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R E P U B B L I C A I T A L I A N A
N.6654/2005
Reg. Dec.
N. 3729 Reg. Ric.
Anno 2004
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la
seguente
DECISIONE
sul ricorso in appello iscritto al NRG 3729 dell’anno 2004 proposto da
(omissis), rappresentato e difeso dagli avvocati
-
contro
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Comando Generale della Guardia
di Finanza, in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso
dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia ope
legis in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
per l’annullamento
della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. II, n.
4319 del 19 maggio 2003;
Visto
il ricorso in appello con i relativi allegati;
Visto
l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Economia e delle Finanze –
Comando generale della Guardia di Finanza;
Visti
tutti gli atti di causa;
Viste
le memoria prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive tesi difensive;
Relatore
alla pubblica udienza del 19 aprile 2005 il consigliere Carlo
Saltelli;
Uditi
l’avvocato Argenti, per l’appellante, e l’avvocato dello Stato Tortora, per
l’amministrazione resistente;
Ritenuto
in fatto e considerato in diritto quanto segue.
F A T T O
Con
la sentenza n. 4319 del 19 maggio 2003 il Tribunale amministrativo regionale per
il Lazio, sez. II, nella resistenza dell’intimata amministrazione statale, ha
respinto il ricorso proposto dal signor (omissis) (omissis), finanziere
appartenente al Comando della Guardia della Finanza – Gruppo Aeroporti di
Fiumicino (2° Nucleo Operativo), teso ad ottenere il riconoscimento del diritto
a percepire i compensi per lavoro straordinario effettivamente prestato per il
periodo 1998 - 2001.
Ad
avviso dei primi giudici, infatti, per un verso, mancava la formale
autorizzazione allo svolgimento del lavoro straordinario, mentre, per altro
verso, la mera disponibilità del lavoratore presso il posto di lavoro non era
assimilabile al lavoro straordinario e non era, pertanto, computabile ai fini
della determinazione delle ore retribuibili come lavoro straordinario.
Avverso
tale statuizione ha ritualmente e tempestivamente proposto appello
l’interessato, lamentandone l’assoluta erroneità, frutto – a suo avviso - di una
omessa ovvero superficiale e approssimativa valutazione del materiale probatorio
versato in atti, da cui risultava, invece, in modo inconfutabile non solo che le
ore di lavoro di lavoro, eccedenti l’orario di obbligo, di cui si chiedeva la
retribuzione, erano state effettivamente prestate, per quanto essere erano state
debitamente autorizzate ed espletate in esecuzione di formali ordini di
servizio in relazione agli specifici compiti di servizio; in ogni caso, secondo
l’appellante, la sentenza impugnata era affetta anche da carenza di istruttoria,
atteso che i primi giudici, nella inspiegabile fretta di decidere, avevano
ingiustificatamente omesso di valutare le istanze istruttorie puntualmente
dedotte nel ricorso di primo grado, al cui esito, a suo avviso, sarebbe
indubbiamente risultata la fondatezza della domanda.
L’Amministrazione,
costituitasi in giudizio, ha eccepito, innanzitutto, la prescrizione del credito
asseritamene vantato per il quinquennio precedente la notifica della domanda
giudiziale (in mancanza della prova di una più risalente interruzione della
prescrizione) e, nel merito, ha dedotto l’infondatezza dell’avverso gravame, di
cui ha chiesto, perciò, il rigetto.
Entrambe le parti hanno illustrato accuratamente le proprie tesi difensive.
D I R I T T O
I.
La sentenza si sottrae alle censure proposte, pur con le osservazioni e
precisazioni che qui di seguito si formulano.
I.1.
In via generale deve ricordarsi che, come correttamente rilevato dai primi
giudici, nell’ambito del rapporto di pubblico impiego, la circostanza che il
dipendente abbia effettuato prestazioni eccedenti l’orario d’obbligo, non è da
sola sufficiente a radicare il suo diritto alla relativa retribuzione (e
l’obbligo dell’amministrazione di corrisponderla), atteso che, altrimenti, si
determinerebbe quoad effectum l’equiparazione del lavoro straordinario
autorizzato rispetto a quello per il quale non è intervenuto alcun provvedimento
autorizzativo, compensando attività lavorative svolte in via di fatto non
rispondenti ad alcuna concreta necessità (C.d.S., sez. V, 23 marzo 2004, n.
1532).
La
retribuibilità del lavoro straordinario è, infatti, in via di principio
condizionata all’esistenza di una formale autorizzazione allo svolgimento di
prestazioni di lavoro eccedenti l’ordinario orario di lavoro: detta
autorizzazione svolge una pluralità di funzioni, tutte riferibili alla concreta
attuazione dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento cui, ai sensi
dell’articolo 97 della Costituzione, deve essere improntata l’azione della
pubblica amministrazione..
