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Infortunio "in itinere": nessuna copertura se si è usato il mezzo personale perchè la fermata del bus è lontana |
Non possono farsi rientrare nel rischio coperto dalle norme sugli infortuni sul lavoro, chiariscono i giudici, situazioni prive di necessità che non assumo spessore sociale tale da giustificare un intervento solidaristico a carico della collettività |
Cass. civ. Sez. lavoro, 07-03-2008, n. 6211
Svolgimento del processo
1.
L.G., dirigente medico di primo livello presso l'Ospedale Maggiore di
(OMISSIS), subiva un sinistro stradale il (OMISSIS), mentre si recava al
lavoro a bordo di un motociclo. Egli chiedeva all'INAIL il
riconoscimento dell' infortunio sul lavoro, ma la domanda veniva
respinta in via amministrativa. L'interessato adiva allora il Tribunale,
che rigettava la domanda escludendo la risarcibilità dell'infortunio
"in itinere". Proponeva appello il L. e la Corte di Appello di Bologna
confermava la sentenza di primo grado così motivando:
l'infortunio
"in itinere" è indennizzabile in quanto accada sulla via
ordinarimanente seguita per recarsi al lavoro e semprechè il lavoratore
sia necessitato ad usare il mezzo privato; nella specie, risulta
utilizzabile il mezzo pubblico e non si ravvisa la necessità di
utilizzare il mezzo privato, anche ammettendo che con l'uso del
motociclo il tempo di percorrenza fosse di 15 minuti anzichè 30-35
richiesti dall'autobus;
l'infortunio non è pertanto indennizzabile.
2. Ha proposto ricorso per Cassazione L.G., deducendo un motivo. Resiste con controricorso l'INAIL.
Motivi della decisione
3. Con l'unico motivo del ricorso, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2 nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia, ex art. 360 c.p.c.,
n. 5: l'attore ha dimostrato il duplice nesso eziologico tra percorso
seguito ed evento; la scelta del mezzo privato era (affatto rischiosa) e
rispondeva ad esigenze meritevoli di tutela, quali il maggior tempo da
trascorrere in famiglia; non è applicabile il D.Lgs. n. 38 del 2000,
che ma modificato la normativa; lo standard comportamentale seguito non
esponeva l'istituto a maggiori rischi, evitava il rischio ingorgo, il
giudicante non ha chiarito i criteri in base ai quali ha ravvisato il
tempo necessario a coprire il tragitto; non è stato tenuto conto che la
fermata di una linea era distante dal luogo di lavoro, mentre altra
linea era interessata da lavori.
4. Il ricorso
è infondato. In tema di infortunio "in itinere", la giurisprudenza di
questa Corte è ferma nel ritenere che (non possono farsi rientrare nel
rischio coperto dalle garanzie previste dalla normativa sugli infortuni
sul lavoro situazioni che senza rivestire il carattere della necessità -
perchè volte a conciliare in un'ottica di bilanciamento di interessi le
esigenze del lavoro con quelle familiari proprie del lavoratore -
rispondano, invece, ad aspettative che, seppure legittime, non assumono
uno spessore sociale tale da giustificare un intervento a carattere
solidaristico a carico della collettività) (Cass. 27.7.2006 n. 17167).
In tema di infortunio "in itinere" nel regime previgente alla modifica
di cui al D.Lgs. n. 38 del 2000, si è ritenuto che ai fini
della copertura assicurativa occorre una esigenza funzionale alla
prestazione, tale da legarla indissolubilmente all'attività di
locomozione.
L'infortunio in tanto è
indennizzabile in quanto il lavoratore non abbia aggravato il rischio
senza necessità: è stato così escluso l'indennizzo per una lavoratrice
la quale aveva scelto l'uso del mezzo privato senza che ciò consentisse
un significativo risparmio di tempo (Cass. 29.9.2005 n. 19047). La
scelta del mezzo privato è stata ritenuta giustificata in caso di
esigenze di pronto rientro in famiglia per compiti di assistenza ad una
madre anziana (Cass. 4.4.2005 n. 6929), mentre non è indennizzabile
l'infortunio occorso a seguito di una libera scelta del mezzo privato in
presenza di soluzioni alternative (Cass. 6.10.2004 n. 19940).
5.
Deriva dai precedenti sopra indicati che l'indennizzabilità
dell'infortunio "in itinere" occorso con l'utilizzo di mezzo privato
rimane condizionata alla "necessità" di tale uso, necessità che può
essere riferita sia alla maggiore difficoltà di raggiungere il posto di
lavoro mediante mezzi pubblici, sia ad esigenze di tutela della vita
familiare del soggetto. In ogni caso, trattasi di accertamento in fatto,
che sfugge alla possibilità di riesame da parte della Corte di
Cassazione ed è soggetto soltanto al controllo di congruità della
motivazione. Nella specie, la motivazione addotta dalla Corte di Appello
appare esauriente, immune da vizi logici o contraddizioni, talchè essa
si sottrae ad ogni censura in sede di legittimità. 6. Il ricorso, per i
suesposti motivi, deve essere rigettato. Stante la natura della
controversia, le spese non sono ripetibili.
P.Q.M.
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso; nulla per le spese del processo di legittimità.
Così deciso in Roma, il 17 gennaio 2008.
Depositato in Cancelleria il 7 marzo 2008
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