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venerdì 12 ottobre 2012

TUMORI: CANCRO RENE, PARERE PAZIENTE IMPORTANTE PER SCELTA ONCOLOGO


TUMORI: CANCRO RENE, PARERE PAZIENTE IMPORTANTE PER SCELTA ONCOLOGO =
STUDI METTONO A CONFRONTO FARMACI CON EFFICACIA SOVRAPPONIBILI

Verona, 12 ott. (Adnkronos Salute) - Quando due farmaci hanno
efficacia sovrapponibile, la qualita' di vita del malato diventa un
elemento basilare nella scelta della terapia. Insomma, lo slogan 'Io
valgo' usato per la pubblicita' di prodotti femminili, funziona anche
in medicina: i pazienti vogliono 'contare' quando si tratta di
sottoporsi alle cure. E lo fanno confidando le loro valutazioni agli
oncologi, che debbono individuare il farmaco piu' indicato per ogni
singolo caso. La 'rivoluzione culturale' nell'approccio alla malattia
neoplastica arriva da uno studio sui tumori del rene (Pisces),
presentato oggi a Verona. Si tratta di un tipo di carcinoma
diagnosticato ogni anno a 8.200 persone nel nostro Paese.

Lo studio clinico non si e' limitato a stilare una lista di
effetti collaterali ma ha chiesto ai malati se le differenze di
tollerabilita' fossero tanto significative da far loro preferire un
farmaco piuttosto che l'altro (di pari efficacia) per proseguire la
terapia. La ricerca ha messo a confronto due farmaci, pazopanib e
sunitinib - entrambi a somministrazione orale - indicati per il
trattamento del carcinoma a cellule renali metastatico, una patologia
che interessa in Italia il 30% dei circa 8.200 pazienti a cui ogni
anno viene diagnosticata una neoplasia ai reni e un ulteriore 40% nei
successivi due anni. Dei 126 (su 168) pazienti che hanno completato il
questionario, il 70% ha espresso il proprio favore per pazopanib, il
22% per sunitinib mentre l'8% non ha manifestato alcuna preferenza.
(segue)

(Red-Mal/Col/Adnkronos)
12-OTT-12 13:45

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(Adnkronos Salute) - "Oltre ai tradizionali parametri di
efficacia clinica - spiega Giacomo Carteni', primario della Uo di
Oncologia Medica dell'Ospedale Cardarelli di Napoli - sono in costante
aumento le ricerche che mirano a valutare le differenze nel profilo di
tossicita' tra le diverse terapie disponibili. Lo studio Pisces, in
particolare, ha inteso indagare se le differenze di tollerabilita' tra
due farmaci utilizzati nella comune pratica clinica fossero tanto
significative da condurre un paziente a preferirne uno piuttosto
dell'altro per la prosecuzione del trattamento''.

Per Carteni' comunque ''va subito precisato che la condizione
principale di questo tipo di indagini e' che i farmaci messi a
confronto abbiano la stessa efficacia. A quel punto la parola puo' e
deve passare al diretto interessato, anche perche' la percezione che
puo' avere un medico sull'impatto di una determinata terapia non e' la
stessa che ha chi la assume e la sperimenta nella propria
quotidianita'. Ogni storia e' diversa: un paziente, per esempio,
potrebbe preferire e sopportare una tossicita' pesante ma di breve
durata rispetto ad un numero maggiore di effetti collaterali meno
gravi ma di lunga durata. E se non glielo chiedo direttamente non lo
sapro' mai".

La condizione principale per il confronto e' la parita' di
efficacia dei farmaci presi in considerazione. Un dato che era gia'
emerso raffrontando in modo indiretto le evidenze degli studi
registrativi dei due farmaci, confermato dai risultati dello studio di
confronto diretto denominato Comparz. Sono stati randomizzati 1.110
pazienti che hanno ricevuto il trattamento con pazopanib (800
milligrammi al giorno) o sunitinib (50 milligrammi al giorno) per
quattro settimane, seguite da due settimane di non trattamento. La
terapia e' poi proseguita in entrambi i gruppi fino a quando i
pazienti non hanno manifestato progressione di malattia, tossicita'
non accettabile o il desiderio di abbandonare lo studio. Pazopanib non
solo si e' rivelato efficace quanto sunitinib ma su 14 parametri di
qualita' di vita presi in esame, 11 ne hanno evidenziato la
superiorita'. (segue)

(Red-Mal/Col/Adnkronos)
12-OTT-12 13:47

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(Adnkronos Salute) - "Questo studio - dice Cora Sternberg,
direttore del Reparto di Oncologia medica del San Camillo-Forlanini di
Roma - ha dimostrato la non inferiorita' di pazopanib rispetto a
sunitinib per quanto riguarda il periodo libero da progressione di
malattia. La Pfs media e' stata di 8,4 mesi nei pazienti trattati con
pazopanib contro i 9,5 dei pazienti trattati con sunitinib. Il tasso
di risposta obiettivo e' invece risultato del 31% nei pazienti in
terapia con pazopanib e del 25% nel braccio sunitinib. Per quanto
riguarda la sopravvivenza totale media, abbiamo registrato 28,4 mesi
nei pazienti del braccio pazopanib e 29,3 mesi nei pazienti seguiti
con sunitinib".

"Se il malato e' consapevole, protagonista della cura, e' piu'
facile che segua anche le indicazioni del medico. Credo che lo studio
Pisces abbia aperto una strada - conclude Carteni' - Studi come questo
saranno sempre piu' frequenti, perche' a fronte di farmaci con uguale
efficacia dovra' essere il paziente ad esprimere la sua opinione". "La
misurazione dei risultati della terapia secondo i valori e le
prospettive del paziente - spiega Giuseppe Recchia, direttore medico e
scientifico di GlaxoSmithKline Italia - rappresenta un'evoluzione
delle modalita' di sviluppo del farmaco coerente con l'evoluzione
della societa' e del ruolo che il paziente sta assumendo nelle
decisioni terapeutiche".

In questo nuovo modello di sviluppo del farmaco basato sul
valore, quelle raccolte dagli studio non sono "informazioni formali,
utili solamente a documentare in modo accademico il profilo del
farmaco, ma informazioni necessarie per orientare le decisioni di cura
del paziente e, pertanto, in grado di determinare variazioni dei
percorsi di cura ed assistenza precedentemente adottati", conclude
Recchia.

(Red-Mal/Col/Adnkronos)
12-OTT-12 13:53

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