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domenica 9 giugno 2013

Atto Camera Mozione 1-00073 presentato da DI BATTISTA Alessandro testo di Giovedì 6 giugno 2013, seduta n. 30..l'Italia con il cosiddetto «decreto missioni» (decreto-legge n. 227 del 28 dicembre 2012) ha provveduto alla «Proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia»;




Atto Camera

Mozione 1-00073
presentato da
DI BATTISTA Alessandro
testo di
Giovedì 6 giugno 2013, seduta n. 30
La Camera,
   premesso che:
    l'Italia con il cosiddetto «decreto missioni» (decreto-legge n. 227 del 28 dicembre 2012) ha provveduto alla «Proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia»;
   il predetto decreto-legge è stato poi convertito, con modificazioni, dalla legge 1o febbraio 2013 n. 12;
   tra le tante missioni «prorogate» è ricompresa (all'articolo 1, comma 17) «la partecipazione di personale militare ... alle iniziative dell'Unione europea per il Mali», per la quale – unitamente alla missione dell'Unione europea denominata Eucap Sahel Niger – è stata autorizzata una spesa pari ad euro 1.900.524,00;
   in merito all'adozione del predetto decreto-legge sono molte le criticità e le questioni da sottoporre, finalmente, all'Assemblea;
   si evidenzia che, a differenza degli altri interventi per i quali si è provveduto al rifinanziamento, per quanto riguarda il Mali non si è in presenza di una proroga; in realtà, si tratta di un vero e proprio finanziamento ex novo di una missione ancora da intraprendere e, come si dirà, ancora da deliberare;
   il provvedimento oggetto del presente atto, infatti, non fa minimamente riferimento ad una specifica missione deliberata in seno all'Unione europea, alle Nazioni Unite o ad altri organismi internazionali, né, tantomeno, richiama una determinata decisione del Consiglio dell'Unione europea (come pure richiede il Trattato in ambito PESC);
   per tale via lo Stato italiano stanzia un ingente importo per finanziare ogni e qualsivoglia attività in Mali sotto l'egida dell'Unione europea;
   l'obiettivo perseguito dal comma 17 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 227 del 2012, sembra essere, in effetti, proprio quello di rimettere l'Italia totalmente e passivamente alle decisioni europee, di qualunque tipo esse siano, in quanto, alla data di adozione del decreto legge, nessuna missione in Mali era stata ancora decisa ed autorizzata in seno all'Unione europea;
   solo il 17 gennaio 2013, con decisione del Consiglio dell'Unione europea – ai sensi dell'articolo 42 paragrafo 4, e dell'articolo 43, paragrafo 2, del Trattato sull'Unione europea – è stata deliberata la missione militare di formazione delle forze armate maliane denominata EUTM Mali (con sede a Bamako ed a comando francese nella persona del generale di Brigata François Leicointre); di conseguenza solo a partire dalla stessa data l'Unione europea ha stabilito modalità e costi comuni ammontanti ad euro 12,3 milioni (nonché gestiti a norma della decisione 2011/871/PESC istitutiva del meccanismo cosiddetto ATHENA);
   la missione EUTM Mali è stata poi definitivamente avviata con decisione del Consiglio del 18 febbraio 2013;
   il Governo italiano, dunque, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, ha utilizzato la decretazione ex articolo 77 Cost. – almeno per quanto riguarda il Mali – in assenza del requisito di necessità e di urgenza poiché, come visto, non vi era alcuna missione da finanziare né, tantomeno, da prorogare;
   circostanza ancor più grave è che, in questo contesto, il Parlamento è stato chiamato solo ad una successiva e, pertanto, intempestiva convalida dell'operato del Governo, «a giochi fatti» e senza che vi sia stato alcun dibattito in Aula (ad eccezione di quello che ai firmatari del presente atto di indirizzo appare uno sbrigativo e rapido voto, in sede di conversione del decreto-legge, dove i due rami del parlamento hanno provveduto ad un automatico rifinanziamento di tante missioni senza la materiale possibilità di entrare nel merito delle singole iniziative e, dunque, senza possibilità di valutarne la reale portata);
   si tratta della conversione di un decreto-legge che si inserisce in un meccanismo decisionale interamente rimesso ad una dimensione sovranazionale, in quanto è una decisione del Consiglio dell'Unione europea a stabilire termini e modalità delle missioni «di pace» e con una ulteriore e considerevole cessione della sovranità italiana;
   tali tipologie di intervento militare sul territorio di uno Stato terzo sovrano, pur deliberate nell'ambito e sotto la vigenza dei Trattati dell'Unione europea non si conciliano con la Carta Costituzionale secondo i firmatari del presente atto di indirizzo almeno per due ragioni:
   a)  in rapporto all'articolo 78 Cost. in quanto sono le Camere (per di più con legge formale) a dover deliberare l'ingresso in operazioni militari e non può essere il Governo ad assumerne l'iniziativa con un atto avente forza di legge;
   b) per violazione del cosiddetto principio pacifista di cui all'articolo 11 Cost. in quanto l'operazione militare oggetto del presente atto, non può che porsi in contrasto con principi fondamentali della Costituzione quali il divieto di una guerra che non sia unicamente difensiva;