Sotto
un primo profilo, l’autorizzazione in parola (che di regola deve essere
preventiva, ma che tuttavia può assumere eccezionalmente anche la forma del
provvedimento in sanatoria, ex post) implica la verifica in concreto
della sussistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il
ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l’orario normale di lavoro (ex
pluribus, C.d.S., sez. IV, 24 dicembre 2003, n. 8522; sez. V, 10 febbraio
2004, n. 472, 27 giugno 2001, n. 3503; 8 marzo 2001, n. 1352; sez. VI, 14 marzo
2002, n. 1531); inoltre, essa rappresenta lo strumento, più adeguato, per
evitare, per un verso, che attraverso incontrollate erogazioni di somme per
prestazioni di lavoro straordinario si possano superare i limiti di spesa
fissati dalle previsioni di bilancio (con grave nocumento dell’equilibrio
finanziario dei conti pubblici) e, per altro verso, che i pubblici dipendenti
siano assoggettati a prestazioni lavorative che, eccedendo quelle ordinarie
(individuate come punto di equilibrio fra le esigenze dell’amministrazione e il
rispetto delle condizioni psico – fisiche del dipendente), possano creare a
quest’ultimo nocumento alla sua salute e alla sua dignità di persona.
Sotto
altro concorrente profilo, poi (e con particolare riferimento al principio del
buon andamento), la formale preventiva autorizzazione al lavoro straordinario
deve costituire per l’amministrazione anche lo strumento per l’opportuna ed
adeguata valutazione delle concrete esigenze dei propri uffici (quanto al loro
concreto funzionamento, alla loro effettiva capacità di perseguire i compiti ed
espletare le funzioni attribuite dalla legge, nonché alla organizzazione delle
risorse umane ed alla loro adeguatezza), onde evitare che il sistematico ed
indiscriminato ricorso alle prestazioni straordinario costituisca elemento di
programmazione dell’ordinario lavoro di ufficio.
La
preventiva autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative
straordinario costituisce assunzione di responsabilità, gestionale e contabile,
per il dirigente che la emette; e ciò sia nel caso che per tale svolgimento sia
preventivamente stabilita l’erogazione del relativo compenso, sia nel caso che
lo stesso dia luogo, per il lavoratore, ad un “credito” in termini di riposo
compensativo, in entrambi i casi l’autorizzazione de qua incidendo sul buon
andamento del servizio e sulla economica ed efficiente gestione del personale,
facente capo al dirigente.
Benché
la giurisprudenza abbia affermato che il principio della indispensabilità
dell’autorizzazione allo svolgimento del lavoro straordinario possa subire
eccezione quando l’attività (eccedente l’ordinario orario di lavoro) sia svolta
per obbligo d’ufficio (al riguardo si parla di autorizzazione implicita),
tuttavia, per l’imprescindibile rispetto dei principi costituzionali sopra
ricordati, deve pur sempre trattarsi di esigenze indifferibili ed urgenti
(C.d.S., sez. V, 9 marzo 1995, n. 329).
Il
contemperamento degli pluralità degli interessi (pubblici e privati) in gioco in
tale materia (rispetto delle previsioni di bilancio, continuità ed effettività
del funzionamento degli uffici pubblici, tutela dell’integrità psico – fisica e
della dignità del prestatore di lavoro) cui risponde la funzione
dell’autorizzazione allo svolgimento di lavoro straordinario, deve far valutare
positivamente, ad avviso della Sezione, quelle misure (tanto più quanto le
stesse sono condivise e/o concordate con le organizzazioni sindacali
rappresentative degli interessi dei lavoratori), in alcuni casi già
concretamente adottate dalla pubblica amministrazione che, in presenza di
accertate, indilazionabili e quotidiane esigenze di servizio, anche per
rispettare i ristretti limiti finanziari entro cui è consentito liquidare le
prestazioni di lavoro straordinario, prevedono la possibilità di compensare le
predette prestazioni lavorative straordinarie con “riposi compensativi”, in modo
da salvaguardare altresì l’integrità psico – fisica del lavoratore.
I.2.
Tali principi, ad avviso della Sezione, devono trovare applicazione anche per il
rapporto di pubblico impiego dei militari.
Se
è vero, infatti, che il particolare status di questi ultimi, non solo
non consente loro in via generale di contestare l’organizzazione degli uffici e
dei servizi cui sono addetti e le concrete modalità di svolgimento delle loro
prestazione, per quanto li obbliga alla effettiva e completa prestazione
lavorativa loro ordinata, non può ammettersi che gli ordini di servizio, vale a
dire quei peculiari provvedimenti dell’amministrazione militari, attraverso i
quali viene, anche quotidianamente, organizzato il lavoro d’ufficio, fissando le
puntuali modalità di esecuzione, costituiscano, automaticamente ed
implicitamente, autorizzazione allo svolgimento di prestazioni lavorative
eccedenti l’ordinario orario di lavoro.
