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giovedì 17 febbraio 2022

Orso Grigio

 



La crisi energetica ci sta colpendo violentemente, un po’ come il fulmine sul groppone del Clava mentre zappava una proda. Ma lui era forte, lo scambiò per una zolla che gli aveva tirato un amico.
Noi invece no.
Noi siamo stremati, abbiamo stipendi fermi ai tempi del Mesozoico, quelli che ce l’hanno. Ultimi, per distacco, fra i paesi che ci somigliano. La politica prediletta dai nostri sindacati, quella della concertazione e della cogestione, ha dato buoni frutti, ma non erano certo per noi.
Fa piuttosto accartocciare le palle questa euforia sull’aumento del pil e sull’ammontare dei fondi europei che arriveranno a vagonate, messa accanto agli aumenti osceni delle bollette, alle fabbriche che chiudono e al lavoro che non c’è.
Un corto circuito devastante, e a rimanere fulminati saremo sempre noi, i soliti stronzi.
Sì, perché di noi sembra importare poco a chiunque.
In quelle latrine pubbliche allestite in tv, che per sfoggio d’eleganza chiamiamo talk, è pieno semmai di industriali che vanno lì a defecare le loro difficoltà e a questuare aiuti e sovvenzioni. Perché, se pare normale che le famiglie debbano schiantare per arrivare almeno a metà mese, c’è ansia e fibrillazione di fronte all’ipotesi che gli adepti della setta confindustriale debbano rinunciare a un castello dei 32 che hanno (cit.).
E allora chiamano loro, a difendere i propri interessi.
Non i padri e le madri che non sanno come cazzo fare a mantenere i figli, non i giovani sfruttati e umiliati per quattro spiccioli di merda, senza diritti né certezze, senza tutele né garanzie. Certo, ogni tanto compaiono, in qualche collegamento dai cancelli delle fabbriche che chiudono, o dalle poche piazze di bandiere rosse (perché la protesta ha quel colore lì) ma più come scimmiette da mostrare mentre si incazzano e mangiano noccioline che come protagonisti veri. Gli ultimi non li vuole nessuno, vanno bene per rispondere alle domande idiote di qualche inviato, tipo “ma come ci si sente a perdere il lavoro?”, “E adesso cosa pensa di fare?”, che la risposta giusta sarebbe “le seghe, penso di stravolgermi dalle seghe”, anche se non gliela dà nessuno.
Poi però per la presenza in studio serve gente famosa, rifinita, mica quattro pezzenti ignoranti. Ci vogliono sgarbi e cazzola, vuoi mettere la classe?
Conosco l’obiezione, “non è che si possono chiamare signori nessuno come i cittadini qualsiasi, ci sono i politici a rappresentarli, è compito loro, vengono eletti per questo”.
E vi pare che succeda?
Vi pare che la democrazia rappresentativa rappresenti?
Vi pare che, a parte rare eccezioni, ai politici chiamati a posare le nobili terga nelle tazze bene illuminate di quei cessi freghi un cazzo di qualcosa dei nostri problemi?
Ve lo dico sempre: togliete l’audio del televisore e guardateli cianciare a vuoto. Vi accorgerete che i contenuti sono lo stesso niente di quando si sentono le parole, lo stesso vuoto, lo stesso teatrino per la stessa parte recitata di merda.
Vi apparirà del tutto chiaro che non sono sinceri. Non si sente scorrere il sangue, non c’è la passione, non ci sono cuori che battono.
C’è il vuoto.
Ormai le uniche categorie tutelate in questo paese sono gli industriali, gli evasori e gli inquisiti, spesso concentrate negli stessi soggetti, perfetti per le tazze di prima.
Per gli altri, per chi non si arrende, non ci sta e magari è così idiota da credere che la parola Sinistra abbia un senso e rappresenti ancora un ideale in cui credere, solo un enorme buco nero dove siamo finiti dentro.
Noi e i nostri bisogni.

FONTE: https://www.facebook.com/100044463458263/posts/486550956170349/?sfnsn=scwspmo 


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