   in particolare, si ricorda, infatti, che il citato articolo 11 Costituzione stabilisce, inequivocabilmente, che «l'Italia ripudia la Guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»;
   la missione EUTM Mali, pur nel dichiarato intento di riportare pace e stabilità in un Paese terzo, non fa, però, che intervenire in un vero e proprio conflitto, fornendo una cornice legale e giuridica alla unilaterale azione francese (avviata, l'11 gennaio 2013, con l'Operazione «Serval»);
   in questo conflitto la Francia ha effettuato raid aerei, bombardamenti ed attacchi via terra; di conseguenza un apporto in termini di uomini ed un appoggio logistico da parte dell'Italia ad iniziative che non possono che definirsi belliche, finiscono per contravvenire al dettato Costituzionale;
   in nome della lotta al terrorismo o del ristabilimento di pace e democrazia non possono più essere accettati interventi o missioni internazionali di questo tipo che, invece, si traducono in veri e propri conflitti armati il cui prezzo viene pagato soltanto dai soliti, tanti civili;
   senza contare che la volontà di intervenire in Mali nasconde, in realtà, interessi economici – che attengono soprattutto al settore energetico e minerario (ad esempio, oro, uranio, petrolio e gas) – che poco hanno a che fare con un intervento di tipo umanitario volto alla tutela dei diritti umani;
   devono essere, invece, privilegiate le vie diplomatiche non solo per risolvere i conflitti internazionali, ma soprattutto per prevenirli, ove possibile, in quanto la guerra non serve a nulla se non ad alimentare il conflitto e le ostilità;
   in questa direzione andrebbero di conseguenza sempre e comunque ascoltate, nonché sostenute, le organizzazioni non governative presenti sui territori da anni;
   è dunque di primaria importanza valorizzare una gestione non violenta dei conflitti laddove la guerra e qualunque tipo di conflitto armato sono, oltre che in palese violazione della Costituzione, contro la logica, contro le tasche degli italiani nonché contro la volontà del popolo italiano che si è sempre dimostrato contrario a qualsivoglia missione di guerra;
   in quest'ottica si rende imprescindibile lo studio di una strategia di ritiro dei soldati italiani impegnati in Mali proponendo un'azione nelle opportune sedi europee e comunque sovranazionali affinché si possa finalmente parlare di un'Unione europea dei diritti e dei popoli;
   la questione Mali non è stata minimamente portata all'attenzione della opinione pubblica e non vi è stata la benché minima informazione e trasparenza;
   il Governo non ha mai fornito dati certi in relazione alla missione EUTM Mali sia con riferimento ai militari che sarebbero impiegati, sia in relazione al vero e proprio appoggio logistico, in quanto in commissione i Ministri pro tempore Terzi di Sant'Agata e Di Paola hanno affermato come necessaria la fornitura un supporto logistico consistente in velivoli utili al rifornimento in volo (in particolare due C-130 ed un 767);
   infine con la risoluzione n. 2100 del 25 aprile 2013 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la creazione di una forza di pace di 12640 uomini, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali, (MINUSMA), da dispiegare in Mali entro il 1o luglio 2013, che riceverà le «consegne dalla missione di supporto internazionale a guida africana (AFISMA), istituita dalla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale,
impegna il Governo:
a fornire tutti i dati e le informazioni relative alla missione EUTM Mali sia per quanto concerne l'impegno di soldati sia con riferimento all'apporto logistico;
   a fornire altresì tutti i dati e le informazioni, nonché a rendere trasparenti i costi, riguardo all'eventuale partecipazione italiana alla missione di cui alla risoluzione n. 2100 del 25 aprile 2013 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA);
   a definire un piano di ritiro di tutti i militari italiani eventualmente impegnati nelle predette missioni, intraprendendo ogni azione utile in sede europea e nelle ulteriori sedi a livello sovranazionale;
   a presentare, per il futuro, disegni di legge per ogni e qualsivoglia missione (in particolare la missione EUTM Mali) che vede impiegati e che vedrà impiegati i militari ed i velivoli italiani, al fine di consentire al Parlamento dapprima di discutere e poi di deliberare in ordine all'opportunità di tali missioni ed al relativo finanziamento, nel pieno rispetto del dettato costituzionale come ricostruito in premessa;
   ad intraprendere ogni azione utile a promuovere la soluzione di conflitti internazionali privilegiando le vie diplomatiche ed ascoltando le associazioni non governative presenti sui territori oggetto di conflitto.
(1-00073) «Di Battista, Manlio Di Stefano, Scagliusi, Del Grosso, Sibilia, Spadoni, Pinna, Cristian Iannuzzi, Vignaroli, Tacconi, Frusone, Rizzo, Alberti, Basilio, Pesco, Barbanti, Cancelleri, Villarosa, Chimienti, Ruocco, Pisano, Battelli, D'Uva, Marzana, Luigi Gallo, Simone Valente, Brescia, Di Benedetto, Mannino, Fraccaro, Luigi Di Maio, Colonnese, Carinelli, Spessotto, Toninelli, Brugnerotto, Cozzolino, Nesci, De Lorenzis, Furnari, Nicola Bianchi, Sarti, Liuzzi, Dell'Orco, Parentela, Terzoni, Tofalo, Catalano, Agostinelli, Micillo, Grillo, Dieni, Grande, Mucci, Massimiliano Bernini, L'Abbate, Dall'Osso, Ciprini, Vacca, Castelli».

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