Diversamente
opinando, del resto, verrebbero, da un lato, ad essere frustate le finalità di
garanzia del buon andamento dell’Amministrazione (come sopra delineate, che
interessano necessariamente anche l’amministrazione militare) cui indubbiamente
risponde il provvedimento di autorizzazione e, dall’altro, in palese violazione
del principio di legalità e di imparzialità, finirebbero per essere di fatto
attribuite potestà autorizzatorie alla effettuazione di lavoro straordinario
(con i conseguenti riflessi sulla spesa e sulla gestione del personale) a
soggetti, che, in base alla ripartizione di competenze propria della scala
gerarchica, tale specifica competenza non hanno (e non possono avere).
La
ricerca del delicato punto di equilibrio tra la pluralità degli interessi
pubblici e privati in gioco (così come accennati) impone, ad avviso della
Sezione, della Sezione la fissazione in materia di alcuni principi fondamentali
inderogabili, laddove manchi la formale autorizzazione preventiva allo
svolgimento del lavoro straordinario (nell’intesa che tale situazione di
mancanza del formale titolo autorizzativo deve considerarsi come eccezione e non
come regola generale): a) le prestazioni eccedenti l’ordinario orario di
servizio devono essere sempre trovare fondamento in esigenze indifferibili ed
urgenti, cui non può farsi fronte, almeno nell’immediatezza, con una nuova o
diversa organizzazione del servizio e delle singole modalità lavorativa (ciò a
pena di responsabilità amministrativa, contabile e/o gestionale dell’ufficiale o
sottufficiale che ne consente l’espletamento); b) i militari, cui è ordinato lo
svolgimento di prestazioni lavorative eccedenti l’ordinario orario di lavoro,
hanno diritto sempre al corrispettivo della loro attività che, previa preventiva
informazione, consiste generalmente nel pagamento della relativa retribuzione,
nei limiti del monte – ore per il quale vi è la relativa copertura finanziaria,
ovvero nella maturazione di riposi compensativi corrispondenti alle ore di
lavoro effettivamente prestati, eccedenti il limite del monte – ore
retribuibile, da fruirsi compatibilmente con le esigenze di servizio, cioè
contemperando ragionevolmente ed equamente le esigenze (anche psico – fisiche)
del dipendente e quelle dell’organizzazione del lavoro e degli uffici, non
potendo essere considerate legittime quelle eventuali disposizioni (di natura
provvedimentale o regolamentare) che sottopongano l’effettivo godimento dei
predetti riposi compensativi ad apposite formali richieste da prodursi in tempi
e secondo procedure fissate unilateralmente dall’amministrazione militare, il
cui mancato rispetto produce la perdita del beneficio stesso.
I.3.
Alla luce di quanto si qui esposto, l’appello non può trovare accoglimento.
Precisato,
invero, che dalla lacunosa e, per certi versi, reticente prospettazione
dell’appellante emerge che la controversia riguarda in effetti il (mancato)
pagamento (nonché le asserite erronee modalità di calcolo) delle ore di lavoro
straordinario prestate eccedenti il limite massimo pro – capite liquidabile
secondo il monte ore previsto (rispetto al quale era assicurata la relativa
copertura finanziaria), non risulta fornita prova dell’effettiva autorizzazione
preventiva a svolgere le prestazioni straordinarie della cui liquidazione si
discute.
Il
modello Registro 81/A, cui ripetutamente si fa riferimento nel gravame, infatti,
non è infatti utilizzabile a tal fine, rappresentando un mero quadro riassuntivo
delle prestazioni lavorative rese complessivamente e mensilmente da ogni singolo
dipendente, senza fornire alcun elemento circa il provvedimento autorizzatorio
alla svolgimento di prestazioni eccedenti l’orario d’obbligo, le cui finalità
sono state delineate in precedenza.
Né
vi è traccia, in atti, di una autorizzazione in sanatoria, a tanto non potendo
supplire la depositata dichiarazione di un ufficiale secondo cui le prestazioni
svolte dall’appellante (e risultanti dal modello Registro 81/A) sono state rese
in esecuzione di appositi ordini di servizio, atteso che, come si è già avuto
modo di osservare, la particolare natura dell’ordinamento militare, cui
appartiene l’appellante, fa ragionevolmente ritenere che qualsiasi attività
espletata sia sempre direttamente ricollegabile ad un ordine di servizio, senza
che perciò quest’ultimo possa automaticamente ed implicitamente valere come
provvedimento autorizzativo allo svolgimento di lavoro oltre l’orario d’obbligo.
