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martedì 18 dicembre 2012

Impronte digitali dei richiedenti asilo: i deputati difendono la protezione dei dati

Impronte digitali dei richiedenti asilo: i deputati difendono la protezione dei dati

Cooperazione di polizia / Giustizia e affari interni 18-12-2012 - 17:54 Aggiornamento
 
 
Illustration picture of fingerprints   ©Belga/H.Vergult
Eurodac è un archivio che contiene le impronte digitali dei richiedenti asilo e degli immigrati irregolari, utilizzato per aiutarli nelle pratiche per richiedere l'asilo. Dovrebbe essere anche utilizzato per le questioni legate al terrorismo? La Commissione europea vuole permettere l'accesso a questo database per le questioni legate alla sicurezza. I deputati della commissione per le Libertà civili hanno sottolineato l'importanza della protezione dei dati durante un voto il 17 dicembre.

L'EURODAC è stato il primo strumento adottato nel settore dell'asilo. Si tratta di un sistema informatico europeo per la raccolta di dati biometrici, destinato a favorire la corretta applicazione del regolamento di Dublino II contribuendo a identificare cittadini di paesi terzi che generalmente non possiedono documenti di identità. Esso è valido anche in Islanda, Norvegia, Liechtenstein e in Svizzera.

Combattere il cirmine
La Commissione propone di aggiornare le regole relative all'utilizzo dell'Eurodac per combattere i crimini gravi e il terrorismo. Per fare ciò, è necessario che le autorità nazionali possano integrare e comparare gli archivi di impronte digitali con quelli in Eurodac.

"Questo regolamento aumenterà la sicurezza in UE. Le autorità nazionali potranno comparare le impronte digitali rilevati sulla scena di un crimine con quelle archiviate nell'Eurodac. Questo porterà ad un'identificazione più efficace e veloce dei sospetti, delle vittime e dei testimoni" ha spiegato la deputata rumena di centro destra Monica Luisa Macove, responsabile della relazione per il PE.

I deputati hanno insistito sul principio di protezione dei dati personali. I richiedenti asilo dovrebbero essere informati del fatto che i propri dati potrebbe essere usati per ragioni di sicurezza. Bisognerebbe riflettere ad un registro, accessibile per un mese, che raccolga tutte le ricerche svolte per essere sicuri che le investigazioni rispettino le leggi europee sulla protezione dei dati personali.

La deputata Macove inizierà le negoziazioni con il Consiglio il 18 dicembre.
RIF. : 20121213STO04617

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