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mercoledì 10 maggio 2017

ANSA/ Bufera su Trump, 'a rischio l'inchiesta sul Russiagate'


ANSA/ Bufera su Trump, 'a rischio l'inchiesta sul Russiagate'


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>>>ANSA/ Bufera su Trump, 'a rischio l'inchiesta sul Russiagate'
'Comey aveva chiesto piu' fondi'. Dem, ora procuratore speciale
(di Ugo Caltagirone)
(ANSA) - NEW YORK, 10 MAG - James Comey ha appreso che non
era piu' il direttore dell'Fbi dalle breaking news che scorrevano
su uno schermo tv, mentre in una sala degli uffici di Los
Angeles parlava ai dipendenti. All'inizio ha pensato a uno
scherzo. Poi la telefonata dal quartier generale di Washington:
"Mister Comey, e' stato rimosso dall'incarico".
A consegnare la lettera del presidente Donald Trump ai piani
alti del bureau investigativo Keith Schiller, ex bodyguard del
tycoon oggi assistente fidato e severa sentinella davanti
all'ingresso dello Studio Ovale. Ne e' seguito un terremoto dalle
conseguenze imprevedibili. E le scosse di assestamento ancora
fanno tremare non solo la Casa Bianca ma anche Capitol Hill,
dove i democratici rievocano le vicende del Watergate e chiedono
a gran voce la nomina di un procuratore speciale, agitando lo
spettro di giochi di potere per insabbiare l'inchiesta sul
Russiagate. Altro che la motivazione ufficiale, quella che parla
di "cattiva gestione" delle indagini sulle email di Hillary
Clinton.
E a gettare ancor piu' ombre sulla tempistica della decisione
di Trump e' il New York Times, che per primo svela un retroscena
di non poco conto: pochi giorni prima di essere licenziato Comey
avrebbe chiesto al Dipartimento di giustizia piu' uomini e
risorse per estendere le indagini sulle interferenze russe e sui
possibili legami tra Trump e Mosca. 'Solo fake news, totalmente
falso', e' stata la replica immediata e stizzita degli uffici del
ministro Jeff Sessions. Replica che pero' tradisce il nervosismo
e l'imbarazzo dell'amministrazione.
Ma la ricostruzione del giornale e' circostanziata, e si basa
sul racconto di alcuni membri del Congresso messi al corrente
dallo stesso ex numero uno dell'Fbi: la richiesta di maggiori
fondi e' stata avanzata la scorsa settimana nel corso di un
incontro tra Comey e il vice di Sessions, Rod Rosenstein,
proprio colui che ha scritto il memo diffuso dalla Casa Bianca
in cui si motiva il clamoroso 'siluramento'. E' solo la seconda
volta nella storia americana, infatti, che i vertici dell'Fbi
vengono fatti fuori dal presidente: il precedente risale al
1993, all'amministrazione di Bill Clinton.
Comey era stato nominato da Barack Obama e confermato dallo
stesso Trump. Era alla fine del terzo dei suoi 10 anni di
mandato, ma gia' al centro di tante polemiche. Con Hillary
Clinton tornata ad attaccarlo nei giorni scorsi per quella
lettera al Congresso con cui il capo dell'Fbi, a dieci giorni
dal voto per le presidenziali, svelava nuove indagini sulle
email dell'ex segretario di Stato. Poi il delicatissimo lavoro
investigativo sul Russiagate.
"In nessun modo il licenziamento e' legato a queste indagini",
assicura il vicepresidente americano Mike Pence, che parla di
"decisione giusta presa al momento giusto" per ripristinare la
fiducia del Paese nell'Fbi. Perche' Comey, ha sottolineato lo
stesso Trump, "non ha fatto un buon lavoro. Mi ringrazieranno
per averlo mandato via".
Gia' scattato il toto-successione: tra i nomi piu' ricorrenti
quelli dell'ex capo della polizia di New York Ray Kelly e
dell'ex 'sindaco poliziotto' della Grande Mela Rudolph Giuliani.
"Sara' una personalita' di grande esperienza, integrita' e
indipendenza", assicura Pence. L'annuncio e' atteso entro la fine
della settimana, poi la nomina dovra' essere confermata dal
Senato, dove anche alcuni senatori repubblicani hanno sollevato
serie perplessita' per quanto accaduto. Con il senatore John
McCain che si e' associato alla richiesta di alcuni per una
commissione di inchiesta speciale sul Russiagate.
Intanto a prendere il posto di Comey sara' il numero due
dell'Fbi Andrew McCabe, che nelle prossime ore testimoniera'
davanti alla commissione intelligence del Senato al posto del
suo ex capo. E nel giorno in cui a Washington c'e' il ministro
degli Esteri russo, Sergei Lavrov, arriva la reazione di
Vladimir Putin: Mosca non c'entra, e' un fatto interno.(ANSA).
CU
10-MAG-17 19:51 NNNN