Del
resto, proprio per la peculiarità dello status di militare e per l’esigenza di
assicurare l’effettivo svolgimento di funzioni e compiti che non ammettono in
alcun modo una interruzione, l’Amministrazione resistente, come risulta in parte
dalla stessa documentazione prodotta dall’appellante, ha effettivamente
provveduto a disciplinare anche l’ipotesi di prestazioni orarie aggiuntive e del
riposo compensativo (articolo 44 del D.M. 30 novembre 1991 concernente “Nuovo
regolamento di Servizio Interno della Guardia di Finanza”), prevedendo, in
particolare, che per le prestazioni di lavoro straordinario non retribuibili in
quanto eccedenti il monte – ore finanziato il dipendente ha diritto a
corrispondenti ore di riposo compensativo, di cui può fruire, previa apposita
richiesta da formulare all’ufficio di appartenenza, secondo le esigenze di
servizio.
In
tal modo, risulta sufficientemente (nonché correttamente ed adeguatamente)
tutelata, in uno con il principio di buon andamento dell’Amministrazione, anche
la posizione del dipendente che ha effettivamente svolto prestazioni lavorative
eccedenti l’orario d’obbligo, sotto il profilo della sua integrità psico –
fisica e della dignità della sua persona.
Le
modalità operative così stabilite dall’Amministrazione, se valgono a
correttamente disciplinare i casi di prestazioni di lavoro straordinario
debitamente autorizzate preventivamente, non possono certo ritenersi idonee a
“coprire” anche l’ipotesi del lavoro straordinario prestato in assenza di
preventiva autorizzazione, svolto cioè per effetto di ordini di servizio
provenienti da soggetti della scala gerarchica a tale autorizzazione non
abilitati, ordini cui, per il suo particolare status, il militare non
può non adempiere.
In
tal caso, invero, ferma la responsabilità amministrativa e disciplinare dei
soggetti che tali prestazioni abbiano consentito od ordinato fuori
dell’ordinario schema autorizzatorio e ferma altresì la non retribuibilità delle
stesse in virtù della loro non riconducibilità ad un preventivo impegno di spesa
per tale specifico titolo, devono comunque ritenersi spettare al dipendente
interessato i corrispondenti riposi compensativi, a tutela della predetta
dignità della persona ed a fini di reintegrazione della sua sfera psico-fisica,
lesa dalle prestazioni lavorative in più rese.
Le
considerazioni che precedono rendono del tutto prive di fondamento ed
inconsistenti le censure inerenti la presunta omessa valutazione, da parte dei
giudici di primo grado, del materiale probatorio versato in atti, così che è del
tutto ininfluente, ai fini di causa, la questione relativa all’asserito errore
di calcolo sulla determinazione del monte – ore di lavoro straordinario
effettivamente retribuibile.
Per
completezza deve aggiungersi che sono del tutte vaghe e generiche le deduzioni
svolte dall’appellante circa la asserita, ma indimostrata, erroneità del calcolo
delle ore di lavoro eccedenti l’orario effettivamente svolte.
I.4.
L’infondatezza dell’appello esime la Sezione dall’esaminare l’eccezione di
prescrizione del credito vantato sollevata dall’Amministrazione appellante nella
memoria difensiva .
II.
In conclusione l’appello deve essere respinto, pur con la precisazione che non
può disconoscersi il diritto dell’interessato al godimento dei riposi
compensativi per il lavoro straordinario effettivamente svolto e correttamente
contabilizzato.
Sussistono,
tuttavia, ad avviso della Sezione, giusti motivi per disporre la compensazione
delle spese del presente grado di giudizio, in considerazione della peculiarità
della controversia.
P.Q.M.
Il
Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente
pronunciando sull’appello proposto dal signor (omissis) (omissis) avverso la
sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. II, n. 4319
del 19 maggio 2003, lo respinge.
Dichiara
interamente compensate tra le parti le spese del presente grado di giudizio.
Ordina
che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così
deciso, in Roma, addì 19 aprile 2005, dal Consiglio di Stato in sede
giurisdizionale, Sezione Quarta, con l’intervento dei seguenti magistrati:
PAOLO
SALVATORE - Presidente
ANTONINO
ANASTASI - Consigliere
VITO
POLI - Consigliere
CARLO
SALTELLI - Consigliere, est.
CARLO
DEODATO - Consigliere
L’ESTENSORE IL
PRESIDENTE
Carlo Saltelli Paolo Salvatore
IL SEGRETARIO
Rosario Giorgio Carnabuci
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
28 novembre 2005(art. 55, L. 27.4.1982 n. 186)
Il Dirigente
Antonio
Serrao
- - N.R.G. 3729/2004
rl
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