –:
   se siano state avviate indagini rispetto ai fatti descritti in premessa;
   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare, anche presso la società Facebook, per ripristinare la legalità e per far sì che in futuro la medesima società prevenga, attraverso un maggiore e più frequente controllo dei contenuti che attraverso di essa vengono pubblicati e diffusi, il verificarsi di tali gravi violazioni;
   se il Ministro sia in grado di individuare, per il tramite della polizia postale, gli amministratori di tali pagine e gli utenti che hanno espresso e pubblicato frasi, contributi e immagini inneggianti al fascismo, alla discriminazione razziale e sessuale, alla violenza e al crimine;
   se il Ministro intenda adottare iniziative, anche mediante la predisposizione di decretazione d'urgenza, che suppliscano alla grave assenza di una legislazione specifica, che persegua efficacemente reati commessi sul web, quali l'incitamento all'odio razziale e sessuale, alla violenza e al crimine nonché l'esaltazione del fascismo. (5-00235)

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